Incontro con il Professor Amr Khaled sul convegno in Danimarca, sul programma "Alle dieci di sera".
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Lo scorso Febbraio, è stata posta una domanda su
www.amrkhaled.net che chiedeva a chiunque visitasse il sito: "Vorresti
essere un ambasciatore dell'Islam?” Più di due mila giovani hanno risposto e
dopo una lunga e accurata valutazione, sono stati scelti 25 giovani, alcuni
laureati ed altri agli ultimi anni di studio, per partecipare al convegno in
Danimarca. Ognuno di questi ragazzi ha soddisfatto le condizioni presenti nella
valutazione ed è stato perciò scelto per andare in Danimarca. Non solo sono
andati come rappresentanti ufficiali della conferenza, ma anche per esaudire il
loro desiderio personale di parlare e discutere con coloro che hanno offeso il
nostro caro ed amato Profeta (pace e benedizione su di lui).
"Sono con noi 4 dei giovani del convegno: Sawsan Shabki, di
professione medico, dall'Algeria; benvenuta. Dara Ratib, studentessa nella
facoltà di Economia e Scienze Politiche nell'Università Americana; benvenuta. E
Sara Al-Rifai, laureata in Belle Arti dall'Università di Helwan; benvenuta"
"Grazie"
"Infine, Khaled Barakat, che lavora nel campo di internet ed ha
partecipato a quest'iniziativa ed è presidente del gruppo dei giovani musulmani;
benvenuto."
" Grazie"
"La domanda è rivolta a lei (Khaled) ed è: quali condizioni
avete posto nel questionario che avete impostato sul vostro sito? E come mai
avete scelto questi giovani?"
"Abbiamo messo tantissime requisiti in un questionario
abbastanza complesso, e le persone responsabili nel H.R. (Human Resources) hanno
valutato ogni persona come se stessero assumendo un ambasciatore. Perciò abbiamo
imposto diverse qualifiche per quanto riguarda la lingua, l'aspetto,
l'esperienza all'estero, ed altre condizioni tra cui l'età che deve essere tra i
18 e i 27-28 anni, non di più per essere nella fascia dei 'giovani'. Tra i
prerequisiti si chiedeva una maturata esperienza nei contatti con gli
occidentali e con i non-mussulmani d'Europa; la partecipazione ad altri convegni
e il talento e l’esperienza nel parlare (a gruppi di gente). Infine, abbiamo
impostato domande per capire il loro modo di pensare e le loro analisi e punti
di vista sugli eventi attuali."
"Potete darci esempi di queste domande? Considerando che uno di
questi giovani è seduto davanti a voi, cosa gli chiedereste?"
"Una delle domande nel questionario era: Se accade un'offesa o
un attacco al Profeta (pace e benedizione su di lui) dentro o fuori il tuo
paese, come reagiresti?"
"E quale sarebbe la risposta giusta e quella sbagliata secondo
voi?"
"Non si può definire così le risposte, il nostro principio era
di capire se il giovane comprende cos'è il dialogo e se è disposto ad adoperarlo
per dibattere con la gente che non riesce a capire la nostra reazione a ciò che
è avvenuto. Il nostro intento, detto semplicemente, non era di andare a
dibattere con coloro che ci hanno fatto questo torto, ma di andare a dialogare
con i giovani che vedono che qualcosa è successo nel loro paese, ma non ne
capiscono la ragione; noi siamo andati per fargli capire chi è il Profeta di Dio
(pace e benedizione su di lui)."
"Sawsan, raccontaci della tua esperienza lì e se pensi che abbia
avuto successo o come avresti potuto renderla migliore"
" Secondo me è stata un'esperienza di grande successo, ed io
personalmente ero molto ottimista, come d'altronde lo erano tutti. Mi sono messa
in testa che anche i giovani danesi sarebbero stati interessati e curiosi di
conoscere la nostra cultura e le nostre usanze, proprio come io ero curiosa di
conoscere le loro. E infatti, grazie a Dio, abbiamo avuto una positivo riscontro
da parte loro."
" Che tipo di riscontro? E come lo hai percepito? E cosa ti dice
che è stato così?"
"Perche' hanno fatto tante domande e hanno dimostrato tanta
curiosità sia sulla mia religione che sul mio paese, l'Algeria."
"Che tipo di domande?"
"Per esempio, appena mi hanno incontrata mi hanno chiesto che
cosa facevo come professione? Quando gli ho detto che sono medico, mi hanno
chiesto domande riguardanti lo studio in Algeria e il mio paese in generale. Poi
vedendo che porto il hejab mi hanno chiesto se m'impedisce di compiere alcune
attività. Ho risposto di no, che il hijab non m'impedisce di guidare né di fare
ginnastica e andare all'università. Mi hanno fatto molte domande di questo
tipo."
"Dara, chi sono i giovani che hai incontrato lì? Sono venuti ad
incontrarvi nella sala del convegno o vi siete incontrati per le strade della
Danimarca?"
"Un pò qui e un pò lì. All'inizio ci siamo incontrati nella sala
del convegno per dialogare. E poi, dato che uscivamo in taxi per andare a
mangiare, abbiamo avuto a che fare con la gente per le strade della Danimarca.
Prima di partire devo dire che avevo molta paura di non essere accettati come
musulmani. Invece sono andata con il mio hejab e non ho avuto nessun problema
nonostante certa gente ci guardava con curiosità e un pò di scetticismo. Ma
erano tutti molto gentili."
"Questo vuol dire che siete rientrati nutrendo affetto per i
danesi e non odio?"
"Infatti, Gloria ad Allah."
"Sara, raccontami la tua versione personale di questo viaggio
con Amr Khaled. Come sapete, ci sono state tante critiche su questo viaggio, che
discuterò più avanti con il giovane divulgatore; per adesso vogliamo ascoltare
le vostre esperienze personali."
"Noi abbiamo incontrato giovani come noi, e come ha detto Amr
Khaled, quei ragazzi non avevano idea dei motivi del conflitto che è successo
nel loro paese. Erano quindi intenti ad incontrarci per parlare, e questa era
una cosa molto importante. Ci hanno trattato con ugualglianza come se non ci
fosse differenza tra di noi e le nostre rispettive culture. Perciò ci siamo
concentrati sulle nostre similitudini e non sulle nostre differenze, ed è stato
bellissimo."
"Che tipo di similitudini? Datemi qualche esempio."
"Il nostro amore per la conoscenza e la curiosità di apprendere
quel che ci succede intorno. Ci siamo concentrati sugli argomenti che ci
accumunano ed è stato perciò un incontro molto positivo."
"Ma quando siete partiti per la Danimarca, la questione aveva
raggiunto proporzioni enormi per loro, quanto alla crisi provocata dal
boicottaggio dei prodotti Danesi in tutto il mondo Islamico. Inoltre c'erano
scontri continui tra i due lati; raccontatemi come hanno affrontato questo
discorso con voi."
Risponde Khaled Barakat: "C'è un punto importante da menzionare;
c'è differenza nella percezione del problema tra il governo, i ministeri e la
popolazione. Noi ci siamo recati a parlare con gente come noi, gente imparziale
che desidera capire fino in fondo la questione, e far capire loro perché ci
siamo arrabbiati così tanto per l'accaduto."
