Episodio 6



Un Invito alla coesistenza

Episodio 6

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso; pace e benedizioni sul Profeta Muhammad.

 

L’idea di fare questo programma è nata constatando tutti i conflitti che ci sono nei nostri paesi tra i musulmani stessi. L’ intenzione del nostro programma, deriva dal seguente versetto. Dice Allah l’Altissimo quel che può essere tradotto come: “In verità i credenti sono fratelli: ristabilite la concordia tra i vostri fratelli e temete Allah. Forse vi sarà usata misericordia” (TSC[1]- sura  XLIX, versetto 10). Un’altro versetto che sottolinea lo stesso significato è quello in cui Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come: “…Temete Allah e mantenete la concordia tra di voi. Obbedite ad Allah e al Suo Messaggero, se siete credenti” (TSC- sura VIII, versetto 1).

Il nostro programma affronta questi argomenti imparando dai quattro Imam fondatori della giurisprudenza islamica. Siamo onorati di ospitare da noi un sapiente qualificato, il Dottor Osama Refa’y, il Mufti di A’kkar, nel nord del Libano, che discuterà con noi l’applicazione della coesistenza da parte dell’Imam Abu Hanifa.

 

Prof. Amr Khaled:

Qual’era la caratteristica principale di Abu Hanifa? E cosa lo motivava?

 

Dott. Osama Refa’y:

La caratteristica principale di Abu Hanifa era il suo interesse e la sua preoccupazione per l’umanità e la dignità degli uomini. L’umanità e la dignità degli uomini era facilmente preservata dalla Shari’a (Giurisprudenza Islamica). Per esempio, la maggior parte degli studiosi era d’accordo nel confiscare i beni di una persona incompetente quando essa avrebbe raggiunto i 25 anni. L’Imam Abu Hanifa non era d’accordo con loro e diceva che una persona era libera e responsabile delle proprie azioni e convinzioni, e che avrebbe dato conto di  tutto ciò che aveva fatto nel Giorno del Giudizio. Nonostante venisse contraddetto dagli altri studiosi, era convinto che si doveva fare di tutto per preservare la libertà e la dignità dell’uomo.

 

Prof. Amr Khaled:

Questo ci porta all’argomento delle donne nella giurisprudenza di Abu Hanifa. Come affrontava gli argomenti che le riguardavano, come la libertà di sposarsi o l’essere giudice?

 

 

Dott. Osama Refa’y:

L’Imam Abu Hanifa (che Allah abbi misericordia di lui), riteneva le donne una parte integrante della società, pienamente competenti nel compiere azioni e responsabili di esse. Per esempio, la sua opinione era che se una donna matura e razionale decideva di sposare qualcuno, il suo tutore non aveva l’autorità di impedirle il diritto legale di scegliere il proprio marito. Il tutore poteva obiettare solo se ella avesse scelto di sposare una persona indegna. La sua scelta ha la precedenza su quella del suo tutore, secondo la giurisprudenza islamica. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) riconobbe questo diritto dicendo che una donna non sposata aveva più diritto del suo tutore nello scegliere il proprio marito.

Nonostante il fatto che gli altri Imam non erano d’accordo con Abu Hanifa riguardo questo argomento, la loro contrarietà non era assoluta. E’ da notare il fatto che la scuola di giurisprudenza di Hanafy dichiara che è più appropriato che una donna non stipuli personalmente il contratto di matrimonio affinché non le venga attribuita alcuna sorta di impudenza . Invece, bisognerebbe arrivare ad un equilibrio tra ciò che desidera la donna e ciò che invece vorrebbe il padre.

 

 

Sig. Amr Khaled:  

Vorrei focalizzare che questa era l'opinione del Imam Abu-Hanifa, che visse nell’anno 80 dopo l’Egira[2], cioè una prova chiara per coloro che accusano l’Islam di negare la libertà delle donne, mentre in realtà esso ha preservato i loro diritti.  

 

C’è chi potrebbe dire: “Come possiamo imparare la coesistenza dalle storie dei quattro Imam, quando loro stessi disputarono su centinaia di questioni?”

 

Dott. Osama Refa'y:  

Si dice che la coesistenza è il fatto di accettare l'altro, però non posso accettare l’altro se non sono a conoscenza della sua cultura.  Di conseguenza, se consideriamo i quattro Imam come un'immagine integrale d’ unità islamica  e di coesistenza, dobbiamo renderci conto che i motivi dietro alle loro differenze nelle varie questioni di giurisprudenza sono giustificati. Quando ascoltiamo le motivazioni di chi ci si oppone, ci convinceremo che lui ha le sue ragioni. Solo allora potremo accettare l'altro.

 

Sig. Amr Khaled:   

Parlando delle differenze, vorrei riferirmi ai giovani che qualche volta accettano soltanto un'opinione e rifiutano assolutamente di ascoltare le altre.

 

Dott. Osama Refa'y:  

Questa è una forma di fanatismo. Il fanatismo può essere un appoggio cieco ad una scuola o può portare una forma di opposizione implacabile alle altre scuole o correnti. 

