Un Invito alla
coesistenza
Episodio 10
In nome di Allah, il Compassionevole, il
Misericordioso; pace e benedizione sul Profeta Muhammad.
Questo programma indirizza il suo invito alla
coesistenza a chiunque, attraverso racconti, storie ed aneddoti che conducono
alla riflessione. Il suo obiettivo è di insegnare alla gente come riuscire ad
andare d’accordo a vicenda, come creare dei legami forti abbastanza da aiutarci
a resistere durante i momenti di discordia senza sacrificare i propri principi e
la propria identità.
Mi piacerebbe cominciare l'episodio oggi con un
hadith molto bello che dice più o meno così:
“ I Musulmani formano una sola Umma (comunità), il più umile fra loro ha lo
stesso diritto degli altri, ed insieme formano un solo corpo di fronte al
pericolo”.
Un significato ed un’immagine molto belli;
rimaniamo sconvolti quando la compariamo con la realtà di oggigiorno dell’intero
mondo arabo. Che ne dite di ricomporre questa immagine della nostra nazione
mostrando la compassione gli uni verso gli altri e tollerando le differenze dei
vari punti di vista? I nostri cuori sanguinano di pena alla vista degli
spargimenti di sangue in Iraq, in Darfur e in Libano che avvengono o per colpa
nostra o per la crudeltà dei nostri nemici.
L’episodio di oggi, si svolge in quattro punti, o
principi, della coesistenza. Vi raccomando di considerarli ogni volta che
dovrete avere a che fare con chiunque sarà in disaccordo con voi: vostro
marito/moglie, figli, datore di lavoro, vicini, familiari, amici, genitori,
studiosi di scuole differenti, musulmani e cristiani.
Vedremo come possiamo farli fruttare nella nostra
vita in caso di dispute politiche, religiose, scientifiche o nazionali. Sono il
riassunto di tutto ciò che è stato detto sulla coesistenza nelle opere di
scienza religiosa o scienza sociale, orientale od occidentale. Questi quattro
principi sono:
1.
· La
diversità è una regola universale. Allah l'Altissimo l’ha creata e dobbiamo
accettarla e rispettarla.
2.
· La
diversità è una ricchezza, cioè un vantaggio.
3.
· Nei
momenti di discordia, la discussione tranquilla aiuta a vedere il problema da
tutte le prospettive, perché c’è solo una verità ma il suo aspetto cambia a
seconda del punto di vista.
4.
· Nei
momenti di discordia, non bisogna dimenticare le buone maniere.
È necessario comprendere queste quattro nozioni,
esserne convinti, tenere sempre il sangue freddo nei momenti di discussione e di
discordia e ricordarsi di questo hadith :
“Quattro caratteristiche denotano la pura ipocrisia di colui che ne è afflitto;
è ipocrisia parziale se ha soltanto una di esse finché non l'abbandona: mente
quando parla, non rispetta la sua promessa, tradisce il suo giuramento, e
diviene aggressivo durante il litigio”.
Alcuni esempi per capire meglio queste nozioni.
1 - La diversità è una regola universale che deve
essere rispettata.
Un episodio accaduto al tempo del Profeta (pace e benedizioni su
di lui), mostra bene la sua approvazione della differenza come fatto naturale.
La storia cominciò quando lui volle, subito dopo la Battaglia della Trincea,
continuare verso Bani Qoraïza, per punire gli ebrei per la loro slealtà
dimostrata durante questa battaglia. Alla fine del combattimento, i Compagni
erano esausti, e volevano fermarsi lì. Ma Jibril
disse al Profeta (pace e benedizioni su di lui) che gli angeli non avevano
ancora abbassato le loro armi. Quindi il Profeta (pace e benedizioni su di lui)
fece sapere ai suoi Compagni: “Colui fra di voi che
crede in Allah l'Altissimo e nel Giorno del Giudizio, non preghi Al Asr (La
preghiera del pomeriggio) fino a che non abbia raggiunto Bani Qoraïza”.