"Però hanno almeno sentito dello scontro tra le civiltà (la loro
e la nostra) e stanno vivendo le ripercussioni."
"Il fatto che hanno sentito di questo scontro non significa che
sono d'accordo. Noi ci siamo incontrati con 25 giovani che rappresentavano le
700 organizzazioni che sono composte da 800,000 giovani, e trasmettevano a loro
il dialogo che si teneva tra di noi. Una gran parte di questi giovani non si
rendeva conto del problema e volevano quindi capire la causa di tanta rabbia.
Era questa la curiosità della quale ha parlato Sawsan e noi gli abbiamo spiegato
chi è per noi il Profeta (pace e benedizione su di lui). Siamo rimasti a
discutere dalla mattina alla sera per comunicare
a loro la gravità della situazione e per fargli capire quanto è sacro per noi il
Profeta (pace e benedizione su di lui). Era importante che si spiegasse il
perché di questa rabbia, questo boicottaggio, queste dimostrazioni e queste
immagini di persone che appiccano il fuoco alle bandiere e alle ambasciate
danesi. Quindi in questo colloquio c'è stata una parte importante ed essenziale
che era la spiegazione del nostro punto di vista e chi sia il Profeta (pace e
benedizione su di lui)”.
"Però alla fine, l'entusiasmo da solo non
vi può preparare per un convegno simile. Cosa avete fatto, dal punto di vista
tecnico, come preparazione prima di partire?"
"Vi dirò i punti in modo veloce e breve, ma
prima di farlo devo sottolineare che siamo andati non come divulgatori o esperti
di religione, ma come giovani."
"Ma voi avete in un certo senso
rappresentato i divulgatori e gli esperti di religione."
"Io sto parlando del fatto che ci sono
stati due giorni d'incontro. Durante uno di questi giorni si sono incontrati i
giovani di ambedue i gruppi per dialogare; durante il secondo giorno hanno
parlato i divulgatori mentre noi ragazzi abbiamo solo ascoltato. Io vi parlerò
solo del giorno in cui noi ragazzi ci siamo incontrati. Per quanto riguarda il
lato tecnico, uno degli esperti più inestimabili era il giovane divulgatore Moez
Masoud (che Allah lo protegga), che, essendo uno del gruppo dei giovani, era la
punta della lancia di questa squadra."
"Moez è il ragazzo che appare spesso sul
canale Iqra, giusto?"
"Si, proprio lui, ed era la punta della
lancia per noi per quanto riguarda il lato tecnico della discussione. Ma per il
resto, abbiamo discusso la libertà d’espressione e le iniziative positive che si
possono prendere da ambedue le parti. Tali questioni non richiedevano la
presenza di esperti di religione; quello che ci univa e dava forza, era l'amore
per il Profeta (pace e benedizione su di lui), e che eravamo pronti a riflettere
e a creare nuove idee per il dibattito. Poi c'è l'esperienza dei giovani
laureati in Economia e Scienze Politiche come per esempio
Dara, e giovani laureati in giornalismo, eccetera. Questo è stato quello che
abbiamo discusso."
"Adesso voglio ascoltare quello che avete da dire voi dopo
l'intervento di Khaled."
Dice Sawsan: "La mia laurea è nello sviluppo umano, e sono
un'istruttrice professionista nel Centro Canadese per lo sviluppo umano.
Inoltre, sono un istruttrice accreditata nel N.L.P., il programma
neuro-linguistico che è
caratterizzato dall'abilità di comunicazione e persuasione e ciò mi ha aiutato
tantissimo nel dialogo con l'altro gruppo”.
Dice Dara: "Ho vissuto all'estero per 18
anni e sin da piccola mi venivano fatte tantissime domande, del tipo: 'sei
musulmana? Preghi? Perché lo fai? Chi è il vostro Profeta?' E ogni volta che
succedeva qualcosa (che riguardava i musulmani) e veniva riportato dalla
televisione, mi chiedevano di spiegarglielo dato che provenivo da un paese
Islamico. Quindi ho molta esperienza in questo campo e inoltre ho frequentato un
corso chiamato Connection Revolution, che si occupava della risoluzione delle
dispute tra gli Americani, gli Arabi e i musulmani dopo l'undici Settembre.
Quindi, grazie a tutte queste esperienze, per me andare al convegno non è stato
qualcosa di nuovo, l'unica novità era la gente Danese con la quale non avevo mai
avuto a che fare prima d'ora”.
" Come sono stati scelti i ragazzi
dell'altro gruppo (Danese)? Nel senso, come si fa a sapere se il dialogo con
loro è andato bene? Vi siete ritrovati con ragazzi disponibili, gentili e
ragionevoli e ciò ha reso l'incontro abbastanza facile. Magari se vi foste
ritrovati con altri, non sarebbe andata così bene. Allora, come sono stati
scelti?"
"Non so esattamente come sono stati scelti,
so solo che ognuno di loro rappresentava un’organizzazione ed era perciò il
capogruppo di quella determinata associazione . Quello che li differenziava
dall’altra gente era la loro disponibilità ad ascoltare e non solo a difendere
il proprio punto di vista. Il loro più grande desiderio era proprio capire la
ragione della nostra rabbia e perché quanto è successo abbia raggiunto queste
proporzioni. Durante l'intera giornata abbiamo spiegato i nostri sentimenti e
la sacralità del nostro Profeta (pace e benedizione su di lui). Alla fine della
giornata hanno cominciato a comprendere tutti i nostri sentimenti e da dove
provengono”.
Dice Khaled Barakat: " Per accertarci che
il dialogo con questi ragazzi non fosse andato bene solo perché erano ragazzi
ragionevoli, abbiamo dialogato anche con la gente per le strade, ed è stato
facile perché i Danesi parlano bene l'Inglese. Tra questi 5 milioni e mezzo di
abitanti, quasi tutti hanno seguito gli episodi in televisione, ed è stato
perciò facile per noi parlare dell'argomento nei taxi, negli alberghi, per le
strade, e ovunque la gente era recettiva e pronta al dialogo, pronta ad
ascoltarci. Insistevano che l’accaduto non rappresentasse l'intero popolo
Danese, ma un giornale indipendente, e che anche loro si fossero schierati
contro quello che è successo dopo aver capito cosa significa per noi il Profeta
(pace e benedizione su di lui)."
"Se non vi dispiace vorrei risparmiare la
parte cruciale della discussione per il professore Amr Khaled; dopotutto la
vostra esperienza era guidata dall'entusiasmo e l'amore la cui positività non
può essere negata da nessuno. Però vorrei sapere da voi le conclusioni di
quest'esperienza, e quali sono le lezioni importanti che avete imparato da
questo viaggio e che vi potranno essere utili in futuro?"
Risponde Sawsan: " personalmente, la
lezione più importante che ho imparato è stata quella di non giudicare mai prima
di valutare le cose con i propri occhi. Nonostante il mio ottimismo, avevo
generalizzato il mio giudizio su di un popolo per causa delle azioni di un
giornale; questo mi ha insegnato che non bisogna mai giudicare prima di vedere
come stanno veramente le cose”.