  

I quattro Imam furono d'accordo su tutti i fondamenti della dottrina religiosa, mentre discordarono su rami di giurisprudenza islamica come le regole particolareggiate delle preghiere, del digiuno etc... Il loro disaccordo non era soltanto necessario, era una misericordia da parte di Allah l’Altissimo per questa Umma (comunità islamica). Quando un uomo giunse per scrivere un libro sulle differenze dei giurisperiti, l'Imam Ahmad gli chiese di chiamarlo “il Libro dell’Abbondanza

   

Ritorniamo al nostro punto principale, cioè le ragioni dei disaccordi tra gli Imam. Ci sono tre motivazioni principali. La prima è che la natura dell'animo umano varia da una persona all’altra.  Effettivamente, la gente è differente nella loro abilità, cultura e stile di vita. La seconda ragione è la natura dei testi del Sacro Corano e della Sunna (la tradizione del Profeta), che possono avere più di un significato.  La terza è che esistono differenze nei costumi e nelle tradizioni.

  

Inoltre, per capire bene la natura delle differenze tra i quattro Imam, riflettiamo sulle parole del Profeta (pace e benedizioni su di lui), quando disse che l'acquirente e il venditore hanno la scelta di annullare o confermare un affare a meno che non si separino.  

  

Abu-Hanifa e Malik considerarono che il contratto è stipulato dall’accordo verbale.  Mentre Ash-Shafi'y e l’Imam Ahmad ritennero che alla separazione fisica di entrambe le parti, bisognava considerare il contratto pienamente concordato. Abu-Hanifa chiese poi ad Ash-Shafi'y: “Se entrambi i contraenti fossero nella stessa barca nel mezzo del mare, come potrebbero separarsi fisicamente?”  Ash-Shafi'y allora riconsiderò il suo punto di vista riguardo all’hadith[3] basato sull'interpretazione logica di Abu-Hanifa.

 

Sig. Amr Khaled:

Vorrei chiarire il fatto che anche se stavano discutendo dello stesso hadith, ognuno  di loro ebbe una differente punto di vista a proposito della parola “separino”. Ciò evidenzia la flessibilità e la tolleranza dell’Islam.

 

Dott. Osama Refa'y:

Precisamente, Ash-Shafi'y suggerì persino una regola per ridurre le conseguenze di una disputa dicendo : “I grandi Sheikh[4], Imam dell’Islam, hanno acconsentito sul fatto che Allah non punisce gli uomini a causa di una discussione su un problema”. Analogamente, troviamo il califfo Omar Ibn-Abdul-Aziz ed i suoi successori che applicavano questa regola, annunciando: “Se vedete un uomo che mette in pratica un qualcosa di ancora discutibile, e sul quale non siete d’ accordo, non proibitegli di farlo.”

 

Sig. Amr Khaled:

Ecco perché quando Ash-Shafi'y visitò la tomba di Abu-Hanifa non praticò il proprio metodo nell’invocazione, cioè innalzare le mani durante essa . Invece, praticò il  metodo di Abu-Hanifa, rispettando il  suo punto di vista a questo proposito .

 

Dott. Osama Refa'y:

Giusto. C’è un altro esempio. Quando Abu-Hanifa si incontrò con  l’Imam Malik in Medina per discutere alcuni problemi giurisprudenziali, Layth Ibn-Saad (uno dei seguaci dell’ Imam Malik) gli chiese delucidazioni riguardo alla loro discussione apparentemente infinita. L’ Imam Malik rispose: “Stavo dibattendo con un uomo la cui logica può convincerti facilmente”. E anche Abu-Hanifa, quando fu interrogato a proposito della sua opinione riguardo all’Imam Malik, rispose : “Sto conversando con una montagna di conoscenza”.

 

 

Sig. Amr Khaled:

Effettivamente, questo è il modo di agire che tutti noi dobbiamo seguire . Ricordo quando l’ Imam Ahmad Ibn-Hanbal suggerì che la basmala[5]  non dovrebbe mai essere detta ad alta voce, tranne che nella città di Medina, nella quale i musulmani usavano pronunciarla ad alta voce, per rispettare così il loro modo di fare .

 

 Dott. Osama Refa'y:

Inoltre, quando Abu-Yusuf (uno dei seguaci di Abu-Hanifa) andò con il califfo Abbaside a Medina, il califfo attuò l’Hijamah[6] (che può lasciare delle ferite sanguinanti sul corpo ), pratica che secondo Abu-Hanifa annullava l'abluzione. Il califfo seguì l’opinione  dell’Imam Malik, che riteneva che tale azione non invalidasse l'abluzione. Tuttavia, Abu-Yusuf stesso rispettò l’opinione dell’ Imam Malik, e permise al califfo di condurlo durante la preghiera.