I Compagni non sapevano quindi che fare. Alcuni fra loro avevano capito che
dovevano raggiungere in fretta Bani Qoraiza e pregare Al-Asr lì, anche dopo
l'ora della preghiera. Però altri pensarono che il Profeta (pace e benedizioni
su di lui) volle soltanto che loro si affrettassero, e che avrebbero pregato
Al-Asr in orario, prima di continuare verso Bani Qoraiza. All'arrivo del
Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui), essi chiesero il suo
arbitraggio, e lui approvò entrambe le opinioni senza nessun commento.
Certamente, ordinando loro il da farsi, il Profeta (pace e benedizioni su di
lui) aveva intenzione di far eseguire una delle due soluzioni, ma non ne
represse nessuna. Le stesse parole erano state comprese in due modi diversi, e
lui accettò le due interpretazioni perché la differenza è una regola universale,
e fa parte della natura umana.
Quindi, l’Occidente che crede nella coesistenza non
deve imporci la sua cultura perché l'esistenza di un’altra cultura, come la
nostra, arricchisce il mondo. Tutte e due si completano reciprocamente.
2 - La diversità arricchisce.
Il secondo principio, dimostra che
ognuno di noi è il complemento dell’altro. Per mostrare la ricchezza che
proviene dalla differenza, abbiamo l'esempio di Abu Bakr e di Omar (che Allah si
compiaccia di loro) e delle loro opposte opinioni nei confronti dei prigionieri
della Battaglia di Badr. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) aveva chiesto
la loro opinione in presenza degli altri Compagni. Abu Bakr rispose: “Oh
Profeta (pace e benedizioni su di lui) sono la tua gente, i tuoi familiari,
perdonali, e chiedi loro di pentirsi, forse un giorno ti seguiranno”.
Invece Omar disse: “Oh Profeta (pace e benedizioni su di lui), sono
persone che non ti hanno creduto, che ti hanno fatto del male e che ti hanno
allontanato da casa tua. Uccidili.”. Gli uomini presenti erano divisi
tra i due pareri, e cominciarono ad alzare le voci. Il Profeta (pace e
benedizioni su di lui) disse loro: “Allah l'Altissimo fa sì che dei cuori
divengano teneri, e tu Abou Bakr rappresenti uno di quei cuori, ed indurisce
altri cuori come il ferro, e tu Omar rappresenti uno di quelli, e tutti e due
sono utili per la causa di Allah l'Altissimo.” Così, il Profeta (pace e
benedizioni su di lui) non ha giudicato la loro differenza come un fatto
negativo, invece l'approvò e continuò il suo discorso, dicendo: “Il tuo
esempio, Abu Bakr, nel Corano è come quello di Ibrahîm (Abramo), che disse ciò
che Allah l'Altissimo dice con quello che può essere tradotto come: “O mio
Signore, in verità essi già han traviato molti uomini. Chi mi seguirà sarà dei
miei, e quanto a coloro che mi disobbediscono, in verità Tu sei perdonatore,
misericordioso!” (TSC – Sura XIV, versetto 36) e come quello di Îssa (Gesù),
il quale disse ciò che Allah l'Altissimo dice con quello che può essere tradotto
come: “ Se li punisci, in verità sono servi Tuoi; se li
perdoni, in verità Tu sei l'Eccelso, il Saggio” (TSC - Sura V, versetto 118).
Invece tu, Omar, il tuo esempio nel Corano è come quello di Nûh (Noè), che
pronunciò le parole che Allah l'Altissimo dice con quello che può essere
tradotto come: “Pregò Noè: « Signore, non lasciare sulla terra alcun
abitante che sia miscredente! Se li risparmierai, travieranno i Tuoi servi e non
genereranno altro che perversi ingrati. (TSC - Sura LXXI, versetto 26.27).
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui), considerò la loro differenza
come un vantaggio, che aiuta a stabilire un equilibrio tra noi e a completarci
l’uno con l’altro.
3 - La discussione tranquilla aiuta a vedere il
problema da tutti le prospettive.
