Episodio 2



Un Invito alla coesistenza

 

Episodio 2

 

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. La Lode appartiene ad Allah, Signore dei Mondi; pace e benedizioni sul Profeta Muhammad.

 

Benvenuti alla seconda puntata di “Un invito alla coesistenza”.

 

Che cosa significa “coesistenza”? Significa trovare il modo per riuscire a capirsi, a parlarsi e a rispettarsi l’un l’altro nonostante si abbiano idee differenti, come è ovvio che sia; in che modo costruire dei ponti fra noi anziché dei muri, come riuscire ad avere, tra musulmani, delle conversazioni su un piano comune.

 

Questo programma è indirizzato a tutti: uomini, donne, genitori e figli. La nostra intenzione è di riuscire a ridurre la percentuale dei divorzi cercando di diminuire l’infelicità e aumentare il dialogo. Non solo: cerchiamo di ripristinare anche la conversazione tra padre e figlio, mostrando loro come andare d’accordo l’un l’altro; non vogliamo che la loro relazione sia basata solo su ordini, e non è comunque neanche corretto che il figlio si chiuda in camera rifiutando di dialogare con la propria famiglia.

 

Questo è un invito alla coesistenza e ad ascoltare il prossimo. Noi accusiamo sempre la generazione dei giovani, ma forse siamo noi la causa della loro deviazione, proprio perché non li ascoltiamo e non parliamo insieme. Ma la colpa è anche loro,  che fanno lo stesso con noi, o meglio: non abbiamo discorsi in comune di cui parlare. Dobbiamo salvarli, prima che entrino nel baratro della droga o dell’estremismo.

 

Il nostro scopo, è ciò che Allah l’Altissimo dice per quel che può essere tradotto come: “In verità i credenti sono fratelli: ristabilite la concordia tra i vostri fratelli…” (TSC- Sura XLIX, versetto 10). La nostra intenzione è la stessa che ritroviamo nel Detto del Profeta (PBSL[1]): “Invero il credente è amichevole e socievole, non c’ è bene in  colui che non stringe patti d’amicizia e che non è benevole con gli altri”.

 

L’obiettivo è far rispettare l’Islam nel mondo, in un momento in cui alcuni individui spingono l’Occidente a pensare che nella religione musulmana non esista il dialogo, nonostante sia basata proprio su di esso e  sulla coesistenza;  non solo: il nostro Corano, è proprio un Libro che promuove il dialogo. Nello stesso tempo, diciamo all’Occidente che coesistenza non significa imporre la sua cultura su di noi; questo significherebbe dissolvimento dell’identità dei nostri giovani. . Coesistenza vuol dire presenza di due parti differenti che lavorano su un piano comune senza impossessarsi della terra altrui.

 

Questo programma, inoltre, si rivolge ai musulmani che vivono in Occidente, e li invita ad  integrarsi nella società, per far conoscere al vicino di casa e al collega di lavoro il grande valore dell’Islam, senza però privarsi della propria identità Islamica.

 

Ho svolto un’ampia ricerca per cercare un aneddoto sulla coesistenza che derivi dalla nostra storia. Perché prendere dei modelli da altre culture quando ne abbiamo innumerevoli nei nostri trascorsi? Certamente non è un problema trarre beneficio dalle esperienze altrui, ma prendiamo questa opportunità  per mostrare il vero Islam.

 

Dopo il racconto della biografia del Profeta (pace e benedizioni su di lui), possiamo trovare modelli molto efficaci e adatti alla nostra situazione nelle storie dei  quattro Fondatori delle scuole teologiche dell’Islam.. Abbiamo scelto “i quattro Imam”per vari motivi ; fanno parte della nostra storia, furono guide alla coesistenza nel passato dei musulmani, anzi, per meglio dire, in quello dell’umanità intera; furono promotori della comprensione, del dialogo e della civiltà; li ho scelti anche perché loro hanno vissuto in un periodo che assomiglia molto al nostro. Vissero alla fine dell’epoca degli Ommaydi e all’inizio di quella degli Abbasidi. Quello fu una fase di grande rinascita e sviluppo scientifico, simile all’aumento tecnologico ed industriale del giorno d’oggi.