Dice Dara: "Quello che ho imparato è che il
dialogo tra i cuori fa molta differenza; potrei essere intelligente e colta, ma
quando li ho incontrati e gli ho spiegato che sono stata ferita a causa delle
loro azioni, hanno risposto che anche loro sono stati feriti vedendo bruciate le
loro bandiere, eppure non hanno mai avuto a che fare con gli Arabi e i musulmani
in Danimarca. Questo mi ha fatto capire che ambedue i lati sono stati feriti e
quindi è importante che ci si parla col cuore per arrivare ad una via di mezzo
se Dio Vuole”.
Dice Sara: "Quello che mi ha colpito
veramente è il modo in cui ci siamo salutati; perché ho capito che in soli due
giorni i sentimenti si sono divampati, e c'erano delle ragazze che si sono messe
persino a piangere e ci hanno detto che non immaginavano che l'Islam fosse così
bello e che la loro visione si è ampliata e che d'ora in avanti trasmetteranno
il nostro sorriso ed il nostro calore a tutto il mondo. Quando si sentono queste
parole e questi sentimenti alla fine di una giornata non si può non essere
colpiti veramente."
Dice Khaled Barakat: "Prendo in prestito le
parole del Habib Ali Al-Jeffrey, che era con noi durante questo viaggio e che ha
detto in un programma qualche giorno fa, cioè, che non ci sono forti
contrapposizioni nel mondo Islamico e che noi abbiamo rappresentato un gruppo di
musulmani che ha dialogato con un gruppo simile di Danesi. Perché bisogna
ricordare che mentre c'è un gruppo di persone ingiuste, c'è un gruppo di persone
giuste ed imparziali e sono queste le persone che siamo andati ad incontrare.
Noi non neghiamo l'importanza del gruppo di musulmani che si è scontrato con la
parte ingiusta in Danimarca; in un certo senso ci
completiamo. Avevamo una percezione sbagliata nei confronti del popolo Danese e
quello Europeo in generale, pensavamo fossero tutti contro di noi. Questo non è
per niente vero e come ha detto Sawsan, non si può generalizzare e dire che ci
stanno tutti contro. Ognuno ha i suoi punti di vista e penso che le persone con
le quali abbiamo discusso e parlato, sia in convegno che per le strade, hanno
capito il nostro punto di vista abbastanza bene."
"Khaled Barakat, Dara Rateb, Sara Al-Rifai, Sawsan Al-Shebeki,
ringrazio Dio per il vostro ritorno; quest'esperienza si potrà di sicuro
aggiungere alla lista delle altre esperienze della vita che avete guadagnato.
Vi ringrazio e dopo l'intervallo parleremo in diretta del cuore
dell'argomento e gli attacchi che ci sono stati, con il giovane divulgatore Amr
Khaled."
"Nel giro di due giorni, tra il 9 e il 10 Marzo, c'è stato a
Copenhagen in Danimarca un grande convegno intitolato “Questo è il nostro
Profeta”. Diverse personalità hanno sponsorizzato questo convegno, ma in prima
fila c'era Amr Khaled che ha publicizzato il convegno sul suo sito richiamando i
giovani, che nutrivano il desiderio di parlare del Profeta (pace e benedizione su di lui) con
estranei, a rispondere ad un lungo questionario. La cosa strana è che è stato
accompagnato da molte accuse contro la sua iniziativa, a volte voci arrabbiate
con Amr Khaled personalmente. Ci sono state delle dichiarazioni, a volte in
diretta, come quelle del Dottor Yusef Al-Qaradawi, che ha descritto
quest'incontro sbagliato e dannoso per la Ummah[1].
Non è stato il solo a rendere nota la sua contrarietà, ce ne sono stati altri
che hanno reagito nello stesso modo, come per esempio il professor Fahmi
Huwaidi, Mohammad Salim Al-Awa e Mohammad Omarah, tutti illustri professori e
scrittori. C'è stato un certo dubbio e respinta contro questo convegno, mostrati
anche da una parte della comunità Islamica Danese contraria allo svolgersi di
quest'incontro. Vogliamo chiedere in diretta come mai è successo tutto questo?
C'è stata una vera ragione per tutto questo dubbio o ci sono alcuni fattori dei
quali non siamo al corrente, e che non avevano niente a che fare, né con il
convegno, né con le dichiarazioni che abbiamo sentito?
Senza presentazioni e in diretta, è con noi
il giovane divulgatore Amr Khaled; benvenuto e ringraziamo Dio per il tuo
rientro”.
"Grazie"
"La tua esperienza personale durante questo
convegno è stata positiva dal lato dell'accoglienza che avete ricevuto,
nonostante le molte critiche puntate sia al convegno che a te personalmente.
Cosa provi dopo il tuo rientro, una soddisfazione o un’amarezza, o magari una
revisione sull'accaduto per riflettere se c'è stato davvero qualcosa di
sbagliato che ha provocato la rabbia di alcune persone."
"Per quanto riguarda la revisione, io non
sono una persona testarda e penso che quello che è stato detto dai ragazzi sia
stato molto chiaro. Però la soddisfazione e l’amarezza sì; soddisfatto nel senso
che penso di avere aggiunto un qualcosa di nuovo alla Ummah, e non solo io, ma
anche molti altri. Penso che abbiamo offerto un qualcosa di attuale e
rispettabile, e che siamo riusciti a presentare una buona immagine dell'Islam.
L'ho detto a milioni di persone, che non siamo andati a chiamarli all'Islam,
siamo andati per fare vedere la faccia gentile dell'Islam, una cosa che siamo
capaci di fare."
"Come puoi dire “milioni”? Il convegno si è
svolto a porte chiuse, come mai la certezza che siete veramente riusciti a
raggiungere questo numero di persone?"
"Non è corretto, perché nell'era della comunicazione, durante
questi due giorni, chiunque fosse disposto ad ascoltarci poteva farlo, e come
hanno detto i ragazzi, il paese era pronto a riceverci e sapeva della nostra
venuta. Un punto importante che abbiamo sottolineato è che non siamo andati a
nome della Ummah, o di tutti i mussulmani, o di una comunità; non siamo andati
per terminare il boicottaggio né per negare il diritto della Ummah ad essere
offesa. Siamo andati semplicemente per parlare con la gente imparziale per
accertarci che rimanga neutra nei nostri confronti."
"Cioè...?"
