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Un invito alla coesistenza
Episodio Finale
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso; pace e benedizioni sul Profeta Muhammad.
Benvenuti all’ultimo episodio di “Un invito alla coesistenza”. Abbiamo trascorso mesi insieme presentando la nostra idea, le nostri intenzioni, discutendo le storie dei quattro imam. Abbiamo dedicato 4 episodi all’imam Abu-Hanifa, 5 all’imam Malik e 6 agli imam Ash-Shafi’y e Ahmad Ibn-Hambal. Per tutto il corso del programma abbiamo sottolineato il fatto che siamo fieri che nella nostra storia ci siano state persone tali. L’episodio di oggi è il riassunto dei precedenti 22; dunque possiamo intitolarlo:“ Cosa abbiamo appreso, come coesistere?”.
Abbiamo detto di aver imparato in modo particolare 10 concetti, ma prima d’iniziare voglio focalizzare l’attenzione sul fatto che lo sviluppo, rinascita, riforma o qualsiasi altra cosa non può avvenire senza la coesistenza. La coesistenza è un elemento necessario nell’Islam, un elemento vitale e non da mettere in pratica solo in determinati momenti. Quando la posizione del Profeta (pace e benedizioni su di lui) era debole a Mecca, coesisteva con i Quraish. D’altra parte, quando invece era forte a Medina, coesisteva con i miscredenti.
Ecco qui i dieci concetti :
- La coesistenza necessita del lavoro di gruppo.
Uno dei problemi di oggi è che molti di noi sono passivi e non hanno successo nei lavori di gruppo. Se sai lavorare in gruppo, saprai anche coesistere e se non sai lavorare in gruppo, non saprai coesistere. Vi ricordate di Abu-Hanifa? Egli aveva presentato una nuova idea. Voleva formare dei nuovi principi-guida per i musulmani perché il mondo intorno a lui si sviluppava rapidamente. Iniziò a visualizzare come il mondo sarebbe stato, e come la dottrina islamica avrebbe interagito con un simile nuovo mondo. Il suo scopo era quello di eliminare i divari che c’erano tra l’Islam e l’epoca in cui viveva. Non solo, egli era convinto di non potere raggiungere nessun obiettivo senza il lavoro di gruppo. Per questo radunò trenta sapienti specializzati in diversi campi, che si riunivano in conferenza per discutere. Questo durò per trent’anni; il risultato di questo gruppo di lavoro fu che la sua dottrina è una delle più famose al giorno d’oggi. Viene applicata nel Bangladesh, in India, in Pakistan, in Turchia, in Indonesia. Abu-Hanifa, un giorno, disse ad un suo studente, Abu Yusuf: “Non scrivere niente fino a quando non siamo tutti d’accordo” rispettando così le opinioni e i pareri degli altri membri. Dobbiamo incoraggiare i nostri figli a lavorare e a giocare insieme. Nessuno può inventare qualcosa da solo, e certamente nessuno può fare ricerche scientifiche o esperimenti da solo.
2. La coesistenza è convinzione e non imposizione.
Bisogna convincere le persone delle tue idee. Questo vale per i genitori come per i leader. La coesistenza non è però imposizione. Quando l’imam Malik era giovane, i suoi genitori notarono che egli non era interessato all’educazione e alla religione, amava piuttosto cantare e giocare. Essi cercarono di convincerlo utilizzando vari trucchi senza però imporre il loro punto di vista. Il padre ogni venerdì organizzava tra i suoi figli delle competizioni; Malik si rese conto che non sapeva niente e non rispondeva mai alle domande, allora decise che sarebbe diventato un buon cantante. Sua madre però sapeva che suo figlio non sarebbe diventato un bravo cantante e gli disse: “Un buon cantante deve avere una bella voce, se non l’ha le persone non lo ascolteranno anche se è di bell’aspetto”. Malik allora disse: “Allora cosa posso fare?” e la madre rispose: “Impara, prima però le buone maniere e dopo la scienza”. I genitori dovrebbero essere creativi nel far interessare il proprio figlio a cose che considerano un bene per il loro figlio.
