New Page 2
Un Invito alla
coesistenza
Episodio 3
In nome di Allah, il
Compassionevole, il Misericordioso; pace e benedizioni sul Profeta Muhammad.
Benvenuti a “Un invito alla coesistenza”; abbiamo
già spiegato cosa significa “coesistenza”. E’ un termine che deriva dalle parole
“esistere insieme” e ci spiega appunto come possiamo convivere, capirci a
vicenda, agire l’uno assieme all’altro. Come mai abbiamo voluto fare questo
programma proprio adesso? Perchè la situazione nella quale ci troviamo è
diventata ormai difficile da sostenere, e c’è bisogno di una voce che richiami
la gente al dialogo. Non bisogna vergognarsi del fatto che abbiamo opinioni
diverse, anzi, questa è una legge della natura, ma anche se abbiamo modi di
pensare differenti, dobbiamo continuare a parlarci, rispettarci e ad accettare
gli altri. Il nostro motto, che sarà parte di tutto il programma, è il seguente
versetto del Corano, nel quale Allah l’Altissimo dice quel che può essere
tradotto come: “O
uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi
popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di
voi è colui che più Lo teme .In verità Allah è sapiente, ben informato” (TSC-
Sura XLIX, versetto 13).
L’armonia è una legge dell’Islam ed ogni giudizio che appartiene
alla giurisprudenza islamica punta a propagare armonia, tra la gente in
generale, e tra i mussulmani in particolare. Allah, gloria a Lui l’ Altissimo,
creò la terra affinché noi la sviluppassimo attraverso lo scambio reciproco di
interessi, pensieri, commercio ed economia.
Siamo diversi, ma possiamo coesistere.
Continueremo a parlare dei quattro Imam,
Abu-Hanifa, Malik Ibn-Anas, Ash-Shafi'y e Ahmad Ibn-Hanbal, ai quali va
riconosciuto il merito per essere stati i primi a formulare le regole del
fiqh ( la giurisprudenza islamica). La giurisprudenza Islamica, è una
delle più importanti materie scientifiche nell’Islam, perchè tenta di trovare
soluzioni ai problemi nella vita delle persone alla luce del Corano e della
Sunna
del Profeta (pace e benedizioni su di lui).
La mia intenzione, durante questi episodi, è di far realizzare
il versetto nel quale Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come:
“In verità i credenti sono fratelli: ristabilite la
concordia tra i vostri fratelli e temete Allah. Forse vi sarà usata
misericordia” (TSC- Sura XLIX, versetto 10).
Il mio obiettivo è di avvicinarci l’uno all’altro, Allah ne è Testimone. Non
possiamo conoscerci se non coesistiamo; solo allora potremo parlare di
rinnovamento, e potremo capire come comportarci con gli altri paesi e le altre
razze durante questo processo. Il primo passo è: come possiamo vivere e
coesistere insieme?
Oggi cominceremo a parlare del primo Imam, Abu
Hanifa, un esempio efficace di coesistenza. Il vero nome dell’imam Abu Hanifa è
An-Nu’man bin Thabit Al-Muzarban, era un persiano. Abu Hanifa nacque nell’anno
80 dopo l’hijra,
e proveniva da una zona tra l’Afganistan e l’Iran; quindi i suoi nonni non erano
Arabi, ma si erano convertiti all’Islam. Morì nell’anno 150 dopo l’hijra.
Visse per settant’anni e fondò la prima scuola di giurisprudenza Islamica.
Alcuni studiosi infatti dicono che bisognerebbe pregare per Abu Hanifa durante
le preghiere perchè è grazie a lui che il fiqh ebbe inizio.
Oggigiorno i musulmani sono in discordia, eppure sia l’ Islam che i musulmani
dell’ epoca accettarono Abu Hanifa, nonostante non fosse Arabo.
Ibn Abi Laila, uno studioso, un giorno era seduto con il
governatore del Kufa, un arabo di nome Isa Bin Hisham, che parteggiava molto per
gli arabi. Quando un giorno il governatore gli chiese chi fossero i migliori
studiosi di giurisprudenza Islamica, Ibn Abi Laila enumerò molti grandi nomi.
Quando Ibn Hisham scoprì che gli scolari di Al-Madina, di Makkah, dello Yemen,
di Yamamah, del Levante, della penisola Araba e di Basra non erano Arabi, la sua
faccia divenne rossa dall’ira. Nel momento in cui chiese chi era lo studioso del
Kufa, Ibn Abu Laila stava per dire Hammad, che era l’insegnante di Abu Hanifa
(anch’ esso non arabo) però disse Ibrahim Al-Nakhiyy (che invece era arabo); Ibn
Hisham ne fu sollevato, quindi disse ‘Allahu Akbar!’ (Allah è Grande).