"I paesi Scandinavi sono originalmente paesi neutri, e secondo
noi, Mona, ci sono tre scompartimenti: uno contenente i musulmani, un'altro
contenente i nemici dell'Islam che complottano contro i musulmani giorno e
notte, e infine un altro ancora, piuttosto grande, contenente i non-mussulmani
imparziali. Secondo me, quello che ci ha portato a questa crisi è che i nemici
dell'Islam, siano coloro che hanno disegnato le vignette o altri che hanno
semplicemente colto l'occasione per aggravare la situazione, hanno lo scopo di
attirare la gente neutrale nei confronti dei musulmani dalla loro parte per
entrare nel loro scompartimento. Ciò è perché da soli contro di noi non ce la
fanno, e perché hanno lo scopo di isolare i musulmani dal mondo. Inoltre,
nell'era della tecnologia e delle parabole satellitari, è diventato facile per i
musulmani ascoltare la voce dell'Islam, lo stesso per l'Europa, e questo è un
pericolo per loro. In poche parole, ci sono 20 milioni di musulmani in Europa, e
io, avendo vissuto in Europa per 3 anni per motivi personali (ora vivo in
Egitto), penso di capire come la pensano in Occidente, ed è evidente per me che
questi nemici vogliono trascinare dalla loro parte la gente che non si rende
conto del perché si bruciano le loro bandiere e perché noi urliamo la nostra
rabbia. Nessuno si è preso l'impegno di spiegare a questa gente (che ritengo
imparziale quindi non con noi ma neanche contro), cosa sta succedendo e il suo
perché. Ci sono diversi argomenti e ruoli, e tutti stanno attuando una protesta
alla quale non posso andare contro. In Danimarca ho spiegato che non si può
fermare il boicottaggio fino a quando non vengono prese iniziative sincere e
sufficienti per porre fine a questa crisi. Ma perché non cogliere questa
inconsueta occasione per spiegare a questa gente cos'è l'Islam in un momento in
cui sono disposti ad ascoltare? E siamo andati a chiedergli: “Possiamo
presentarvi la nostra fede? E il nostro Profeta (pace
e benedizione su di lui)? Potete incontrarci? Non pensate che forse conoscerete
un altro lato che non conoscevate prima d'ora?” Questa è la logica che ci ha
spinto a questo convegno, e penso che la soddisfazione provenga da qui. Mentre
eravamo nei taxi e ci sorprendevamo quando l'autista sintonizzava la radio e si
sentiva la voce del Habib Ali Al-Jeffry che discuteva quello che noi avevamo
ascoltato durante il convegno, e la sua voce si sentiva in sottofondo mentre era
chiara la voce in Danese o Inglese che traduceva. Io invece, sono apparso sul
telegiornale delle 9, seguito da un milione di telespettatori. Non mi hai per
caso chiesto da dove ho ricavato questi numeri? Durante la prima parte
del telegiornale la presentatrice mi ha chiesto: “Potresti raccontarci del
vostro Profeta così possiamo capire la ragione della vostra rabbia?” Ed ho
risposto: “Il nostro Profeta (pace e benedizione su di
lui) è colui che ci ha insegnato questo e quest'altro...” Per quanto riguarda i
giornali, e mi sarebbe piaciuto farteli vedere, in caratteri grandi, uno dei
giornali principali ha scritto: “Abbiamo capito da un convegno di musulmani...
il perdono, la convivenza pacifica, che i giovani sono il futuro e la speranza,
il rispetto reciproco, la variabilità umana... e ascolta questa incredibile
frase: Muhammad era un grande uomo... il governo deve agire... la soluzione è il
dialogo, poi il dialogo e infine il dialogo...”; Questi sono i milioni."
"Per quanto riguarda il dialogo, lo Sheikh
Al-Qaradawi quando ha voluto difendere la sua contrarietà a questo convegno ha
detto: “se viene offeso il padre di qualcuno, è logico andare a dialogare con
chi lo ha fatto?!” Secondo molti l'idea del dialogo divaga dal vero obiettivo
che ci accomuna."
"Ho ascoltato quello che i ragazzi hanno
detto e ti assicuro che chi ha offeso il nostro Profeta vuole semplicemente
attirare il resto della gente dalla loro parte per allargare il cerchio di chi
odia l'Islam spudoratamente, e dato che ci sono 20 milioni di musulmani in
Europa, questo rende le loro prospettive spaventose. Per rendere le cose più
chiare, c'è il Ministro del Tesoro tedesco che ha ricevuto un gruppo di
rappresentanti musulmani e ha detto loro:
"perché siete impazienti con le vostre
richieste? Noi stiamo diminuendo (in numero) mentre voi state aumentando in
Europa". Bisogna avere le idee chiare su quello che sta succedendo, e questo non
vuol dire che non ci deve essere una protesta. Poteva venire il dialogo senza la
protesta?! Chi sarebbe stato disposto ad ascoltarci senza questa protesta?!
Perché non diciamo che le due parti si completano? Durante il nostro convegno
non abbiamo avuto niente a che fare con la parte governativa, e anche le due
organizzazioni con le quali abbiamo dialogato sono popolari. Mentre eravamo in
Danimarca il ministro degli esteri Turco, Abdullah Gul, a nome
dell'organizzazione Islamica, s'incontrava con il governo Danese per risolvere
la crisi e la loro reazione con la comunità Islamica. Quindi c'erano reazioni al
livello governativo, reazioni al livello popolare e reazioni al livello degli
intellettuali. Ed è una cosa bellissima come questi parti si completano!"
" Secondo il tuo punto di vista, cosa ha
portato a questo schieramento contro di te? C'è chi ha detto che
quest'iniziativa era per fini politici; c'è chi ha detto che si voleva dare
importanza a questo convegno più di quanto si merita. E c'è altra gente che ha
semplicemente detto che chi ha avuto a che fare con questo convegno, compreso
Amr Khaled, ha sbagliato, come ha detto per esempio uno scrittore: "Torna a casa
tua, Amr Khaled". Quindi c'è stata una corrente molto contraria a te, cosa pensi
sia la ragione?"
"Innanzitutto, non
siamo noi che abbiamo dato troppa importanza al convegno, è stata la continua
discussione intorno ad esso, e penso che sia stato un volere divino per
aumentare l'ascolto. La prima domanda che mi è stata rivolta, quand’ero al
convegno con 60 rappresentanti della stampa, è stata: "Come mai sei qui
nonostante il fatto che il dottor Al-Qaradawi ci ritiene nemici?" Ed ho
risposto: “Prima di tutto non cambiare argomento; non si può ferire un quinto
della popolazione terrestre e poi cambiare argomento e discutere la differenza
di opinione tra due persone. Voi parlate di libertà d’espressione e nel mondo
Islamico esiste un dibattito tra noi. Il dottor Al-Qaradawi ha espresso un punto
di vista in questo dibattito tra noi musulmani, ma dov'è il dibattito tra voi,
occidentali, per quello che sta succedendo ai musulmani in Iraq e Palestina?
Dov'è la voce occidentale contraria alle ingiustizie che subiscono i musulmani?"
Rispondevamo alle loro domande con tutta la nostra forza. Il perché siamo stati
attaccati è un'altra storia, e io ti ho semplicemente dimostrato come ho
risposto a tali domande durante il convegno”.
"Hai tentato di classificare e capire questi punti di vista
diversi dai tuoi e di capire coloro che li hanno espressi?"
