Un invito
alla coesistenza
Episodio 15
In nome di Allah, il
Compassionevole, il Misericordioso; pace e benedizioni sul Profeta Muhammad.
Continuiamo
anche oggi con la storia dell’imam Ash-Shaf’y. Questo episodio tratterà la parte
più importante della storia. Oggi cercheremo insieme di applicare i dieci punti,
già citati nell’episodio precedente, che compongono l’arte della coesistenza.
Inoltre useremo la vita di Ash-ShAfi’y come esempio.
Imparare l’arte della coesistenza permette di
ricevere una grossa ricompensa. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui)
insegnò ai credenti di vivere in armonia con le persone che li circondano,
cercando di creare dei ponti verso gli altri. Non è positivo il fatto che una
persona non viva in armonia con gli altri. Di conseguenza possiamo dire che
coesistere significa essere anche credente.
Ora applichiamo i dieci punti su Ash-Shafi’y.
Primo punto: Cerca di fare del tuo meglio per
ricercare un qualcosa in comune tra te e gli altri.
Questo punto può essere applicato a tutti e a tutto
all’interno del tuo ambiente, iniziando dalla tua famiglia per poi man mano
allargarsi fino a giungere alla guerra in Iraq e in Darfur.
Nella bibliografia di Ash-Shafi’y possiamo vedere
come egli ha trovato delle cose in comune con il suo stesso insegnante. Il suo
insegnante non gli prestava molta attenzione, perché era un bambino povero che
di conseguenza non pagava alcuna spesa. Egli era l’unico che si sedeva in ultima
fila, e molte volte tornava a casa piangendo, dicendo alla madre che non
voleva tornare dal suo istruttore.
“Oh figlio mio, fai tutto il possibile per
acquisire la sapienza. Cerca di sederti dietro agli altri bambini (ricchi), i
quali hanno tutta l’attenzione del maestro, e ascolta cosa lui dice a loro ma
non disturbarlo con la tua presenza”, rispose la saggia madre.
Ash-Shafi’y
seguì il suo consiglio ed ottenne un gran bagaglio di sapere, al punto che,
quando il suo insegnante lasciava la classe per un momento, lui, un bambino di 5
anni, lo sostituiva e impartiva ai suoi compagni le lezioni. Il maestro lo vide
e si rese conto di quanto quel bambino fosse intelligente e del fatto che poteva
essergli d’aiuto nell’insegnamento. Di conseguenza l’insegnante fece affidamento
su Ash-Shafi’y in cambio di lezioni gratuite. Non solo, gli prestava più
attenzione e voleva aiutarlo sempre di più. Successivamente il bimbo disse a sua
madre: “Mamma, ho imparato come essere umile per apprendere la scienza e come
avere delle buone maniere verso il mio maestro”.
Insegniamo ai nostri figli lo stesso? Insegniamo ai
nostri alunni come coesistere? Qualcuno educa i suoi figli a vivere in
armonia con l’altro?
L’Islam fu il primo ad insegnare alle persone
l’arte della coesistenza. Allah dice quel che può essere tradotto come:
“O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una
femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda.
Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è
sapiente, ben informato” (TSC-
Sura XLIX, versetto 13).
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) stesso ci
disse che era pronto a collaborare con la tribù dei Quraish, visto che
loro lo avevano invitato per qualcosa di simile a “Hilf Al-Fodool”. “Hilf
Al-Fodool” è una confederazione formata dalle tribù arabe più forti e potenti,
nata per sopprimere la violenza e l’ingiustizia, instaurando la pace. Il Profeta
(pace e benedizioni su di lui voleva unirsi a questo tipo di confederazione
proprio per cercare di trovare qualcosa in comune con loro.
Il Corano stesso, cerca dei punti in comune tra le
persone. Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come: “Di': "O
gente della Scrittura, addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi: [e
cioè ] che non adoreremo altri che Allah, senza nulla associarGli, e che non
prenderemo alcuni di noi come signori all'infuori di Allah". Se poi volgono le
spalle allora dite: "Testimoniate che noi siamo musulmani" (TSC- Sura III,
versetto 64). Il Corano si rivolge alla gente del Libro, non ai miscredenti,
chiedendo loro di accordarsi sul punto dell’Unicità di Allah, Gloria a Lui
l’Altissimo.
Dobbiamo imparare come far uso degli
interessi degli altri per cercare di trovare qualcosa in comune con loro. Se tuo
figlio ama il calcio, perché non approfondirlo ed usarlo per essergli più
vicino; in questo modo potrai proteggerlo dal cadere in peccati come le droghe,
l’adulterio, ecc. Lo stesso vale per tua figlia: se ama la moda, perché non
parlare con lei di questo argomento, cercando di aiutarla a cercare ciò che è
più consono all’abbigliamento islamico.
Secondo
punto: cerca la conoscenza che ti può aiutare a trovare delle cose in comune con
gli altri.