I non-arabi eccellevano nelle scienze; gli arabi erano occupati
con battaglie e conquiste, perciò non avevano il tempo per dedicarsi alle
studio. I non arabi volevano far parte della nuova nazione islamica perciò si
concentrarono molto nello studio. Da quel momento in poi, avvenne un
bilanciamento fra i due gruppi. Gli arabi accreditarono gli studiosi non arabi,
e si ottenne come risultato una comunità ben integrata.
Oggigiorno, i componenti di una comunità, accettano facilmente
l’ inserimento di nuovi membri? Quando gli arabi diedero la possibilità ai non
arabi di approfondire i loro studi, eccelsero; effettivamente preservarono molti
argomenti nobili dell’ Islam.
Un uomo come Abu Hanifa, per esempio, era accettato nella
comunità nonostante fosse persiano. Col passare del tempo, fu conosciuto
addirittura come “il più grande Imam” o “l’Imam degli Imam”.
Abu Hanifa crebbe nel Kufa, il centro del regno Islamico ai
tempi di Ali ibn Abu Taleb. Una grande moschea fu costruita in quella zona; essa
poteva accogliere 40.000 persone, e proprio questa moschea sarebbe stata il
punto di partenza di Abu Hanifa.
Suo padre era un mercante di tessuti. A soli diciasette anni, il
giovane Abu Hanifa decise di far diventare il negozio di suo padre il più grande
esistente in Iraq. Cercò quindi l’uomo più bravo nell insegnare scienze
commerciali, dato che lui affrontava ogni questione nella vita tramite le
scienze. A proposito, tre tra i quattro Imam furono spronati dalle loro madri a
studiare scienze; questo accadeva 80 anni dopo l’ hijra. Stranamente
oggigiorno poca gente adopera le scienze nella negoziazione. Eppure Abu Hanifa
voleva uno specialista che gli insegnasse l’essenza del commercio. In questo
periodo, non aveva in mente lo studio, ma semplicemente voleva avere successo
nella vita.
Disse perciò al padre di modernizzare il suo negozio e in poco
tempo divenne uno dei più grandi nel Kufa. Il ragazzo eccelleva in ogni cosa che
faceva. Il padre lo lasciò fare, e in poco tempo divennero ricchi, guadagnando
un reddito annuale di 200,000 dinar. Abu Hanifa tratteneva appena 4,000 dinar
per se stesso e per la sua famiglia, e dava il resto in carità.
Oggigiorno, quando un figlio entra in affari con il padre, si
creano numerosi problemi. Il padre vuole mettere in pratica il suo metodo, e il
figlio vuole innovare.
Un giorno, Abu Hanifa passò accanto ad un uomo di nome
Ash-Shabiyy, uno dei più grandi e più conosciuti studiosi Islamici. Ash-Shabiyy
chiese ad Abu Hanifa chi lo istruiva, ed egli rispose che studiava commercio. Ma
Ash-Shabiyy intendeva chiedergli chi tra gli studiosi lo educava. Ash-Shabiyy
trovò Abu Hanifa un ragazzo attento, attivo, intelligente e con una spinta che
non potevano essere soddisfatti solo dal commercio, quindi gli consigliò di
studiare scienze.
Oggigiorno risentiamo del fatto che non si riescono ad
individuare i talenti. I talenti nascono, muoiono e vengono seppelliti senza
essere scoperti da nessuno. Con un solo sguardo, Ash-Shabiyy capì che il
commercio non era l’unico campo nel quale Abu Hanifa avrebbe avuto successo. Se
avesse appreso le scienze religiose, sarebbe divenuto unico. Le parole di
Ash-Shabiyy furono lo sprone che permisero l’emergere del grande Imam, il
fondatore della prima e più famosa scuola di giurisprudenza islamica fino ad
oggi. Quella di Abu Hanifa, è la più diffusa scuola di giurisprudenza nel mondo
Islamico, in paricolare nei paesi non-arabi.
Abu-Hanifa cominciò chiedendo quali fossero le scienze religiose
disponibili per lo studio, e gli fu detto: “il Corano, gli Ahadeeth,
la linguistica, la poesia e la giurisprudenza”. Quelle erano le dottrine
fruibili a quel tempo. Chiese poi ad
Ash-Sha’biyy chi fosse il migliore studioso nel campo, ed
egli gli rispose: Hammad Ibn-Abu-Sulaiman.