"Ci sono vari punti, ma prima accordiamoci su qualcosa: i nostri
Ulema e insegnanti sono intoccabili e vanno rispettati, e io mi recherò dal
dottor Al-Qaradawi per baciargli la testa perché ho imparato tantissimo dai suoi
libri; lo dico per chiarire come stanno le cose. La prima classificazione è per
esempio il professor Fahmi Huwaidi, che mi consiglia sia in privato che in
pubblico. Per quanto riguarda l'attacco, sono tante le ragioni tra le quali il
fatto che la parola "iniziativa" non è accettata da molti."
"La parola "iniziativa" viene associata a degli eventi non molto
positivi nella nostra storia, come per esempio l'iniziativa di pace (Palestina);
ed è stata quindi classificata come una parola che significa incapacità."
"Vorrei dire un’altra cosa: noi per quanto riguarda la storia
dei riformatori nel mondo, siamo ancora deboli e modesti; quando i riformatori
vengono con delle iniziative nuove, molti non li accettano poiché la mente umana
ha sempre come riferimento ciò che ha visto in passato. Quando qualcuno viene
con qualcosa che non conosciamo, ci è più facile respingerlo."
"Ci sono molti che chiedono come mai Amr Khaled è sicuro di
essere un riformatore!"
"Non ho mai detto questo, ho detto che siamo persone semplici,
(sapevo che mi avresti fatto questa domanda), e che facciamo iniziative con dei
giovani che ce la mettono tutta. Non c'è da vergognarsi poiché questi sono i
primi passi. Dall'altra parte, c'è un problema nel mondo Arabo, ovvero
l’opinione univoca e l’incapacità di accettare altri punti di vista. Voglio
farti un paragone: in origine ci sono 3 colori principali, il blu, il giallo e
il rosso. Se ogni colore fosse rimasto isolato, la bellezza e la varietà del
mondo sarebbe rimasta molto limitata. Ma quando si mischiano questi colori, in
varie misure, la terra si riempie di colori che la rendono bellissima e piena di
varietà. Sei giunta al punto che voglio esprimere? Lo stesso vale per le
diversità del pensiero, e io rispetto tutti i nostri Ulema e bacio le loro mani,
e se fossimo tutti dello stesso parere non avrei detto nulla di nuovo. Eppure ci
sono molte organizzazioni, per esempio "l'Unione degli Ulema musulmani", un
organizzazione magnifica e importantissima della quale non faccio parte né sono
membro; poi ci sono altre organizzazioni, come Dar Al-Fatwa Egiziana, della
quale fa parte il dottor Ali Joma'a che ci ha mandato una lettera lodando la
nostra iniziativa. C'è l'organizzazione Dar Al-Fatwa Siriana che ci ha mandato
simili lodi dallo Sheikh Said Ramadan Al-Buti, uno dei più importanti Ulema in
Siria. Altri esempi sono lo Sheikh Abdullah Bin Beh e la dottoressa Abla
Al-Kahlawi, una professoressa dell'Azhar. Vale a dire che ci sono tante
personalità e quindi tanti punti di vista, e questo non vuol dire che manca il
rispetto! Vuole semplicemente dire che c'è una varietà nel modo di vedere le
cose”.
"Molti non hanno ritenuto ciò una diversità di opinione, bensì
uno scontro di opinioni, e seguendo l'esempio che hai dato, uno scontro di
colori."
"Bella risposta, non pensavo che avresti risposto riferendoti
anche ai colori!"
"Giovedì scorso era il secondo giorno dopo il tuo rientro, e sul
canale Al-Jazeera è stato trasmesso che il governo Danese ha assicurato che non
avrebbe presentato nessuna scusa ai musulmani che devono imparare la lingua del
dialogo; questa dichiarazione ha più di un significato. Questo non vuol dire che
è stato tutto inutile?”.
"Quello che è richiesto è la flessibilità, l'Occidente non è un
pezzo unico; quando è sceso "Mido", un giocatore musulmano nella partita del
Tottenham, lo hanno fischiato perché era un giocatore Arabo e musulmano,
nonostante non lo conoscessero. Questo è razzismo e intolleranza. Però l'altra
metà dello stadio lo hanno applaudito rifiutando i fischi della parte opposta.
Nell'Occidente quando una signora che porta il Hijab sale su un autobus, le
chiedono di scendere e viene perquisita perché temono che abbia esplosivi, e non
è improbabile che con lei scenda un'altra signora nella fermata che non è la
sua, per scusarsi e dirle che loro hanno semplicemente paura di morire. In
Occidente ci sono varie voci, quelle razziste, quelle che odiano l'Islam, quelle
che chiedono di espellere i musulmani dall'Europa perché sono arrivati a 20
milioni. Però ci sono anche voci che vogliono conoscerci e quindi non li si può
raggruppare tutti in un unico gruppo e generalizzare, come molti fanno nei
confronti dei nostri paesi. Così come noi non vogliamo essere bollati tutti come
terroristi e chiediamo all'Occidente di non generalizzare in questo modo, lo
stesso vale per l'altro estremo. Lascia che ti dica cosa porrà fine a questa
questione: dici che ho sbagliato e che ho fatto qualcosa di anomalo? Ho con me
un dossier da Islamonline che contiene la conferenza stampa preparatoria del
convegno del Bahrain per la difesa del Profeta (pace e benedizione su di lui) al
quale parteciperanno tutti i nostri illustri Ulema".
"Chi lo rappresenta?"
"Il dottor Yusef Al-Qaradawi, il Shaikh Salman Al-Awdah, tutti
nomi importanti, e si terrà il 12 Marzo 2006. Io sono stato invitato da loro a
partecipare, e ne sono infinitamente grato e penso che sia un'altra prova che le
nostre opinioni si completano. Non vogliamo deviare dall'argomento originale e
perderci in un dibattito che mette noi contro i nostri professori e Ulema.
Vogliamo vedere cosa dice? 'Non vogliamo che ci vengano date delle scuse su di
un pezzo di carta o in una dichiarazione. Vogliamo delle scuse consapevoli.
Vogliamo che la società danese veda la giusta immagine del Profeta (pace e
benedizione su di lui). Non chiediamo agli altri di credere in ciò che crediamo
noi, ma speriamo che la Ummah si unisca nell'iniziativa di rettificare e
migliorare l'immagine dei musulmani e dell'Islam in Occidente. Vogliamo
focalizzare la nostra rabbia e ricavarne qualcosa di positivo. Non c'è scontro
tra il convegno che si è tenuto in Copenaghen come iniziativa del professor Amr
Khaled e il convegno del Bahrain, e si può ritenere il viaggio di Amr Khaled in
Danimarca come una visita preliminare di ricognizione. Oggi è stato scritto sul
giornale “Il rinascimento Egiziano” che il gran Mufti, sua eccellenza il Sheikh
dell'Azhar ha detto il 18 Marzo 2006 : “Il beneficio per tutti sta nel dialogo
con la Danimarca ed altri paesi, e chissà che non si riesca a risolvere il
conflitto e a migliorare l'immagine dell'Islam e dei musulmani nei Danesi. Noi
musulmani non sosteniamo l'isolamento dei paesi musulmani dal mondo e la nostra
fede non è una fede chiusa e rigida. Le reciproche visite possono essere una
fase nella soluzione del problema".