 

Un altro esempio:

 

Al-'Andalib (uno dei seguaci dell’ imam Ahmad) assistette ad una discussione fra l’Imam Ahmad ed Ali-Ibnul-Madinii (un valente studioso). In questa discussione, l’Imam Ahmad insisteva sul fatto che ognuna delle dieci persone alle quali era stato promesso il Paradiso dal Profeta (pace e benedizioni su di lui) in uno dei suoi hadith, certamente vi entrerà. Mentre Al-Madinii non la vedeva così,  e disse che il loro ingresso in Paradiso non dovrebbe essere considerato ancora sicuro, poiché dovevano attendere la concessione di Allah. Al-'Andalib disse : “Stavano conversando così rumorosamente che ho pensato che volessero combattere” . Dopo che la discussione si concluse, l’Imam Ahmad prese la mano di Ibnul-Madinii e gli disse: " Non siamo stati uniti dalla nostra fratellanza anche se eravamo in disaccordo?"

 

 Sig. Amr Khaled:

 

Possiamo avere uno sguardo più ravvicinato per quanto riguarda le difficoltà che Abu-Hanifa affrontò nella sua difesa della dottrina islamica?

 

 

Dott. Osama Refa’y:  

L’Imam Abu-Hanifa era un fattore chiave col quale Allah l’Altissimo aiutò i musulmani sunniti dell’Iraq ad avere fermezza in quell’atmosfera settaria e colma di conflitti. Lui indulgeva nei dibattiti con persone di diverse scuole di giurisprudenza e di pensiero come i Kharigiti e gli Al-Murji'ah, specialmente a Kufa. 

  

Sig. Amr Khaled:  

Come superò l’Imam Abu-Hanifa le difficoltà in tale ambiente? 

  

Dott. Osama Refa’y:  

Egli era saldo nella fede. Usò le sue interpretazioni logiche della Sunna (la tradizione del Profeta, pace e benedizione su di lui) nei dibattiti con tali sette sviate, enfatizzando il fatto che loro interpretavano il Corano in un modo sbagliato. Lui chiese ai suoi seguaci, durante la sua assenza, di non disputare con nessun gruppo riguardo alle questioni relative al credo.

  

Una volta, un gruppo di Kharigiti chiese ad Abu-Hanifa un responso legale sulla validità di compiere la preghiera funebre su un musulmano che uccisero ingiustamente, dichiarandolo apostata. Loro volevano che Abu-Hanifa emettesse un verdetto che contraddicesse il loro, affinché potessero giustiziarlo. Abu-Hanifa si rese conto di questo, e chiese loro se l’uomo era un ebreo, un cristiano o un musulmano;  la loro risposta fu: “Un musulmano”. Quindi Abu-Hanifa rispose con semplicità: “Voi stessi avete risposto alla vostra domanda!”.

  

Abu-Hanifa era un predicatore brillante, che studiò le leggi dell’oratoria.

Un altro di gruppo di Kharigiti gli domandò se fosse valido un arbitrato, in quel caso riguardo alla famosa disputa fra l’Imam Ali e Mu’awiyah. Egli rispose: “Iniziando a discutere di questo problema, non sarebbe razionale nominare un giudice tra noi per non continuare a disputare senza riuscire a raggiungere un accordo?”. Loro risposero: “Sì!”. Abu-Hanifa poi disse di nuovo: “Avete risposto a voi stessi!”.

 

Sig. Amr Khaled:  

Le lezioni da imparare dalla vita di Abu-Hanifa sono numerose. Un importante insegnamento è che noi dobbiamo essere fermi riguardo ai principi del credo, della fede, mentre la diversità delle interpretazioni permettono più flessibilità ed ampiezza di vedute.

Sceicco Osama, vorrebbe aggiungere qualche cosa in più? 

  

Dott. Osama Refa’y:

Noi deduciamo che essere risoluti nel nostro credo non significa che noi non dobbiamo coesistere. La coesistenza è una lezione che impariamo dalla vita del Profeta, pace e benedizioni siano su lui. Avere diverse scuole di giurisprudenza e di pensiero è una benedizione di Allah l’Altissimo. Il disaccordo è accettabile se è fatto all’interno della cornice della fraternità. 

  

Sig. Amr Khaled:  

Concludo il nostro episodio con questa meravigliosa asserzione di Abu-Hanifa, che descrisse il suo vero atteggiamento verso coloro che erano in disaccordo con lui, dicendo: “O Allah! Lascia che i nostri cuori siano tolleranti verso coloro che portano rancore verso di noi”.


 

[1]TSC= traduzione del significato del Corano. Questa è la traduzione del significato concordato fino adesso del versetto indicato nella Sura. La lettura della traduzione del significato del Corano, con qualsiasi lingua, non può sostituire mai la sua lettura in lingua araba; poiché questa è la lingua in cui è stato rivelato.

 

[2] L’emigrazione del Profeta da Mecca a Medina avvenuta nel 622 d.C  (nota del traduttore).

 

[3] Detto del Profeta pace e benedizioni su di lui (nota del traduttore).

[4] Sceicchi

[5] La basmala consiste  nella  pronuncia di  “In Nome di Allah il Clemente il Misericordioso” (nota del tradutttore).

[6] Operazione terapeutica simile al salasso, tramite applicazione di ventose. Questa terapia era utilizzata ai tempi del Profeta (pace e benedizioni su di lui) ed è praticata tutt’ora  (nota del traduttore).

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