Il giovane Imam, dopo questo incontro, cominciò la sua ricerca
sulla conoscenza, e accompagnò Hammad per 18 anni. Dopo solo 3 anni, Hammad
sentì che Abu-Hanifa stava migliorando, e lo lasciò sedere accanto a lui nel suo
circolo.
Oggigiorno, sentiamo di professori che di fronte ad uno studente
eccezionale, o lo vessano o lo espellono. Hammad invece permetteva agli altri di
riuscire, ecco perchè Abu-Hanifa gli rimase per sempre grato.
La coesistenza era talmente evidente in quella società che non
ci furono problemi di fronte al successo di un giovane di origine persiana, ed
era altresì palese in quella comunità di studiosi, che accettarono ed accolsero
benevolmente un commerciante, e in Hammad, che permise ad un giovane ricco di
divenire il suo studente e successivamente il suo collega.
Abu Hanifa richiese anche gli insegnamenti di Ja’far As-Sadiq,
il fondatore della giurisprudenza degli Shiiti. Egli studiò la loro
giurisprudenza nonostante lui si diversificasse da essa in vari aspetti. Questo
fu un grande esempio di coesistenza da parte sua. Indipendentemente dal fatto di
essere d’accordo o meno con un concetto, un individuo o un’ idea, si deve
accettare e rispettare la sua esistenza. Quella era una Comunità sana, che
rinforzava la coesistenza tra i suoi individui, dove vi era un Imam (studioso
islamico) che aiutava i suoi studenti ad eccellere, e poi rispettava ognuno di
essi come fosse un suo pari. Tali atteggiamenti producono una comunità matura,
tollerante, e prospera.
Intendiamo dire che la coesistenza è evidente in ogni istante
della nostra vita quotidiana. Devi coesistere con te stesso, con la tua
famiglia, con i tuoi superiori e con la tua società.
Nella società odierna, molti di noi stanno addirittura
spingendosi indietro l'un l'altro. Manca la coesistenza persino dentro casa. I
tribunali sono pieni di processi. Pensa a questo versetto, in cui Allah
l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come “... e abbiamo fatto di
voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda.” (TSC Sura XLIX,versetto
13).
Successivamente, Hammad fu informato che aveva avuto un’eredità
da un parente del Basra, e doveva andare lui stesso a ritirarla. Hammad, che
doveva perciò lasciare il circolo per circa due mesi, chiese ad Abu-Hanifa di
sostituirlo durante la sua assenza.
Avete mai sentito di un gruppo di ricercatori che ha avuto
successo insieme, ed è rimasto in seguito unito? L'occidente ha maggiori esiti
positivi perché lavora in un sistema istituzionale unito.
Abu-Hanifa sostituì il suo maestro per due mesi. Durante questo
periodo, fronteggiò a delle domande che non erano mai state poste prima. Quando
Hammad ritornò, Abu-Hanifa gliele presentò. Erano sessantain tutto; su
quaranta di esse Abu-Hanifa si trovò in accordo con Hammad e sulle altre venti
discordò. Ma il primo comprese più tardi che aveva torto su queste venti.
Abbiamo un problema grave nei nostri paesi, cioè che alle nostre
compagnie, fabbriche, università e gruppi di ricerca, manca lo spirito del
lavoro di squadra. Manca anche la coesistenza tra i professori e gli studenti.
Abu-Hanifa, in più di un’occasione, fu in disaccordo con
Hammad. Però chiedeva ad Allah perdono per Hammad nelle sue preghiere quanto lo
chiedeva per i suoi genitori. Chiedeva ad
Allah il perdono per tutti coloro che gli avevano insegnato un qualcosa e per
tutti coloro ai quali lui aveva insegnato. La gente gli chiese la ragione di
ciò, e lui rispose: “Per aiutarli a rimanere sulla retta via, e per continuare
ad essere ricompensato per le loro opere”.
Ci sono padri
che si chiedono come possono frenare i loro figli. I figli si chiedono come
comportarsi con i loro padri. Le donne si chiedono come possono vivere in
armonia con i loro mariti, etc... Abu-Hanifa aveva quaranta anni quando fondò la
sua grande scuola. Fu il primo a rigettare l'idea della giurisprudenza
individuale. Cominciò con un gruppo di quaranta
studenti. Il gruppo conteneva tutte le
specialità: commercio, lingua, Ahadeeth, Corano, interpretazione e poesia.
Questo gruppo avrebbe riunito e indirizzato i bisogni
ed i problemi della società attraverso la ricerca delle soluzioni nel
Corano e nella Sunna. Se
nulla fosse stato trovato, avrebbero pensato insieme a raggiungere una
soluzione. Infatti, centinaia o a volte migliaia di persone frequentavano queste
riunioni. Ma i quaranta esperti sedevano nelle prime file.