"Ma la questione non è così semplice, e tu lo sai. Non so cosa
ha aggravato ulteriormente il problema e non posso considerarmene una parte. Ma
c'è chi ritiene che andare in Danimarca per dialogare fosse come porgere l'altra
guancia. E ciò che ha aggravato la situazione è che la comunità islamica in
Danimarca era contro questo convegno, ed hanno detto: “Questo convegno è fallito
proprio come abbiamo previsto e avvisato il signor Amr Khaled prima che
iniziasse”. Ed hanno rifiutato la vostra venuta perché loro, essendo lì
dall'inizio, avevano opinioni diverse dalle vostre. E le ripercussioni per loro
sono più gravi dato che sono stati umiliati, e vengono umiliati fino ad adesso.
Penso che abbiate capito cosa intendo dire!"
"fammi dire un paio di cose. Il primo punto è che non è una
questione semplice e ci sono significati alquanto profondi. Il secondo punto è
per chi dice che il convegno è fallito, e io, proprio per questo, ho voluto
dimostrare quello che abbiamo compiuto, perché qualcosa è veramente stato
fatto”.
"Questa è probabilmente la prima volta che scene dal convegno
vengono mostrate alla televisione così dettagliatamente."
"Si, e per chi dice che non è venuto nessuno e che si è tenuto
dietro porte chiuse, ha torto. C'erano 60 rappresentanti di stampa durante il
convegno, e del mondo Arabo c'erano Al-Arabiya, Al-Jazeera, LBC e l'ART.
Quest'ultima era anche uno degli sponsor che hanno organizzato il viaggio dei
ragazzi. Voglio giungere al fatto che lì è successo qualcosa di molto bello.
Abbiamo fatto conoscere la nostra fede e ripeto per l'ennesima volta che per
nessuna ragione abbiamo chiesto di fermare il boicottaggio e che non siamo
andati per fare favori a nessuno. Abbiamo detto con determinazione ai danesi:
quello che è successo è il culmine dell'umiliazione, al limite della
maleducazione e non può essere accettato e quindi non possiamo chiedere di
fermare il boicottaggio. I nostri 25 giovani non hanno dialogato con i giovani
danesi dietro porte chiuse, e a tutt'ora dei giovani sono in contatto con
universitari di Copenaghen tramite Internet, raccontando loro cos'è successo.
Poi è stato trasmesso in diretta, con l'uso dei satelliti, l’intervento di Moez
in Inglese, e quello di Dara. Inoltre, è stata trasmessa la nostra partenza, che
vi abbiamo già raccontato, che ha visto i ragazzi e le ragazze di ambedue i
gruppi che si abbracciavano e piangevano. Abbiamo avuto l'esperienza di qualcosa
di nuovo e bello, e questo non lo rende negativo; non è possibile che si possa
fare qualcosa di bello anche se molto semplice?"
"Va bene, però anche se facessimo cose belle non vuol dire che
non ci si debba chiede che ripercussioni potrebbero avere!"
"Per quanto riguarda la comunità islamica in Danimarca,
generalizzare e dire che era contro di noi è sbagliato e faccio riferimento al
dottor Jihad Al-Farrah, capo del Consiglio Islamico Danese costituito da molti
anni e non da oggi. Per quanto riguarda la commissione di difesa del Profeta,
questa è stata formata come reazione a ciò che è successo; stai attenta a ciò
che sto dicendo, il dottor Jihad Al-Farrah mi ha chiesto ripetutamente di
aiutarlo ad apparire sui canali satellitari per spiegare cos'ha compiuto il
convegno per le strade della Danimarca. Ti darò il suo numero di telefono e
potrai parlargli di persona. Sarà presente al convegno del Bahrain essendo capo
del Consiglio Islamico della Danimarca, e mi ha detto: “Sono testimone del fatto
che non avete né tralasciato i vostri principi, né avete gettato ai Danesi un
salvagente. Avete parlato con forza e avete teso la mano per il dialogo. Dirò la
verità”, E mi chiedo allora, dove sta il problema?"
"Il problema è che quest'iniziativa e questo convegno sono stati
fatti dopo che il governo Danese ha espresso il suo desiderio di averli, ed è
stato detto quindi che l'unico lato che ne ricava vantaggio è quello Danese. È
stato detto che i danesi ne sono usciti come quelli che hanno accolto il dialogo
e sono apparsi comprensivi nei confronti dei musulmani. Allora l'iniziativa di
Amr Khaled è stata un vantaggio per l'Europa e i danesi, o per i musulmani? E
questo è stato chiesto in modo diretto e indiretto su molti fronti”.
"Noi abbiamo annunciato quest'iniziativa al Cairo durante una
conferenza stampa e poi ha risposto il governo danese che era disposto ad
accogliere questo convegno. Noi non ci siamo messi d'accordo con il governo,
siamo andati dalla gente comune ed è importante che questo punto sia chiaro: non
siamo andati a discutere col governo danese, non siamo esperti nel negoziare, e
ci sono enti ufficiali che si occupano di questo. Allora, perché siamo andati?
Ho indagato su due organizzazioni che avrebbero potuto spargere la voce per le
strade: il Consiglio dei Giovani Danesi, che rappresenta 800,000 giovani, e
l'Istituto Danese per il Dialogo Internazionale, e ambedue sono organizzazioni
non-governative. C'è un ruolo che non è stato preso da nessuno, ed è di far
conoscere cos'è l'Islam. Chiedo a chiunque mi sta ascoltando ora, perché da anni
vanno in Europa i divulgatori? Per parlare con le reciproche comunità Islamiche.
E questa è la prima volta che si va per parlare con l'Occidente, un Occidente
disposto ad ascoltarci”.
"Almeno è un buon tentativo anche se magari la pensiamo in modo
diverso per quanto riguarda il suo successo."
"Era questo il problema con la comunità islamica in Danimarca;
con chi mi dovevo mettere d'accordo? Ogni giorno mi telefonavano tanti
rappresentanti di vari parti della comunità che mi chiedevano di accordarmi con
loro e non con altri”.
"Allora questo vuol dire che anche la comunità lì, come noi, è
divisa?"
"Si, e non ho detto questo prima di partire per due ragioni: la
prima, è che non va bene che Amr Khaled si scontri con la comunità islamica
Danese prima ancora di partire; questa è una giovane comunità di 200,000
persone, e non la si può offendere. Infatti, il convegno che si terrà nel
Bahrein discuterà come poterle stare accanto, e io sono a loro disposizione per
qualunque cosa. Quindi, a chi mi sarei dovuto rivolgere? Se mi fossi messo
d'accordo con uno dei gruppi e non con l'altro ci saremmo ritrovati qui e mi
avresti chiesto “perché hai diviso la comunità islamica in Danimarca? Sei
accusato di avere diviso i musulmani”. Quindi questo è un punto; l'altro punto è
che ognuno dei gruppi della comunità rappresenta un'ideologia diversa, e io sin
dall'inizio sono stato molto cauto a non appartenere a nessun’ideologia
islamica; io parlo con tutta la Ummah, senza distinzioni."