 

Vissero in un’epoca di invasioni culturali:  greca, persiana, romana. E nonostante ciò, i  quattro Imam riuscirono a coesistere con gli altri, a proteggere la religione e la cultura Islamica senza dissolversi, chiudersi  in sé stessi e nemmeno isolarsi.

Quel periodo, venne preceduto dal conflitto avvenuto fra ‘Ali Ibn-Abu-Taleb e Mu’awiyah Ibn Abi-Sufyan. Un conflitto simile a quelli che accadono oggigiorno. Più avanti potremo vedere come affrontarono questo problema.

 

I quattro Imam e la giurisprudenza islamica.

 

Essi vissero in un tempo durante il quale inziava a formarsi “il fiqh”, la Giurisprudenza Islamica. Dopo la morte del Profeta (PBSL) e dei Suoi compagni (che Allah sia soddisfatto di loro), le uniche fonti legislative erano il Corano e la Sunna[2]; vi era quindi necessità di stabilire delle leggi Islamiche adatte alle varie questioni della vita quotidiana. Questo è il significato di “Giurisprudenza Islamica”, cioè permettere di trovare una soluzione a tutti i problemi della gente e su ogni questione, alla luce del Corano e della Sunna. Come, ad esempio, ci si comporta in occasione di un matrimonio, di un divorzio, nella pratica del commercio, nei rapporti sociali, nei rapporti fra musulmani e non musulmani, fra un governante ed il popolo; ed anche per trovare soluzioni alle questioni riguardanti la pratica religiosa: le orazioni, il digiuno, ecc.

 

Questo compito è stato eseguito da  questi Imam, che furono i primi ad estrarre leggi dal Corano e dalla Sunna per risolvere i problemi della vita.

 

Ognuno di loro era diverso dall’altro; ciascuno aveva il suo modo di pensare e la sua filosofia. Nonostante questo, si amavano, si rispettavano e si stimavano l’un l’altro..Loro sono un vero modello di coesistenza!

 

Un vero modello per anche per l’Occidente, che afferma, sbagliando, che l’ inoperosità dei musulmani è causata dalla giurisprudenza Islamica. Ecco perché ho scelto l’esempio dei quattro Imam. Un esempio splendido di coesistenza, di comprensione, di dialogo, di ascolto, di accettazione dell’altro, senza necessariamente accettarne l’idea, ma il fatto che sia  diversa.

 

I tratti distintivi di ciascun Imam

 

Il segreto per cui i quattro Imam hanno avuto tanto successo, è la loro grande capacità di mettere in pratica la coesistenza. Essi erano contemporanei di altri sapienti più dotti rispetto a loro, dei quali però non ci è arrivato nulla. Questo significa che colui che ottiene le capacità di coesistere avrà un buon esito. Infatti, ciò che distingueva i quattro studiosi dagli altri sapienti o dai loro stessi insegnanti, fu la coesistenza che riuscirono a mettere in pratica sia con la generazione che li precedeva che con quella che li seguiva, designando la nuova generazione come erede della loro sapienza.

Ad esempio l’Imam Abu-Hanifa, quando notava delle caratteristiche particolari in qualche suo allievo che però era di famiglia povera, gli faceva dei doni in forma di borsa di studio, così l’allievo avrebbe avuto i mezzi per dedicarsi  all’istruzione. Un metodo, questo, che l’Europa ha conosciuto solo dopo tanto tempo. Fra loro, ne spiccarono quattro in particolare, fra cui Abu-Yusuf, che divenne il giudice supremo di tutto il mondo Islamico. Poi, Layth Ibn-Sa‘ad che fu un grande sapiente in Egitto, del quale però non ci è arrivato niente, nonostante l’Imam Ash-Shafi'y disse che Layth era più sapiente dell’Imam Malik; i suoi seguaci  hanno perso una grande ricchezza, non ereditando la sua sapienza.