Ash-Shafi’y aveva delle eccellenti competenze in
lingua araba. Quando aveva 13 anni, ascoltò le parole del Grande imam d’Egitto,
Al-Layth Ibn-Sa’d, che diceva che la disunione della ummah
e le continue dispute tra i sapienti erano causate dalla debole competenza
linguistica di alcuni di loro.
“Se avessimo un uomo che conosce il Corano, gli
ahadith e la lingua araba, quell’uomo potrebbe unire questa ummah” disse
Al-Laith.
Il linguaggio del Profeta (pace e benedizioni
su di lui) era molto raffinato, mentre i sapienti non avevano le stesse
competenze; per questo vi erano molte dispute sul significato delle sue parole
(pace e benedizioni su di lui).
Vorrei chiedere ai musulmani che vivono all’estero,
come può l’Occidente rispettare l’Islam se non c’è dialogo tra di voi? Guardate
Ash-Shafi’y, che era rimasto con la tribù di Hothayl, conosciuta per la loro
eloquenza, per quattro anni proprio per imparare la lingua araba.
Sappi che più conoscenza acquisirai, più sarai
vicino agli altri. Ash-Shafi’y eccelleva nel Corano, nel tajwid,
negli ahadith, nel tafsir,
nella lingua araba, nella genealogia, nella poesia, nel tiro con l’ arco, nella
fisionomia e nella giurisprudenza insegnata nell’ Hijaz. Egli aveva raccolto
tutte queste conoscenze durante i suoi viaggi.
Terzo punto: integrati con le persone della tua società, se veramente vuoi
trovare del terreno in comune.
Sfortunatamente alcuni religiosi
cercano di utilizzare espressioni non comuni nella loro società. In questi casi,
queste persone allontanano gli altri da loro, mentre dovrebbero fare il
contrario, proprio come fece Ash-Shafi’y.
Prima che Ash-Shafi’y partisse per Hothayl, sua
madre gli consigliò di praticare uno sport. Queste fu utile per lui per due
motivi: prima di tutto perché lo sport è una forma di divertimento, e poi
perché in questo modo non sarebbe rimasto isolato dai suoi coetanei. Sua madre
aveva paura che egli rimanesse in disparte rispetto alla società e che non fosse
capace di integrarsi. Per questo praticò il tirò con l’ arco e imparò 10000
versi poetici. Queste due erano le attività più diffuse tra i suoi coetanei al
suo tempo.
Quando Ash-Shafi’y andò in Egitto, iniziò a
conoscere bene gli egiziani prima di formulare qualsiasi fatwa.
Scoprì due cose. La prima era che gli egiziani stimavano molto Nafisa, la nipote
del Profeta (pace e benedizioni su di lui); per questo le chiese di dargli
lezioni.
La seconda, fu che egli notò che gli egiziani
sottovalutano gli altri e che, allo stesso tempo, amano moltissimo le
barzellette e gli scherzi.
Una volta, durante una delle sue lezioni, raccontò
al suo pubblico che aveva sentito raccontare una storia. Un giorno, un gruppo di
persone era seduto e stava cenando. La cena consisteva in due polli. Prima di
mangiare, però, andarono a pregare l’Isha.
Mentre stavano pregando, una volpe entrò e rubò un pollo. Non appena ebbero
finito di pregare, rincorsero la volpe che aveva ancora il pollo tra i denti. Si
avvicinarono all’animale ma esso scappò, lasciando dietro di se il pollo. Quindi
tornarono indietro per recuperarlo, ma si accorsero che quello che aveva
lasciato la volpe era soltanto un pezzo di stoffa. Poi si guardarono dietro, e
si accorsero che la volpe aveva rubato anche l’altro pollo e che era corsa via.
Tutti gli ascoltatori si misero a ridere. Tuttavia disse: “O popolo d’Egitto
stai attento, non sottovalutare chi ti vuole derubare, anche nel caso si
trattasse solo di un pollo”.
Ash-Shafi’y restò in Egitto per soli quattro anni;
nonostante questo, quando morì gli egiziani erano profondamente addolorati.
I sapienti del tempo apprezzavano molto la sua
eloquenza; allo stesso tempo, quando stava con le persone, cercava di
semplificare il suo modo di parlare affinché gli altri potessero capire cosa
stesse dicendo.
I giovani gli volevano molto bene, questo perchè
praticava sport con loro. Non solo, gli chiedevano anche consigli in questioni
sentimentali. Un giorno un giovane gli mandò un foglio con su scritto: “Mi
potrebbe dire cosa deve fare una persona quando è follemente innamorata?” e
Ash-Shafi’y gli rispose: “Deve trattare questo suo amore con pietà e pazienza,
affinché Allah gli conceda ciò a cui aspira.”.
Quarto punto: Non rifiutare completamente le
opinioni altrui . Magari necessitano soltanto di piccoli cambiamenti.