"Intendi dire che tra i 200,000 ci sono diverse correnti?"
"è normale, stiamo parlando di una realtà che i musulmani vivono
oggigiorno. E per carità, non vogliamo accusare i mussulmani in Danimarca e tra
di loro ci sono tanti Sheikh e Ulema importanti e illustri, e noi abbiamo il
compito di aiutarli. Se Dio vuole, durante il convegno del Bahrain con i nostri
grandi Ulema e il dottor Yusef Al-Qaradawi, dimostreremo che gli stiamo vicini e
che li proteggiamo, perché alla fine ognuno di noi se ne ritorna a casa sua, ma
loro rimangono lì, soli”.
"Cosa ne pensa del boicottaggio? Allargando un pò la domanda,
poiché la reazione a queste vignette offensive è stata di rabbia, e diverse
persone l'hanno espressa in modi diversi. C'è chi è andato per le strade a
manifestare, chi ha boicottato i prodotti danesi e chi ha chiesto che vengano
avanzate delle scuse. Dove ti trovi, tra queste reazioni?"
"Prima di tutto, il boicottaggio è un modo di agire per avvisare
l'altro lato; quando si dovrebbe adoperare? Quando c'è un pericolo. Con questo
boicottaggio è come se i musulmani avvisassero l'Occidente dicendo: “State
attenti che qui c'è un grave pericolo perché avete commesso un gravissimo
errore”. Questo è il mio punto di vista. Quando bisogna lasciare i metodi
d’avviso? Quando il lato opposto si accorge del pericolo ed è disposto a
prendere iniziative per rimediare al problema. Allo stesso tempo non bisogna
adoperare tale mezzo senza interruzione o con estremismo perché si corre il
rischio di perdere l'effetto e si crea una confusione. Allora, quando è il
momento giusto per smettere? Il momento giusto è nelle mani dei danesi e non
nelle nostre, quando dimostreranno veramente del rimorso sincero e saranno
pronti ad agire in modo positivo."
"Come vedi le reazioni ufficiali e non ufficiali? C'è chi ha
detto che una scusa ufficiale è sufficiente e c'è chi ha detto che le scuse non
bastano”.
"Le scuse potevano essere sufficienti se fossero state date
dall'inizio; ma adesso con la complessità della crisi, le scuse da sole non
bastano e non intendiamo dire che ora ci vuole una punizione o vendetta. Però le
scuse si dovevano dare all'inizio, quando la ferita era ancora fresca non dopo
che è passato tutto questo tempo. Dobbiamo guardare la crisi in modo diverso; un
quinto dell'umanità è stato ferito in modo crudele e con l'avvento della
tecnologia il mondo si è rimpicciolito moltissimo e non appare più come paesi
sparsi e isolati. Quindi, sono convinto che i diplomatici e i politici non si
scuseranno con noi perché ci sono troppe variabili coinvolte. Io so perché i
danesi sono diventati così ma ora la questione è: ci sono iniziative che possono
essere prese dalla Danimarca per curare la ferita dei musulmani? E penso che se
questo succedesse, noi musulmani ci calmeremmo, ma fino a quando non succederà
la ferita rimarrà molto dolorosa. Chi pensa che l'argomento fosse finito, si
sbaglia. A questo punto ci si può chiedere del perché dell'iniziativa che ho
preso, Perché alla fine, né le scuse ufficiali né l'aggiornamento della legge
potranno risolvere la crisi. Se domani vengono fatte delle leggi che proibiscono
di offendere ciò che è sacro per i musulmani, non vuol dire che i nostri nemici
non troveranno modi di farlo lo stesso. Vogliono isolare i musulmani, e spero
che la gente capisca quello che sta succedendo. Se ci isoliamo, saremo
combattuti dal mondo intero. Vogliono che ci isoliamo, così nessuno può sentire
la nostra voce nell'era della telecomunicazione. Secondo me è importante che
parliamo con i popoli per far loro conoscere chi siamo, indipendentemente dalle
leggi. Con questo non intendo dire che sono contro le leggi, anzi, le leggi
possono essere di grande aiuto. È che non bastano. Io vorrei immunizzare le
popolazioni contro l'eventualità che questo succeda di nuovo. La realtà è che i
paesi scandinavi si sono uniti a noi nella questione Palestinese e non si sono
mai messi contro; La loro storia ne è testimone. Quindi, il fatto che queste
vignette siano state fatte nel loro paese è un segno per noi e un motivo per
farci conoscere da questi popoli affinché rifiutino e prevengano essi stessi il
ripetersi di simili episodi. Loro adesso si chiedono dov'è il problema? Ed è un
avviso per noi per prendere delle iniziative, e penso che ciò che è stato
pubblicato sul giornale, riguardo al rispetto per i musulmani, è molto positivo.
Oggigiorno è molto importante il dialogo; se nel passato l'uomo viveva isolato
in una giungla, adesso vive come persona istruita. E con questo non intendo dire
che indossa abiti e cravatta, no! intendo dire che è aperto al dialogo ma che ha
orgoglio e non si lascia calpestare. Noi siamo gente aperta al dialogo e al
dibattito, e il sacro Corano è un libro che dialoga con la gente. Il Profeta
(pace e benedizione su di lui) dialogava con la gente. Il Corano dice quel che
può essere tradotto come "Vi abbiamo creato in diverse tribù per conoscervi a
vicenda" (TSC – Sura XLIX, versetto 13),il dialogare è un decreto Divino. È da troppo tempo che noi
non dialoghiamo con gli altri popoli, ora che ci viene data quest'opportunità,
perché non la cogliamo?"
Arriva una telefonata da un musulmano sposato con una signora
Tedesca convertita all'Islam. La signora Tedesca chiede ad Amr Khaled in diretta
in Inglese:
"Vorrei dirvi che è da Ramadan che seguo il programma del
professor Amr Khaled perché me lo hanno consigliato sia mio marito che mia
suocera. E penso che sia stata una cosa molto positiva andare in Danimarca per
parlare con la gente dell'Islam. Io sono musulmana dal Ramadan del 2004..."
(Dice Mona, la presentatrice): " Posso interromperla un momento?
La Germania è un paese che confina con la Danimarca, giusto?"
"Si"
"La mia domanda è: pensate che questo convegno sia sufficiente a
cambiare il modo con cui sono visti i musulmani? Non sembra siano insufficienti
convegni e dialoghi a cambiare quest'impressione che si ha dei musulmani?"
"No, io penso che il dialogo sia una cosa molto positiva e vorrei che Amr Khaled
venisse qui in Germania a spiegare, proprio come ha fatto in Danimarca, di come
è aperto l'Islam e dei veri concetti della nostra fede."
"La ringrazio infinitamente"
"Grazie a voi"
Dice Amr Khaled: "Vorrei aggiungere che non si può parlare di
cosa abbiamo compiuto durante questo convegno, perché questo convegno è solo un
piccolo passo. Ma quello che si può dire è che ha aperto le porte per 20 milioni
di musulmani in Europa al dialogo. Abbiamo voluto dire a loro che c'è bisogno di
farsi conoscere all'Occidente. Il mio scopo non è dialogare con l'Occidente, ma
con gli stessi musulmani, come faccio durante i miei programmi televisivi. Però
mi sono ritrovato davanti al fatto che il dialogo con l'Occidente è essenziale
per il bene dei nostri paesi. Quindi non voglio dire abbiamo fatto questo e
quest'altro, ma non è giusto nemmeno dire che non abbiamo combinato niente."