 

Quindi fra le ragioni per cui i quattro Imam hanno avuto così tanto successo, ci sono la capacità di coesistenza, la flessibilità, la sapienza, appresa anche grazie ai numerosi viaggi ed al continuo trasferirsi in varie ed importanti città. Chi si distacca dalla gente, non potrà mai avere successo. Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, disse: “Invero il credente che frequenta la gente e che sopporta con pazienza il loro male, è certo migliore di colui che non li frequenta e al quale non viene arrecato alcun danno”.

Inoltre, i quattro Imam non hanno mai avuto un diverbio con un governante, anche se non erano d’accordo con la sua politica. Anzi, hanno potuto trasmettere il loro messaggio senza mai avere scontri.

 

Pensate che l’Europa è stata influenzata dalla metodologia di ragionamento dell’Imam Ash-Shafi'y, che fu il primo a stabilire delle regole su come estrarre dal Corano e dalla Sunna soluzioni per  infiniti problemi. La sua metodologia, basata sul pensiero logico, fu  adottata in seguito da Averroè, “Ibn-Roshd”, il filosofo andaluso da cui l’Europa ha tanto appreso. Avrebbe dovuto vincere il premio Nobel, proprio per essere stato il primo ad introdurre il metodo del ragionamento logico.

 

Riguardo all’Imam Ahmad Ibn-Hanbal, era una fonte ricca di scienza,capace di convogliare e di espandere l’armonia fra le persone;  alle sue lezioni, solevano assistere più di diecimila studenti, cosa che durò per un periodo di ben dieci anni.

Mentre l’Imam Malik  morì all’ età di settantotto anni, dopo aver insegnato per sessant’ anni agli studenti di tre generazioni diverse,  che provenivano da vari continenti: dall’Asia, dall’Africa e dall’Europa.

 

Breve presentazione dei quattro Imam

 

Per conoscere meglio i quattro Imam, presenteremo una specie di loro carta d’identità. L’Imam Abu-Hanifa e l’Imam Ahmad Ibn-Hanbal nacquero entrambi in Iraq. Il primo,   nell’anno 80 dell’Egira a Kùfa, un’ importantissima città che era la capitale della nazione Islamica all’epoca di ‘Ali Ibn-Abi-Talib. Il secondo invece a Baghdad, una città anch’ essa di grande importanza.

L’Imam Ash-Shafi'y e l’Imam Malik erano entrambi originari di “Al-Higiaz”, una regione dell’Arabia Saudita. È vero che l’Imam Ash-Shafi'y nacque a Gaza, in Palestina, ma  era di origine meccana.

Quindi due degli Imam erano di origine Araba e gli altri due no. L’Imam Ash-Shafi'y  aveva un legame di parentela con il Profeta (PBSL), che apparteneva alla tribù deu Quraysh. L’Imam Ahmad Ibn-Hanbal invece proveniva dai Bani-Shayban, un’altra tribù di grande importanza nella regione araba.

Invece gli altri due avevano differenti provenienze. Questo è un fattore molto importante per la coesistenza. L’Imam Abu-Hanifa era di origine persiana, ed i nonni dell’Imam Malik erano degli schiavi che vennero liberati all’ inizio dell’ era islamica.

Questo è un esempio di coesistenza: com’è possibile che delle persone non arabe possano essere delle guide per gli Arabi in materia di Giurisprudenza Islamica? Vedi come l’Islam ha potuto modificare il modo di pensare delle persone? Prima dell’arrivo di questa religione, era impossibile trovare un arabo che accettasse un idea o un ordine provenienti da un estraneo.

Avete visto la coesistenza? Nelle società attuali si valutano le persone in base alla cittadinanza o al passaporto, in base alla ricchezza o alla povertà. Avete capito allora perchè ho preso i quattro Imam come modello di coesistenza?

 

I quattro Imam in  ordine cronologico.

 

1- Abu-Hanifa  (m. 767 – 80 dell’egira)

2- Malik

3- Ash-Shafi'y

4- Ahmad Ibn-Hanbal

 

Ognuno di loro era studente di quello precedente. Ahmad Ibn-Hanbal era studente di Ash-Shafi'y, e questo a sua volta era studente di Malik. Ash-Shafi'y e Ibn-Hanbal erano studenti e discepoli di Abu Hanifa. Il primo era studente di Muhammad Abu Al-Hassan mentre il secondo di Abu-Yusuf. Nonostante fossero diversi l’uno dall’altro ed avessero diverse opinioni anche su una stessa questione,  parlavano benissimo l’ uno dell’ altro; ciò indica che coesistenza non significa lasciarsi dissolvere nelle personalità altrui, ma mantenere la propria, il proprio pensiero, rispettando gli altri ed i loro punti di vista, imparando a vivere e collaborare insieme. 