Un altro esempio è Mansour, il Califfo. Egli andò dall’imam Malik e gli disse che apprezzava il suo libro “Al-Mowatta”e che avrebbe diffuso la sua dottrina in tutto il mondo; non solo, avrebbe appeso il libro nella Ka’ba e scritto con inchiostro d’oro. Ma Malik rifiutò e disse: “Io non impongo alla gente la mia dottrina”. I compagni del Profeta (pace e benedizioni su di lui) vivevano in diversi stati e ciascuno di loro preferiva una determinata dottrina. Questa è la vera coesistenza dell’Islam.
3. Trovare punti in comune con gli altri.
Ognuno di noi possiede delle proprie idee. Però è possibile che ciascuno di noi trovi dei punti in comune con gli altri al fine di coesistere con loro. Questa è la chiave del successo. Ai tempi dell’imam Ash-Shafi’y, i poeti scrivevano delle poesie indecenti, rifiutate dai sapienti religiosi. Allora cercò di trovare qualcosa in comune tra queste due parti riducendo così il divario che si era andato a creare. Iniziò dunque a scrivere poesie sulla società e sulle relazioni tra le persone. I sapienti apprezzarono quest’iniziativa e lo imitarono. Questo fece sì che le persone imparassero le regole della lingua araba e nello stesso tempo si istruivano sulla religione. Ash-Shafi’y aveva trovato un punto in comune tra lui e i poeti, convincendoli e portandoli dalla sua parte senza allontanarli come peccatori.
4. Accettare le persone come sono.
Molte persone sono molto idealiste. Alcuni possono amare una persona fino alla morte, ma se trovano in essa un qualcosa di errato, subito la odiano. Bisogna accettare le persone così come sono, con i loro difetti e pregi. Quando Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) fu accusata di fornicazione, Hassan Ibn-Thabet parlò male di lei. Anni dopo, il nipote di lei lo vide e voleva ucciderlo, ma Aisha disse: “Non ucciderlo. Anche se ha detto cose spiacevoli su di me, ha fatto grandi cose per il Profeta (pace e benedizioni di lui)”. Al-Mo'tasem, il califfo, torturò per molti anni l’imam Ibn-Hanbal. Tuttavia egli lo perdonò, e quando gli chiesero il perché egli rispose che il califfo salvò una donna in cerca di aiuto e inviò un intero esercito per liberare la sua terra.
5. Impare ad utilizzare l’arte della conversazione.
Come ci si può rapportare con le persone? Quando parli con qualcuno, ti arrabbi subito? Quando non sei d’accordo con qualcuno come ti comporti?
Il figlio di Ash-Shafi’y disse: “Mio padre non alzò mai la voce quando discuteva con qualcuno”. L’imam Ash-Shafi’y disse: “Non ho mai discusso con qualcuno con l’intenzione di sconfiggerlo. Io voglio solo consigliare le persone. Non mi importa se la verità è nelle mie parole o in quelle degli altri”. Egli si curava solo di mostrare e diffondere la verità.
Abu-Hanifa disse: “Questa dottrina è la migliore che si possa pensare. Se qualcuno propone di meglio, siamo disposti a seguirlo”. Un uomo andò da Ibn-Hanbal e gli disse: “Ho scritto un libro intitolato -Le differenza tra i quattro imam-“ ed egli gli rispose: “Intitolalo la ricchezza, l’abbondanza”.
Omar Ibn Abdul-Aziz disse: “Sono molto felice che i Compagni del Profeta abbiano opinioni diverse in alcune questioni”. Abu-Hanifa e Ash-Shafi’y avevano diverse opinioni sui dettagli relativi alla preghiera, per esempio, però quando Abu-Hanifa si recò alla tomba di Ash-Shafi’y a Medina, pregò nel modo consigliato da quest’ultimo in segno di rispetto.