"Avete messo la mano su alcune cose che hanno dato fastidio a
certa gente. C'è chi si chiede: 'ma chi è Amr Khaled, il liberatore dei
musulmani in Danimarca? È per caso l'eroe che ha migliorato le nostre relazioni
con loro? Che ha divulgato l'Islam?' Quindi dare troppa importanza a quello che
è successo può causare ulteriori problemi."
"Sono d'accordo con te, ma devo dire che questa è stata
un'iniziativa partita da me, il Habib Ali Al-Jeffry, il dottor Tareq Suwaidan e
i nostri giovani. E abbiamo pregato e pianto a lungo chiedendo a Dio che ci
desse le intenzioni giuste. Avevamo molta paura che le nostre azioni non
venissero accettate da Dio. Noi vogliamo semplicemente incontrare il Profeta
(pace e benedizione su di lui) il giorno del giudizio e offrirgli quanto abbiamo
fatto e dirgli, 'Durante Ramadan abbiamo parlato di te con i musulmani, e poi ci
è stata data l'opportunità di farti conoscere ai non-musulmani ' ed è una delle
prime volte che succede questo. Ma questo come ho detto prima, è solo l'inizio,
e c'è bisogno d'impegno e non solo da parte del nostro gruppo. Io penso che il
convegno del Bahrain con tutti i suoi illustri ospiti, e con il fatto che ho
avuto l'onore di essere stato invitato, è una grande spinta, e voglio continuare
a costruire quest'iniziativa anche con coloro che ci hanno criticato."
" C'è stata tanta critica, e addirittura alcune offese rivolte a
te."
"Non ho risposto né voglio rispondere a quelle parole.
Ricordati che io ero impegnato in un altro ruolo, e quel che è stato detto, è
stato detto prima che finisse il convegno, cioè prima che si potesse formare
un'idea chiara di quel che è stato compiuto. Come hai detto prima, c'è del dolce
e dell'amaro in quest'esperienza. Quando ero lì sentivo il peso del compito
perché rappresentavo la mia fede, la mia gente e il mio paese in modo limitato.
Quindi il mio comportamento era molto importante perché qualunque cosa sbagliata
avessi commesso sarebbe stata attribuita all'Islam. Io proteggo il mio udito e
la mia visione e dico a chi mi ha detto cose brutte, "che Dio vi ricompensi e
che Dio mi perdoni e vi perdoni.
C'e' un versetto del Corano che dice quel che può essere
tradotto come: "Abbassa però la tua ala verso i credenti" (TSC-Sura XV,
versetto 88). Io non voglio far parte di una lotta tra Ulema e non lo accetto
perché l'unica vittima sarebbe l'Islam."
Una telefonata da Mohammad Atiyah: "Che la pace sia con voi.
Innanzitutto io sono felicissimo del convegno e penso che ci dovrebbero essere
altri convegni, non solo in Danimarca. E chiedo al professor Amr Khaled che
spieghi a tutto l'Occidente la cultura Islamica, la nostra compassione, il cuore
della nostra fede e la missione del nostro Profeta (pace e benedizione su di
lui)."
Mona dice: "Pensa che il mondo ci possa conoscere tramite solo
dei convegni? Ci può anche conoscere dalle nostre industrie per esempio, o
magari da una premiazione, questi sono tutti modi per farci conoscere, non solo
tramite convegni."
"Non intendo dire solo convegni, voglio semplicemente dire che
c'è una grande necessità di fare conoscere chi sono i musulmani, sia tramite
convegni o come avete detto voi, tramite l'industria."
Dice Amr Khaled: "La questione non è stata solo il dibattito e
il dialogo, ma i nostri giovani e i giovani della Danimarca sono giunti a 5
accordi:
1-Uno scambio tra i giovani per conoscersi
meglio inter-culturalmente. Il primo convoglio di giovani Danesi partirà per gli
Emirati Arabi Uniti in Aprile, ospitati dall'organizzazione Taba diretta dal
Habib Ali Al-Jeffry.
2-Si terrà un festival della cultura
Islamica a Copenaghen per far conoscere l'Islam in Danimarca, e lo stesso verrà
fatto nel Medio Oriente per la culture danese alla quale parteciperanno Sami
Yusuf, artisti, scrittori e l'Università di Copenaghen.
3-S'inaugurerà un centro Culturale
Islamico a Copenaghen e si migliorerà il centro culturale danese nel Medio
Oriente. Non esistono ponti a senso unico, per ricevere bisogna anche saper
dare.
4-Ci sarà una collaborazione come per
esempio nelle piccole imprese e nella lotta contro la droga.
5-Un bus turistico che viaggia per le
città danesi per far conoscere la cultura Islamica.
Due di questi accordi si stanno già svolgendo, ovvero lo scambio
tra i giovani e il festival che si terrà a Maggio. Alcuni dei nostri giovani,
Khaled Barakat compreso, ritorneranno in Danimarca domani dove raggiungeranno
alcuni dei nostri che sono rimasti lì per continuare a progettare con i giovani
danesi."
"Nessuno sa se tutta questa polemica c'è stata a causa del
convegno o di chi ha preso l'iniziativa per questo convegno; ma qualunque sia il
motivo, non si può negare che quest'impresa che ha progettato qualche mese fa il
professor Amr Khaled è stata studiata e progettata bene dopo che si è espressa
la rabbia dei musulmani per le strade. E lui ha tentato di dirigere l'energia e
di raggruppare le persone nell'eseguire un progetto per risolvere la crisi. Ma
le polemiche ci sono state nel mondo Islamico e non voglio dire che sono state
negative, ma che hanno dato un po’ di varietà e hanno quindi contribuito
positivamente."
"Giusto, come le varietà di colori."
"E anche se ci fosse stato un consenso generale con l'impresa di
Amr Khaled, noi della stampa avremmo di sicuro sfidato l'accaduto e chiesto
molte domande. Alla fine, non ha importanza se ci sono stati diversi punti di
vista, l'importante è che eravamo uniti nel principio."
" Voglio dire di nuovo che il rispetto reciproco è
importantissimo, e che questi sono i nostri insegnanti e che vanno rispettati e
gli si devono baciare le mani anche se non condividiamo lo stesso modo di vedere
le cose. E non lo sto dicendo solo per dire, lo dico perché l'affetto che nutro
per loro è profondo perché la nostra missione è la nostra fede e i nostri paesi
e non abbiamo tempo da perdere in cose simili. Dico questo anche a coloro che ci
hanno offeso con parole dure, svoltiamo la pagina e concentriamoci a costruire
il futuro."
"Grazie Amr Khaled per questo incontro, e qualunque iniziativa
in futuro da parte tua o di gente che vuole fare del bene sarà di sicuro
positiva."
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