 

La loro situazione finanziaria.

 

Due di loro erano benestanti, gli altri due invece poveri; da qui si può dedurre che la coesistenza non è limitata ad una certa categoria della società ; Abu Hanifa era un ricchissimo mercante, indossava gli abiti migliori, ma allo stesso tempo era così modesto che quando si trovava in mezzo alla gente ed ai poveri, essi non pensavano che fosse così abbiente. È degno di nota anche il fatto che tutti i quattro Imam erano alti e belli,, due di loro chiari di pelle e  gli altri due scuri .

La ricchezza o la povertà non erano ostacoli per la coesistenza a quei tempi, ; i re ed i principi mostravano infatti grande rispetto e simpatia sia per Ash-Shafi'y che per Ahmad Ibn Hanbal, che erano entrambi poveri .

Nelle prossime puntate conosceremo insieme i dettagli delle loro vite e come si comportavano fra di loro e verso la società, tenendo sempre presente davanti ai nostri occhi l’obiettivo di imparare da loro come sviluppare la nostra  Ummah, “Comunità”, e come possiamo attuare la coesistenza nella nostra vita di oggi . 

 

Le loro opere:

Solo tre di loro composero dei libri.  Ash-Shafi'y compose “Al Resala”, che contiene tutto il suo pensiero,, Ahmed Ibn Hanbal compose  “Mosnad Al Imam Ibn Hanbal” e Malik compose “Al Muwatta’ ”, mentre il quarto,  Abu Hanifa, preferì insegnare ai suoi studenti e lasciare la stesura dei testi a loro, perché credeva molto nell’ascolto e nella consultazione con gli altri. Decise perciò  di costruire dei gruppi di studio, i quali  si riunivano ogni tanto per discutere insieme le questioni della vita del musulmano. Questa attività si protrasse  per ben 30 anni. In altre parole, possiamo dire che fu il primo a costruire un’accademia di ricerca; altre scuole dell’ epoca, terminarono i loro insegnamenti e raggiunsero il gruppo di Abu Hanifa per aiutarlo. Quindi, quando pensi alla nozione di “lavoro di gruppo” o al “brainstorming”, ricordati di Abu-Hanifa, in quanto fu il primo a utilizzare questo metodo, già nell’ 80 dopo l’Egira[3]

 

Stiamo parlando della coesistenza; forse possiamo salvare un'anima in Iraq con queste parole. Forse qualcuno in Libano deciderà di riconciliarsi con i suoi nemici e chissà, forse in Darfur ci sarà chi si ricorderà degli insegnamenti del Profeta (pbsl), che affermava sempre la stessa cosa, ossia che  i musulmani sono una sola nazione, che bisogna aver rispetto della vita e che è necessario dare importanza e protezione perfino al più debole o a chi, in qualche modo, è inferiore. La discrepanza fra il detto del Profeta, pace e benedizioni su di lui, e la realtà di oggi è dolorosa, ma continuiamo ad essere ottimisti. Proseguiamo a parlare dei quattro Imam.

 

Quanto tempo hanno vissuto?

 

Hanno vissuto a lungo. L’unico che morì piuttosto giovane fu Ash-Shafi'y, e ciò accadde all'età di 54 anni. L’Imam Malik continuò a tenere lezioni per 60 anni nella moschea del Profeta, a partire dall’età di 17 anni , fino alla sua morte, che avvenne quando aveva 77 anni.Come hanno potuto mantenere l'ammirazione ed il rispetto del pubblico per tutto questo tempo?

La conoscenza, benché necessaria, non è l’unico motivo. Ci devono essere stati altri fattori, come la personalità o il  carisma, la capacità di tollerare gli altri, di trattare con la gente e di ascoltarla. Abu-Hanifa scrisse: "Ho imparato, da un barbiere, cinque cose riguardo alla giurisprudenza che prima non sapevo ".