Ibn-Hanbal disse che quando si prega e si conduce la preghiera come imam bisogna recitare la basmala a bassa voce. E disse alle persone che quando si recavano a Medina, dovevano recitarla a voce alta perché così facendo avrebbero attirato il cuore delle persone.
Ibn-Hanbal disse: “Ho vissuto con mia moglie per 30 anni e non siamo mai stati in disaccordo”.
Possiamo dire che il punto cruciale in una conversazione e nelle buone maniere è ascoltare l’altro. Dobbiamo sviluppare questa abilità. Guardiamo indietro, e vediamo come i quattro imam parlavano e si lodavano l’un l’altro.
6. Avere qualcosa da dare al mondo.
Avere delle buone intenzioni non è sufficiente per coesistere. Bisogna avere qualcosa da dare agli altri. Ogni relazione è basata sul reciproco scambio. Non è necessario che siano oggetti materiali, possono essere solo un sorriso o un emozione, ma ognuno ha bisogno di avere qualcosa in cambio. Questa qualità era presente in tutti i quattro imam. L’imam Ash-Shafi’y, per esempio, dispose le regole del pensiero razionale quando iniziò a formare la sua scienza e l’occidente ha avuto ed ha tuttora molti benefici da questo modo di pensare. Abu-Hanifa fece lo stesso. Entrambi hanno aggiunto qualcosa al mondo. Se hai qualcosa da dare agli altri potrai coesistere, in quanto l’altro ha bisogno di quello che hai.
7. La coesistenza ha bisogno di pazienza e saggezza.
Se vuoi coesistere con l’altro devi essere paziente. Coloro che si arrabbiano facilmente distruggono tutto quello che hanno costruito. Un giorno uno studente di Abu-Hanifa voleva tenere una sessione senza di lui, distruggendo così il concetto di lavoro di gruppo; d’altra parte Abu-Hanifa non voleva perdere quel pio studente. Essendo molto saggio, gli fece recapitare una domanda sapendo che egli non sarebbe stato in grado di rispondere. Successivamente lo studente capì che aveva ragione e ritornò a chiedere la sua guida. Abu Hanifa quindi non lo rimproverò, lo rassicurò sul fatto che avrebbe contribuito a lavorare per il bene dell’ Islam successivamente, e gli disse che avevano bisogno di lavorare come un gruppo; il suo studente si convinse e continuò a lavorare con lui.
Potrai trovare molte persone che potrebbero deviarti dai tuoi obiettivi, ma tu devi essere saggio per non contrastarli e non litigare con loro in modo da non farti condurre lontano dal tuo traguardo per mezzo di futili battaglie. Questo è stato fatto con Abu-Hanifa. Gli dissero che alcune persone parlavano male di lui. Questo è il destino di tutti coloro che presentano un qualcosa di nuovo al mondo. Le persone non accettano di essere cambiate facilmente. Chiesero poi ad Abu-Hanifa perché non replicasse, ed egli ripose con un versetto coranico, nel quale Allah l’ Altissimo dice quel che può essere tradotto come : “…Questa è la grazia di Allah ed Egli la dà a chi vuole. …” (TSC- Sura V, versetto 54).
Un altro uomo andò da Abu-Hanifa e lo insultò pesantemente. Abu-Hanifa gli rispose che Allah sapeva che egli non era come lui diceva, e pregò Allah che se l’uomo fosse stato un bugiardo di perdonarlo e se invece fosse stato un giusto di perdonare Abu-Hanifa stesso. Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come: “Non sono certo uguali la cattiva [azione] e quella buona. Respingi quella con qualcosa che sia migliore : colui dal quale ti divideva l'inimicizia, diventerà un amico affettuoso. Ma ricevono questa [facoltà] solo coloro che pazientemente perseverano; ciò accade solo a chi già possiede un dono immenso” (TSC- Sura XLI, versetti 34-35). Successivamente l’uomo che lo aveva insultato si pentì e chiese ad Abu-Hanifa di perdonarlo.
