La vita coniugale
Articolo
scritto dal professor Amr Khaled per la rivista “la donna oggi” con data dell’
11/05/2004, e questo è il testo:
Continuiamo
a parlare dei ruoli che può svolgere la donna musulmana per servire la sua
comunità e la sua religione regolarmente, senza intralciare il suo compito
principale, ossia quello di allevare e crescere i suoi figli secondo i principi
dell’Islam, e di assicurare un ambiente confortevole per il marito.
Nell’articolo precedente, ho discusso il problema delle nubili, ed ho chiarito
la potenziale soluzione applicando il principio che abbiamo accordato nel primo
articolo, ossia di sforzarsi ed impegnarsi: un’ora ogni giorno per la comunità e
la religione.
Oggi esaminiamo questa regola per risolvere un
altro tipo di problema. Il problema d’oggi riguarda un cieco che cammina in una
strada dove passano autobus enormi e vetture che corrono a tutta velocità; egli
non ha nessuna guida che lo aiuta a salvarsi dai pericoli che lo circondano da
destra e da sinistra.
È un poveretto; tutte le possibilità della
situazione nella quale si trova, sembrano essere scomode e miserabili, poiché
fermarsi non è sicuro, avanzare o tornare in dietro sarebbe un grosso rischio e
restare sospeso in mezzo è senza dubbio molto pericoloso.
Questo cieco può salvarsi da questa grave
situazione solo in due modi: il primo è che gli venga effettuata un’operazione
chirurgica da un chirurgo professionista, che con il permesso di Allah, lo
faccia guarire. Il secondo invece è che gli si presenti una persona vedente di
buon animo, poiché qualsiasi altra soluzione lo metterebbe in pericolo. Penso
che tutti noi siamo d’accordo su questo.
Tutta la scena è una simulazione; il cieco
rappresenta tutti gli uomini che sono stati privati dalla luce del Corano e
dalla guida della Sunna
“La Tradizione del Profeta”. Il Corano espresse questo nel detto di Allah
l’Altissimo che può essere tradotto come:
“Forse colui che era morto, e al quale abbiamo dato
la vita affidandogli una luce per camminare tra gli uomini, sarebbe uguale a chi
è nelle tenebre senza poterne uscire?…” (TSC-
Sura VI, versetto 122).
Nel versetto appena citato, la parola luce
significa “il Sacro Corano”. La domanda qui non è interrogativa, con bisogno di
una risposta chiara e di risultati concreti, ma è una domanda negativa
rimproverante. Gli autobus enormi e le autovetture imprudenti menzionate nella
scena precedente, rappresentano i problemi della vita che colpiscono un po’
tutti. Il musulmano - lasciando stare gli altri, per adesso - che vive la vita
senza riferirsi al Corano ed alla Sunna, verrà distrutto dai problemi quotidiani
della vita, poiché - in poche parole - non sfruttò l’unica guida che contiene
le soluzioni di tutti i problemi.
Soffermiamoci su uno di questi problemi, e vediamo
cos’ha fatto qualcuna con le sue amiche che hanno voluto comportarsi con lei
senza seguire né il Corano né la Sunna. Cominciamo con il problema del divorzio.
Nella nostra società araba, la percentuale dei casi
di divorzio già dopo il primo anno di matrimonio è del 33%, e sapete perché? Il
motivo è che lo scopo del matrimonio stabilito dall’Islam non è presente nella
mente degli sposi, per di più le basi sulle quali lo sposo sceglie la moglie e
la donna accetta il marito, sono completamente fuori luogo e rifiutate
dall’Islam. La relazione tra la donna ed il marito è tenebrosa, confusa e senza
limiti, esattamente come le lettere senza i punti. È tutto disordinato. La
resistenza è una parola che non conosce un significato chiaro o limiti da
rispettare; poiché per l’uomo esso rappresenta il controllo ed il dominio,
mentre per la donna raffigura una catena che cerca di rompere e di liberarsene.
Sia l’uno che l’altro concetto non sono stati ordinati né dal Corano né dalla
Sunna. In un ambiente così, i piccoli problemi si ingrandiscono, prevale la
testardaggine e svanisce la misericordia, facilitando così la rottura del legame
e diminuendo il valore del rapporto tanto forte e profondo stabilito dall’Islam
e voluto come titolo di questa relazione fra l’uomo e la donna.
Il matrimonio è una causa di vita, con lo scopo
principale di creare la serenità, l’affetto, la tranquillità e la misericordia
tra l’uomo e la donna; il Corano lo dimostra nel versetto 21 della Sura
Ar-Rûm (I Romani), dicendo quel che può essere tradotto come:
“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle
spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e
tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono” (TSC-Sura XXX,
versetto XXI).