 

La loro fama.

 

Uno dei segreti dietro il loro successo è che erano un modello per gli altri. Hanno sempre messo in pratica ciò che predicavano, ed erano grandi adoratori di Dio. Migliaia di persone assistevano alle conferenze di Malik nella Rawda[4]; insegnava a studenti provenienti da tre continenti differenti e di tre generazioni diverse. E anche  Ash Shafi'y, ovunque andasse,, trovava migliaia di persone che si riunivano intorno a lui. Si è detto che nessuno, oltre ai Califfi ben guidati, era famoso quanto Ash Shafi'y ed Ibn-Hanbal a quel tempo, e purtroppo a volte subirono oppressioni, percosse e carcerazioni. Ibn-Hanbal disse: "Il mio funerale ed il vostro mostreranno la differenza che c’ è fra noi". Al suo funerale, infatti, parteciparono migliaia di persone, e tutte le strade si bloccarono.

Abu-Hanifa fu imprigionato e torturato, perché si rifiutò di accettare la posizione di giudice supremo ai tempi di Al-Khalifa Al Mansour. Questo avvenne perché il califfo  voleva interferire  nel lavoro dei giudici per interessi personali.

 

 

Le donne nella vita degli Imam.

 

 La madre di Ibn-Hanbal era una giovane vedova di 25 anni che rifiutò di sposarsi dopo la morte del marito.

 La madre di Ash-Shafi'y,  gli disse che lo aveva fatto studiare per poter riunificare la comunità islamica .

La madre di Malik lo guidò costantemente nel suo percorso.  Anche sua figlia svolse un ruolo significativo, quello di correggere gli errori degli allievi durante le lezioni.

Uno degli insegnanti privati di Malik era una donna, Aisha Bint-Saad Ibn-Abu-Waqqas, la figlia del grande Compagno che conquistò l’Iraq.

Quando Ash-Shafi'y venne in Egitto, andò a studiare da Nafisa, la nipote del Profeta (pace e benedizioni su di lui). Abu-Hanifa, soleva conservare un posto speciale per le donne fra i suoi trenta discepoli, che avevano il compito di aiutarlo nelle questioni giuridiche.

 

La madre di Abu-Hanifa, pensava sempre a lui come se fosse il suo bambino. Lui quindi fece un voto, quello di cercare di cambiare il suo modo di pensare nei suoi confronti. Una volta, ella rifiutò di seguire il suo parere, e  decise di consultare un’ altro uomo in una certa questione, un credente di nome Al-Qas di Zur'a, ma non un sapiente; Abu-Hanifa si offrì di accompagnarla da lui, ma prima di farlo, mandò a Zur'a una lettera per dirgli come doveva rispondere alla domanda di sua madre.  Infatti, egli le rispose con le parole che gli suggerì Abu-Hanifa, e la donna accettò così il suo parere!

 

 I loro talenti.

Oltre alla giurisprudenza, i quattro Imam avevano  del talento anche in altri campi. Ibn-Hanbal era abile in calligrafia. Ash-Shafi'y , invece, era un bravo poeta.

 

Per concludere, vorrei nuovamente ricordare ai musulmani che vivono in Occidente di integrarsi con le loro società, ma allo stesso tempo di essere fieri delle loro origini. Sto chiedendo agli iracheni, ai palestinesi e ai libanesi di imparare dalla nostra storia. Diffondiamo la coesistenza fra noi. Ho una dichiarazione, infine, da fare a tutti voi: non lasciate che "l’invito alla coesistenza" sia un dialogo unilaterale.

 

Inviateci i vostri commenti ed esperienze al sito www.amrkhaled.net.

Grazie mille . La pace di Allah sia su tutti voi .


 

[1] Pace e benedizioni su di lui

[2] La Tradizione del Profeta, che si estrapola dai suoi detti e fatti .

[3] L’emigrazione del Profeta da Mecca a Medina avvenuta nel 622 d.C

[4] Zona nella Moschea del Profeta a Medina.

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