Riporto questo semplice esempio, che dimostra che
la verità può mutare aspetto ma senza cambiare, in fondo. Metto sulla tavola
davanti a me due matite ed avvicino le loro estremità per formare un angolo
acuto. Il lato aperto del triangolo appare davanti secondo la mia visuale,
quindi io vedo che l’immagine delle due matite forma il numero otto (٨)
mentre per voi telespettatori l’immagine è invertita, quindi per voi l’immagine
forma il numero sette (٧).
Quindi, ognuno di noi percepisce differentemente lo stesso oggetto perché ha una
prospettiva diversa. Inoltre, nessuno sarà convinto dell'affermazione dell'altro
a meno che uno di noi non vada a dare un’occhiata dall’altro lato. Questo accade
ugualmente anche per la verità.
4 - Al momento della discordia, non dimenticare le
tue buone maniere.
Ci fu un periodo durante il quale l’imam Malik vide
la verità solamente da un lato, e difese ferocemente il suo punto di vista. Lui
all’inizio non era convinto dei quattro principi della coesistenza, e le sue
parole lo provano. Comunque, dopo numerosi dibattiti avvenuti durante il corso
della sua vita, in particolare quello che ebbe con Abu Hanifa, sul quale ci
concentreremo oggi come precedentemente annunciato, ha cambiato attitudine.
Questi due grandi sapienti ebbero un dibattito molto vivace, alla fine del quale
realizzarono che entrambi avevano ragione, e che se anche le loro idee
sembravano l’una l’opposto dell’altra, in realtà si completavano a vicenda.
Stiamo per presentarvi il dialogo che avvenne tra loro e che, secondo ciò che
so, non ha uguali nella storia. Questo dibattito sottolinea la sincerità e
l'equità di Malik.
L'imam Malik prima del suo incontro
con l’imam Abou Hanifa.
Procediamo con l'opinione di Malik su Abou Hanifa
prima, durante e dopo il loro dibattito. Dobbiamo sapere innanzitutto che i
quattro grandi imam, non furono uomini leggendari esenti dal commettere errori.
Malik stesso disse: “Le parole di ogni persona possono essere accettate o
rigettate eccetto quelle del Profeta (pace e benedizioni su di lui). Se quello
che vi dico io è conforme al Corano e alla Sunna (tradizione del Profeta)
prendetelo, altrimenti rigettatelo.” Fra l’altro, disse anche: “State
attenti alla gente d'opinione, sono nemici della Sunna.” La scuola di Abou
Hanifa era appunto chiamata ‘La scuola dell'opinione’.
Tutto ciò accadeva prima che i due imam
s’incontrassero, e prima del loro scambio di messaggi (Abu Hanifa risiedeva in
Iraq), al quale fu testimone l’imam Leith ibn Saad dell’Egitto, e che alla fine
cambiò tante cose…
La riunione degli imam Malik e Abou
Hanifa.
Malik viveva a Medina e Abou Hanifa in Iraq.
A quel tempo, i mezzi di comunicazione non erano affidabili, quindi lo scambio
di parole fra loro non fu molto gentile. I due imam infine si incontrarono
durante il pellegrinaggio alla Mecca, rituale stabilito da Allah l'Altissimo per
riunire i musulmani di tutti i luoghi ed imparare la coesistenza. Finalmente i
due sapienti si trovarono l'uno di fronte all’altro, e Leith ibn Saad, che
desiderava che questo incontro finisse bene, assistette ad una parte del
dibattito.
Il dibattito era incentrato su tre punti.
1 – Il primo punto riguardava le
situazioni ipotetiche.
Malik pensava che il
fiqh
non doveva sollevare situazioni ipotetiche o immaginare problemi che non
esistono al presente, per non suscitare discussioni inutili, basandosi sul
seguente versetto coranico in cui Allah l'Altissimo dice quello che può essere
tradotto come: “Quando ti interrogano sui noviluni
rispondi: "Servono alle genti per il computo del tempo e per il Pellegrinaggio.