C’erano tre tipi di scienze completamente
rifiutate dai sapienti religiosi Abbasidi. Tra questi vi era la poesia, perché
al tempo essa era piena di impudenze. Tuttavia, Ash-Shafi’y la usò in modo
diverso: la utilizzò come strumento per aiutare le persone a comprendere alcuni
versetti coranici. Al-Asma’y- il poeta abbaside più noto- aveva imparato la
poesia e il Corano da Ash-Shafi’y. Non solo, aveva anche iniziato a scrivere
poesie etiche e di conseguenza gli altri poeti imitarono il suo stile.
La genealogia era un’altra scienza rifiutata dai
sapienti del tempo, perché in genere la dinastia era motivo di conflitto.
Nonostante ciò Ash-Shafi’y affrontò diversamente il problema. Egli insegnò la
genealogia delle donne. Fu un approccio unico mai tentato in passato; nessuno
infatti si era mai preoccupato della genealogia delle donne. Egli non creò
conflitti, al contrario: le donne lo apprezzarono maggiormente per il rispetto
che lui aveva di loro.
Quinto punto: non essere oppressivo con chi è in
disaccordo con te, non renderlo quindi un tuo nemico.
Al tempo
di Ash-Shafi’y lo Yemen era pieno di varie sette, oltre ai sunniti;
tra questi vi erano gli atei, che erano perseguitati dai regnanti. Anche se
Ash-Shafi’y era un imam sunnita, non potè fare altro che chiedere ai regnanti di
interrompere l’aggressione verso queste sette. Inoltre chiese lo stesso al
califfo Harun Ar-Rashid.
Sesto punto: abbi una pura intenzione.
Il figlio di Ash-Shafi’y disse: “Non ho mai visto
mio padre parlare con qualcuno a voce alta.”.
Ash-Shafi’y stesso disse: “Non ho mai discusso con
qualcuno senza sperare che vincesse lui nel dibattito”. “Non ho mai parlato con
nessuno senza avere l’intenzione di volerlo consigliare”. Egli inoltre
discusse con l’imam Ahmad Ibn-Hambal, il quarto imam e suo studente, sulla
questione di un musulmano che non prega. Alla fine vinse lui e disse: “Oh Ahmad,
non volevo disputare con te, ma soltanto rivelare la verità”.
Inoltre usava dire: “La mia opinione è giusta
a meno che non diventi sbagliata, e l’ opinione degli altri è sbagliata a meno
che non diventi giusta”.
Mentre stava morendo disse: “Se solo la scienza che
ho raggiungesse tutte le persone, e non la attribuissero a me.”
Settimo punto: rispetta gli altri, affinché tu
possa conquistare i loro cuori e coesistere insieme.
Ci fu un disaccordo tra lui e un uomo di nome
Yunus. Lo incontrò poi dopo un anno dal dibattito. Gli chiese: “Possiamo cercare
di non essere in disaccordo e rimanere ancora amici?” Yunus rispose: “O Shafi’y,
possiedi veramente metà della saggezza del mondo. Lo testimonio.”.
Ottavo punto: Sii flessibile.
Ash-Shafi’y era flessibile, e quando giunse in
Egitto, cambiò molte delle regole di giurisprudenza che aveva scritto in Iraq;
questo a causa delle differenze tra i due paesi.
Le persone rigide soffrono parecchio, ed hanno
bisogno di imparare la flessibilità. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui),
il giorno della conquista della Mecca, concedette protezione a tutti coloro che
sarebbero entrati nella casa di Abu-Sufyan, nonostante tutto quello che
Abu-Sufyan commise contro i musulmani.
Nono punto: sii amabile anche con coloro con
cui non vai d’accordo.
Egli mostrava una grande simpatia per una donna,
che gli aveva raccontato della sua separazione da suo marito nonostante il loro
grande amore reciproco. La loro separazione avvenne a causa di una donna.
Ash-Shafi’y, sentendo questa storia pianse, e si offrì di fare da intermediario
tra loro due.
Egli inoltre consigliava a suo figlio di non essere
arroganti con le persone, altrimenti Allah lo avrebbe punito.
Decimo punto: coesistenza non significa dissolversi
in altre culture.
Ash-Shafi’y acquisì la sua conoscenza da varie
risorse e culture, ma non si dissolse mai in una di queste. Malik era il suo
maestro, nonostante questo scrisse il libro: “Un disaccordo con Malik”, e iniziò
il libro dicendo: “Malik fu uno tra coloro che mi hanno insegnato, ma io sono in
disaccordo con lui, solo per amore della verità”. Allo stesso tempo, mentre
stava nuotando un giorno disse: “Non sono in debito con nessuno sulla terra
quanto lo sono con Malik”.
Musulmani, voi che vivete all’estero, dovete
imparare come coesistere e integrarvi con la società senza dissolvervi.
Il prossimo episodio, incontreremo un sapiente
della giurisprudenza Shafi’ita.
Che la pace, la benedizione e la misericordia di
Allah siano su di voi.
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