Abu-Hanifa presentava il problema, e poi iniziava la
discussione. Insieme analizzavano il problema, proponevano soluzioni e cercavano
la causa di esso. Un membro era designato a tener conto dei minuti della
sessione. Questo è un metodo scientifico che coinvolge l’analisi del problema,
le deposizioni, e poi le soluzioni. Ciò poteva durare per un giorno, due giorni
o anche una settimana. I membri del gruppo partecipavano alzando le mani ed
esprimendo opinioni. Eventualmente, alla luce dell'opinione
collettiva,raggiungevano una decisione finale a proposito del problema in
questione. E se mai la decisione fosse stata diversa dall'opinione di
Abu-Hanifa? Questo non rappresentava un problema,
perché la decisione era frutto delle opinioni
congiunte dei membri del gruppo.
Un ruolo molto importante fu adottato da un uomo chiamato
Abu-Yusuf, uno degli studenti più distinti di Abu-Hanifa. Egli occupava la
posizione di giudice capo nello stato islamico, durante il regno dei quattro
Califfi. Durante il periodo con Abu-Hanifa, scriveva la decisione finale, o
Fatwa (opinione
legale trasmessa dai sapienti islamici), e le
ragioni esistenti dietro tale decisione. Questo gruppo
lavorò per trent’anni, a partire da quando Abu-Hanifa aveva quarant’anni, e
continuò fino a che non giunse ai settanta. La scuola di Abu-Hanifa colmò
la lacuna esistente tra vita e religione.
Abu-Hanifa offrì la prima borsa di studio ad Abu-Yusuf. Sebbene
fosse uno studente povero, Abu-Hanifa pensava che fosse molto promettente. Ma un
giorno Abu-Yusuf decise di fondare un suo circolo personale, e allora
Abu-Hanifa, per dargli una lezione sull’importanza dello spirito di squadra,
chiese ad uno dei suoi corsisti di andare al circolo di Abu-Yusuf e presentargli
questa domanda: “Un uomo andò da un sarto (Abu-Yusuf era originalmente un
sarto), e gli chiese di accorciare un indumento per un dirham. Il giorno
seguente il lavoro non era stato fatto. Il terzo giorno il sarto negò di avere
preso l'indumento. Il giorno dopo ancora, passando dal sarto, l’uomo trovò il
suo indumento, accorciato e messo in vendita. Il sarto, sentendosi imbarazzato,
glielo restituì”.
La domanda per Abu-Yusuf era: “Il sarto merita di essere pagato?
“Se avesse risposto “sì” oppure “no” l’uomo gli avrebbe detto in entrambi i
casi: “Stai sbagliando”. Abu-Yusuf chiese quindi al gruppo presente nel suo
circolo di aspettare, mentre andava a quello di Abu-Hanifa.
Abu-Hanifa andò da lui, e lo incontrò da solo , quindi gli
disse: “Forse sei qui per la questione del sarto?”. Abu-Yusuf confermò. Allora
lui disse: “Se il sarto accorciò l'indumento prima di avere intenzione di
tenerlo, merita di essere pagato, ma se lo accorciò dopo aver deciso di tenerlo,
non la merita” Abu-Hanifa lo guardò e gli disse: “Chi pensa di poter riuscire da
solo senza il lavoro di gruppo deve compatire se stesso. Ho fede in te
Abu-Yusuf, e se ci lasci, perderai e perderemo”. Abu-Yusuf rimase poi con
Abu-Hanifa fino alla sua morte, e divenne in seguito il giudice capo
dell’intero stato islamico.
Vi suggerisco di pensare a questo esempio, alla sua logica,
saggezza, e tolleranza. Date una buona occhiata alla
nostra storia islamica. L'occidente dice che siamo terroristi, e che i
nostri metodi di ragionamento ristagnano perché coloro che fondarono la nostra
giurisprudenza erano stagnanti.
Allora, possiamo cominciare a pensare come vivere in armonia
l’uno con l'altro per l’Islam e per questa nazione? Allah l’Altissimo dice quel
che può essere tradotto come “Aggrappatevi tutti insieme alla corda di
Allah...” (TSC Sura III,versetto 103).
Infine, che la
Pace di Allah sia su tutti voi.
Amrkhaled.net©
جميع حقوق النشر محفوظة
Questo testo potrebbe essere pubblicato e duplicato
gratis per ragioni private, a condizione che l’autore sia menzionato. Per tutte
le altre ragioni, si deve prima ottenere un’autorizzazione scritta
dall’amministrazione del website. Per informazioni:
management@daraltarjama.com