Non è una azione pia entrare in casa dalla parte posteriore, la pietà è nel
timore di Allah. Entrate pure nelle case passando per le porte e temete Allah,
affinché possiate essere tra coloro che prospereranno.” (TSC - Sura II, versetto
189)
Inoltre, riportò che Omar ibn
Al-Khattab
(che Allah si compiaccia di lui) maledisse colui che poneva domande ipotetiche,
e disse: “Occupiamoci di quello che ci succede, e non di quello che non è
successo e che fa perdere il nostro tempo”. Malik da qui dedusse la sua
famosa regola, che recita: “Tutte le questioni basate
su una teoria che non corrisponde ad un'azione pratica, fanno parte delle
discussioni (vane) che ci sono state proibite”.
La gente era solita andare
dall’imam Malik per porre domande ipotetiche, e lui solitamente si arrabbiava
per questo, dicendo loro di non porre domande a proposito di fatti non avvenuti.
Queste persone solitamente provenivano dall’Iraq, dove risiedeva Abu Hanifa, che
invece approvava questo tipo di domande.
La scuola di Abou Hanifa ipotizzò
varie domande e cercò di trovar loro una risposta. Il suo fiqh ne
contiene circa sessantamila. Questo è il motivo per il quale Malik gli disse:
“Lei incoraggia la gente alla discussione vana”. Abou Hanifa gli rispose:
“ Presso di noi, in Iraq, la situazione non è simile alla vostra qui. Noi
viviamo nella capitale dello stato islamico, siamo aperti al mondo e ci troviamo
davanti a situazioni nuove ogni giorno. Quindi dobbiamo essere sempre pronti, e
dobbiamo insegnare alla gente come reagire in caso di un nuovo avvenimento”.
Malik gli disse: “Mi dia un esempio”. E Abou Hanifa replicò: “Un
uomo, per esempio, parte per un viaggio e la moglie rimane a casa. Quest’uomo,
rimane via per molto tempo, fino al punto che la moglie suppone che lui sia
morto, ed allora si risposa di nuovo. Che cosa dovrebbe fare il primo marito se
un giorno ritornasse?” Malik disse: “E perchè sta supponendo degli
avvenimenti che non hanno avuto luogo?”Abou Hanifa rispose:
“Malik, da noi numerosi uomini
partono ogni giorno per la guerra. Noi vogliamo essere pronti per quello che
potrebbe succedere. Lei che insegna gli ahadith,
non si ricorda di quello che dice:
“Un uomo andò a trovare il Profeta (pace e benedizioni su di lui) e gli
chiese: “Oh Messaggero di Dio, immagina che un uomo venisse a prendere i miei
soldi, che cosa dovrei fare?” Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) gli
rispose:” Impedisciglielo.“ L’uomo continuò: “E se lui mi attaccasse?” Il
Profeta (pace e benedizioni su di lui) rispose: “Lotta contro di lui. “ L’uomo
poi chiese ancora: “E se mi uccidesse?.” E il Profeta (pace e benedizioni su di
lui) gli disse: “Saresti un martire.” L’uomo domandò nuovamente: “E se io lo
uccidessi?” Il Messaggero di Dio (pace e benedizioni su di lui) rispose: “ Lui
sarà nell’ Inferno” Abou Hanifa quindi disse a Malik: “Vede come
l’uomo interrogò il Profeta (pace e benedizioni su di lui) per quattro volte
ponendo domande ipotetiche?” Malik disse: “Era per una cosa utile”.
Abou Hanifa disse: “Anche da noi in Iraq è per una cosa utile.” Al-Leith
ibn Saad che fu presente alla conversazione gridò:
“Allahou Akbar (Allah è il più grande), giuro che questo è la complementarità
dell’Islam. Lei, Malik, fa in modo che la gente non si preoccupi soltanto delle
domande ipotetiche, mentre lei, Abou Hanifa, pone delle ipotesi sul futuro per
proteggere la gente. Giuro che è la maestà dell’Islam! Infatti il Messaggero di
Dio (pace e benedizioni su di lui) rifiutò di essere interrogato riguardo a
situazioni ipotetiche inutili, invece quando un uomo andò ad interpellarlo a
proposito di un importante problema che potrebbe avere luogo nel futuro, lui gli
rispose.”.