L’imam Malik chiese di sapere ciò che le persone dicevano su di lui. Un uomo rispose dicendo che alcuni gli volevano bene e parlavano bene di lui, mentre altri no. Egli ringraziò Allah l’Altissimo, e l’uomo gli disse: “Non è meglio che preghi affinché loro ti vogliano bene?”. Malik rispose: “L’orgoglio potrebbe uccidermi”. L’ uomo poi chiese cosa avrebbe pensato se tutti lo avessero odiato, e Malik rispose:”Allora potrebbero essere nel giusto”.
8. La coesistenza ha bisogno di sapienza.
Ricordate quando abbiamo detto che l’obiettivo dell’imam Ibn-Hanbal era quello di raggruppare gli ahadith e facilitare il lavoro altri sapienti. Un giorno un uomo gli chiese: “Per quanto tempo continuerai a studiare?” egli rispose “Fino a quando mi seppelliranno”. Alcuni andarono a raccontargli che c’erano persone che parlavano male di lui, e lui disse: “Il giorno dei loro funerali sarà il giorno decisivo”. Infatti durante i suoi funerali c’erano migliaia e migliaia di persone che pregavano per lui, mentre solo pochi seguirono il corteo funebre degli altri. La coesistenza ha bisogno di conoscenza, prima di parlare di qualsiasi cosa è bene che venga studiata prima.
9. La coesistenza si sviluppa sulla diversità delle opinioni.
Malik e Ibn-Hanbal erano concentrati a salvaguardare le basi dell’Islam e gli ahadith, ed erano in disaccordo con Abu-Hanifa, che si era concentrato sullo sviluppo e sulle innovazioni dei problemi che potevano sorgere in futuro. In più, Ash-Shafi’y cercò di stabilire per loro delle regole su come lavorare insieme. Abbiamo bisogno di entrambi. La diversità arricchisce l’Islam. Non ti arrabbiare quando trovi che alcune persone hanno opinioni diverse dalle tue. Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come: “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato.” (TSC- XLIX, versetto 13). Questo si applica a tutto il globo, dobbiamo trovare punti in comune con gli altri per incontrarci. Qualsiasi sia la religione, il partito politico, etc.; la diversità è un beneficio per tutti noi.
- La coesistenza non implica la perdita della propria identità.
Coesistere non significa perdere la propria identità e seguire quella di altri. L’Occidente dovrebbe accettare il fatto che siamo diversi e che alcune cose fanno parte della nostra identità e non possono essere tralasciate, come ad esempio l’hijab. Come possiamo parlare di coesistenza quando le mie terre vengono rubate? L’imam Ibn-Hanbal rifiutò di dare il suo terreno ai suoi superiori.
Questi erano i 10 concetti della coesistenza. Siamo giunti ormai alla fine del programma. Mi mancherete, ma ci incontreremo ancora. Allah l’Altissimo è testimone che le nostre intenzioni sono rivolte all’amore verso la nostra comunità, la nostra religione e l’intero mondo.
Avrei un’ultima parola per coloro che dicono che la religione non è un fattore positivo perché conduce all’estremismo e al fanatismo. Dico loro che la nostra religione è la religione della coesistenza, perché dobbiamo averne paura? Al contrario, non vogliamo perdere la nostra identità né vogliamo essere estremisti, proprio per questo insegniamo ai nostri figli come coesistere senza perdere la propria singolarità.
Restiamo lo stesso in contatto tramite le discussioni di gruppo sul sito www.amrkhaled.net
Per favore, non esitate ad inviarci tutti i vostri commenti e le vostre critiche.
Infine devo dire che il nostro grande obiettivo è il progresso della comunità. Riponiamo le nostre speranze sul fatto che lo sviluppo della nazione è nelle mani delle nuove generazioni. Non ci sarà mai progresso nella nostra nazione senza coesistenza. Abbiamo bisogno di vivere insieme e di mantenere la nostra identità. Spero che questo programma possa fare la differenza in almeno una casa o in una strada.
Grazie a tutti e spero ci rivedremo in Ramadan!!!!
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