Questo scopo si realizzerà solamente con i criteri,
le basi ed i principi stabiliti dall’Islam per questa relazione. Cercare di
affrontare questa causa ignorando queste basi e questi principi, potrebbe
trasformarla in un inferno, un incubo o addirittura in una tragedia,
distruggendo tutti i membri citati in causa, cominciando dalla donna per poi
passare all’uomo e finire con i figli. Colui che persiste nella cecità e
respinge la luce del Corano e la guida della Sunna, porta sé stesso ad essere
come il cieco nella scena precedente.
Cosa lega la donna musulmana ed il principio
“un’ora al giorno per la comunità e per la religione” con questo problema? La
donna musulmana - che vuole servire la sua comunità e la sua religione
applicando questa regola - potrà sicuramente, con il permesso di Allah, ridurre
enormemente questo problema, le cui conseguenze distruggenti sono ben chiare a
tutti gli interessati, a tutta la società; come? La risposta sta nello sfruttare
l’ora della quale abbiamo già parlato per dialogare con le ragazze come lei, sia
le nubili che quelle già sposate o altre ancora, per guidarle verso la
giurisprudenza islamica del matrimonio, come la stabilì l’Islam e lo
dimostrarono sia il Corano che la Sunna.
Con giurisprudenza islamica del matrimonio, intendo
tutto quello che riguarda: scopi, condizioni, doveri e diritti, buone maniere e
descrizioni che bisogna seguire dettagliatamente, partendo dalla conoscenza, il
fidanzamento, l’accettazione, il matrimonio e la sua consumazione, oltre agli
incarichi di entrambi le parti ed il rapporto tra di loro con i relativi limiti,
il modo per evitare i problemi e per risolverli, e molto altro sempre
riguardante il matrimonio. Questo dialogo può avvenire attraverso una lezione in
moschea, una seduta a casa o perfino tramite una chiacchierata al telefono;
l’importante è che derivi dal Corano e dalla Sunna (Tradizione del Profeta). Una
qualsiasi donna potrebbe avere il pretesto di non conoscere questa scienza come
dovrebbe, per non insegnarla agli altri; non importa: imparala… puoi - per
esempio - sfruttare tre ore delle sette (ore) settimanali - secondo la regola -
per imparare una lezione, leggere un libro, ascoltare una cassetta o usare
qualsiasi altro metodo di istruzione. Mentre le altre quattro ore vanno usate
per dialogare con gli altri su quello che già conosci, oppure scegli tu come
distribuire i compiti come meglio ti conviene. L’importante è che in fine tu
contribuisca ad illuminare la strada per poter trattare questo problema, per
evitare poi il divorzio che ormai si sta diffondendo in una maniera molto
preoccupante, che avrà come risultato una tragedia, che si aggiungerà alle altre
tragedie nelle quali sta vivendo la comunità islamica, a danno della religione.
La conseguenza del divorzio (specialmente se risultato da problemi di violenza,
litigi continui, oppure accaduto in modo offensivo e non per niente educato)
sono bambini che soffrono d’ansia, paura, isolamento dalla società o
aggressività nei suoi confronti, estremismo nei pensieri e nel comportamento e
la psicologia e la realtà possono darci molti esempi ancora.
Non vorrei essere crudele - poiché la crudeltà è
l’ultima cosa che mi appartiene - nel giudicare il bambino che attraversa questa
disgrazia, ma sfortunatamente si tratta di realtà. Desideriamo circoscrivere
questa realtà, e per questo invitiamo le nostre sorelle musulmane ad impegnarsi
affinché questo si avveri.
Le conseguenze del divorzio che influiscono sul
bambino, e che ho appena menzionato, valgono anche per i due genitori,
specialmente per la donna, alla quale si complica la vita. La società
–sfortunatamente - comincia ad avere paura di lei e ad accusarla ingiustamente
con i suoi sguardi, precludendole così la probabilità di rifarsi una vita senza
rinunce avendo puntata contro la spada solo perché è divorziata.
Quello che ho citato sulle donne, vale più o meno
anche per gli uomini, anche se un po’ meno. Il risultato di tutto ciò sono
bambini, uomini e donne che soffrono.
La donna musulmana in causa, è invitata a
proteggere i bambini, le donne ed anche gli uomini della sua comunità da questa
discordia che colpisce la società.
Continueremo a parlare di questo discorso la
prossima settimana se Allah vuole.
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