Malik e Abou Hanifa poi si
separarono, ma ciascuno di loro tenne fede al proprio metodo, pensando che si
completavano l’uno con l’altro per il bene dell’Islam. I due imam avevano
applicato i quattro principi della coesistenza. Capirono che la differenza è una
regola universale che deve essere rispettata perché l’Iraq non è simile a
Medina. Capirono che la differenza e la discussione tranquilla aiutano a
vedere meglio la verità da tutti i sui lati. È necessario poi fare attenzione
alla cortesia reciproca dei due imam, nella storia non abbiamo mai sentito
parlare di un dibattito cosi profondo e nobile.
2 - L'unanimità.
Quando ci domandiamo se un atto è
lecito o illecito e non troviamo una risposta nel Corano o nella sunna,
allora dobbiamo seguire l'opinione della maggioranza musulmana. L'imam Malik
inizialmente credeva che soltanto l'opinione degli abitanti di Medina
contasse. Lui sapeva che a Medina vivevano più di diecimila Compagni (che
Allah si compiaccia di loro) che avevano trascorso la loro vita con il Profeta
(pace e benedizioni su di lui) e che avevano partecipato al consolidamento della
legislazione islamica. Inoltre, le nove madri dei credenti (mogli del Profeta,
che Allah si compiaccia di esse) vissero lì a loro volta, e riportarono un gran
numero di episodi relativi alla giurisprudenza che avevano loro stesse vissuto
col Profeta (pace e benedizioni su di lui).
Abou Hanifa, che era di tredici
anni più grande di Malik, era molto rispettoso verso di lui, e gli disse: “Oh
Malik, le guerre dispersero i Compagni (che Allah si compiaccia di loro) in
tutti i paesi. Se lei dice che diecimila Compagni sono adesso a Medina, alla
morte del Profeta (pace e benedizioni su di lui) ve ne erano centoventimila;
quindi dove sono?” Malik rispose: “In vari paesi” Abou Hanifa poi
disse: “Lei nega che Omar ibn Al-Khattab inviò i Compagni in paesi diversi
per insegnare l’Islam ai rispettivi abitanti e che il Profeta (pace e
benedizioni su di lui) aveva inviato Mouâdh ibn Djabal in Yemen dopo aver detto:
“Mouâdh è il più dotto della mia Umma (comunità islamica) riguardo al
lecito e all’illecito”.? Lei si ricorda che il Messaggero di Dio
(pace e benedizioni su di lui) disse: “Colui che vuole recitare bene
il Corano a memoria, prenda come modello la recitazione di Ibn Massoûd”
e che Omar ibn Al-Khattab lo mandò in Iraq? Abou Hanifa continuò a
menzionare degli ahadith del Profeta (pace e benedizioni su di lui)
lodando la scienza dei Compagni (che Allah si compiaccia di loro) e concluse:
“Non fu un atto intelligente da parte di Omar l’aver mandato i Compagni in vari
territori lasciandone altri a Medina per porre equilibrio in tutti i
paesi musulmani e diffondere la scienza in tutta la Umma?”. Al-Leith disse:
“Giuro che questa è la complementarietà di questa Umma (Nazione Islamica)”.
C’è solo una verità, e il dialogo aiuta a vederla da tutti i suoi lati.
Questa è la virtù della diversità,
aiutarti a vedere la verità da tutti i lati. Se tutte le persone la pensassero
allo stesso modo, ne vedrebbero un solo lato, ma Allah, gloria a Lui
l’Altissimo, il cui nome è “Il Veridico” vuole che tu la veda da tutte le
prospettive.
3 - La scuola dell'opinione e la scuola degli
ahadith.
Malik pensava che ogni hadith dovesse riguardare soltanto
il problema che trattava. Dedurre cento soluzioni da un solo hadith per
cento problemi come faceva Abou Hanifa era un’esagerazione per Malik, perchè
dava alle parole del Profeta (pace e benedizione su di lui) un senso che non
implicavano. Durante la loro discussione su questo tema, Abou Hanifa disse a
Malik: “Lei sa che le filosofie Greche, Romane e Persiane invasero l’Iraq, ed
io voglio consolidare la gente sull’Islam. Allora cerco di trovare delle
risposte a tutte le loro domande, ma lei ha qui i Compagni, e non ha bisogno di
andare molto lontano per le interpretazioni degli ahadith”. A questo punto,
nuovamente, Al-Leith disse: “Anche questa è la
complementarietà dell’Islam. Abou Hanifa combatte contro le fratture per quanto
gli è possibile, e Malik combatte per preservare le costanti volute dal Profeta
(pace e benedizioni su di lui) nei suoi ahadith. Vi completate entrambi per
preservare l’Islam”.
Se tutti quelli che sono in conflitto, mariti con
le loro mogli, imam tra di loro, le diverse parti in Iraq, in Darfour e in
Libano, discutessero con intenzione sincera, tutte le loro dispute si
risolverebbero. Questo tipo di dibattito tra Malik e Abou Hanifa fa onore alla
nostra storia e prova che il nostro Islam era una religione di coesistenza e che
lo è tuttora.
L'Imam Malik dopo il suo
incontro con Abou Hanifa.
Dopo il dibattito, Al-Leith ibn Saad chiese a
Malik: “Come ha trovato Abou Hanifa?” Malik prese un fazzoletto, si
asciugò il sudore e disse: “Giuro che mi ha fatto sudare. È un dotto, e non
ho mai saputo di nessuno che disputa come lui. E’ cosi persuasivo che può
convincerti di tutto”. Poi, Al-Leith chiese la stessa cosa a Abou Hanifa che
gli rispose: “Ho discusso con centinaia di persone, e non ho mai trovato un
altro che accetta rapidamente la verità come fa lui. Giuro per Allah che
l’amo, Leith”.
Abbiamo tutti bisogno di imparare da questi due
imam.
Dopo questo incontro, Abou Hanifa mandò suo figlio
a studiare da Malik a Medina. Mentre Malik domandò che gli venissero
portati tutti i libri di Abou Hanifa dall’Iraq per studiarli. Mohammad ibn
Al-Hassan, alunno di Abou Hanifa insegnò il Fiqh di Malik nella moschea,
che era sempre sovrafollata.
Abou Hanifa spedì a Malik una lettera nella quale
scrisse: “Ho una certa opinione che non voglio rivelare alla gente prima di
conoscere il suo punto di vista”. Malik gli chiese quale fosse e Abou Hanifa
rispose: “Non penso che il musulmano che commette una disobbedienza debba
essere giudicato miscredente”. Malik gli rispose: “Neanche io”. Abou
Hanifa poi gli disse: “ Allora lo dico alla gente”. Quando udì la storia,
Al-Leith commentò: “Fu intelligente da parte di Abou Hanifa”. E le
comunicazioni continuarono a circolare tra Malik, Abou Hanifa e Al-Leith ibn
Saad.
Il Califfo Al-Mansour, al quale non
piaceva Abou Hanifa, andò a Medina per proporre a Malik di annullare
tutte le scuole di fiqh e mantenere unicamente la sua, di scrivere il
suo libro in lettere d’oro e appenderlo nella Kaaba,
ordinando alla gente di seguirlo. Malik gli disse: “Perchè tutto questo? I
Compagni si sono dispersi in paesi diversi. Ogni popolo ha la sua opinione, se
gli imponessimo soltanto un modello di fiqh creeremmo delle agitazioni.
Lascia ad ogni paese il suo fiqh”.
Malik aveva detto la verità, senza imporre la sua
opinione né lasciandosi dissolvere. Lui aveva messo in pratica i quattro
principi della coesistenza. Così impariamo da lui le buone maniere, l’alta
moralità e il rispetto della verità.
Buona notte e che la pace, la misericordia e le
benedizioni di Allah siano su tutti voi.
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