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Khaldun
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Khaldun

 

Pensavo che si trattasse di un bel sogno, o di una pellicola cinematografica, e che ad un certo punto mi sarei svegliato e sarei uscito sulla strada per tornare a casa dai miei.

Ad un tratto però questo sentimento svanì e di nuovo tornai a vivere la mia realtà. Siete forse rimasti stupiti da questa frase?

 

Ma cosa vuol dire “vivere la mia realtà”?

Vuol dire che la realtà attorno a me non dà il senso della vita, anzi, di fatto lo limita. Le circostanze e le limitazioni della mia realtà non corrispondono alla vita.

Avvicinatevi di più a me per comprendere quello che vorrei dire. Per guardarmi meglio.

Sì, eccomi! Sì, sono io, quel corpo pesante che giace immobile su un letto che sembra quello di un ospedale.Il mio corpo è collegato ad una macchina cuore-polmoni, senza la quale non potrei vivere.

Non sono in terapia intensiva e non si tratta di uno stadio di una malattia che passerà, anzi questa è la mia situazione “normale” e questa è la mia casa, e non un ospedale.

 

Immaginavo che si trattasse di un sogno, o di un film, dal quale avrei potuto uscire poco dopo, invece lo sto ancora vivendo. Sono dieci anni che sono così. Sì, dieci anni! Dio mio, come sono stati lunghi! E come sono stati brevi!  Giorni difficili, pieni di sofferenza e di tormento.

 

Avvicinatevi di più per conoscermi meglio.

 

Mi chiamo Khaldun.

Si dice che ognuno ha una parte in comune con il suo nome. Il mio deriva da “Khulud”, che significa eternità. E per un lungo periodo mi dissi che il mio destino era quello di rimanere per sempre in una situazione difficile.

Ma adesso sono più propenso a credere che sono destinato ad assomigliare a Ibn Khaldun[1], un fondatore di un nuovo stile di vita. Non potrei essere il creatore di uno stile di vita normale per una persona anormale, che forse diventerà una moda, ed una scelta per altri dopo di me? Un appoggio per quelli che si sentiranno a volte delusi e vinti che, pensando a me, potranno invece essere incoraggiati ad imboccare di nuovo il corso della vita ed il successo?   

 

Dio mi ha concesso la grazia di avere una madre unica e speciale. Mi ha dato tanto, oltre a cibarmi e vestirmi. Mi ha istruito, educato e preparato. Non so come posso descriverla. E’ una donna unica, fa specie a sé.

 

Quando ero piccolo, mi seguiva sempre con i suoi dolci sguardi. Mentre correvo e giocavo mi accarezzava e coccolava. Mi ha aiutato tanto, per essere sempre bravo in tutti i campi, dallo studio allo sport. Mia madre mi ha insegnato che la vita è successo, e che per avere successo c’è bisogno della forza di volontà.

Sono cresciuto con quell’idea fissa, e  ho acquisito tramite le varie esperienze una volontà ferrea.

Non l’ ho mai delusa. Ero sempre un figlio bravo e brillante. Nel 1994 ho passato l’esame di maturità a pieni voti tanto da permettermi di accedere alla Facoltà di Medicina, ma scelsi la Facoltà d’Ingegneria per specializzarmi in informatica. 

 

Insomma ero giovane che stava imboccando il suo itinerario con sforzo ed impegno,  dunque meritavo anche un po’ di svago. Un giorno d’estate, sulla spiaggia di Tartous, mi preparai per navigare con una piccola imbarcazione.

Mia madre mi ha insegnato sempre a sfidare le difficoltà, perché solamente le alte vette necessitano fatica.

Ma il destino di Allah prevedeva che mi accadesse un fatto che avrebbe cambiato tutta la mia vita. Non so come sia successo.  Non mi ricordo quando ho urtato contro una roccia, e tutto il mio peso ha causato la rottura di un piccolo osso. Tutto quello che mi ricordo è la gente attorno a me, le persone che mi hanno portato all’ospedale. Da un ospedale all’altro, da Damasco fino  alla  Russia, un medico dopo l’ altro, le operazioni,  le apparecchiature ecc…Non vorrei dilungarmi troppo sui particolari.

 

Per tutto questo periodo difficile mia madre rimase sempre accanto a me, tentando di fare tutto il possibile, di cercare di aiutarmi nonostante i costi.  Si affaticava al massimo, desiderando che io terminassi gli studi anche dopo la sua morte. E alla fine morì. Che Allah abbia misericordia di lei.

 

Mi lasciò alla cura di mio padre e di mia sorella, e prego Allah di ricompensarli al meglio per tutto quello che fanno per me.   

Alla fine, sono rimasto così, immobile sul letto, con una paralisi dei quattro arti. Non posso più muovere le braccia, le dita o i piedi. E inoltre ho una paralisi nel diaframma  che mi impedisce di  respirare normalmente, e così dipendo esclusivamente dal respiratore artificiale.

 

In sintesi, sono una mente viva in un corpo morto, giro il mondo con i miei occhi e comunico con quelli che mi stanno vicino con le orecchie e la lingua.

In teoria, uno come me dovrebbe cedere alle sciagure, e aspettare con calma e rassegnazione la morte, accettando il destino di Allah senza provare invidia nei confronti dei sani che percorrono ancora le vie della vita.

Ma io non sono fatto così, mia madre mi ha insegnato che la vita è successo e che per avere successo ci vuole una forte volontà, e la mia non è ancora paralizzata. Allah mi ha benedetto con una famiglia amorevole e con degli amici che mi stanno aiutando.

 

Così ho cominciato ad imparare la programmazione e la grafica computerizzata.     

Qualcuno potrebbe chiedermi ma come fai, senza né mani né dita, ad usare il computer?

 

Lo faccio con la lingua e le labbra che grazie a Dio si muovono ancora!

A dir il vero, all’inizio non era così facile. Ho fatto, con l’aiuto dei miei, molteplici tentativi per poter fissare il mouse e riuscire a controllarlo. Abbiamo dovuto addirittura fabbricare e modificare un mouse particolare. Per giorni,  mesi interi, ho fatto tentativi. Ho subito tante volte reazioni allergiche  alle labbra e irritazioni agli occhi. E mentre aumentavano i medicinali, cresceva di più la mia speranza. E alla fine ce l’ho fatta, sono riuscito a trovare un modo confortevole di usare il mouse.

 

Non è finita, c’è di più.

 

Sono arrivato ad un livello ottimo nella programmazione “C++” ( dopo aver superato un test).

Adesso lavoro presso una grande azienda che si occupa di un progetto orientato verso i bambini. Sono diventato un programmatore.

Non sono disoccupato. Sto lavorando e sto cercando di avanzare. Come vi ho già detto, il successo è la mia scelta.

Perdonatemi...so benissimo che non è bello parlare tanto di se stessi, ma credetemi: non si tratta di esaltazione eccessiva dell’Io. Semplicemente sono orgoglioso del mio successo.

E spero che mi permettiate di farlo, perché è realmente questo che ho fatto e che faccio. E vorrei presentarmi davanti ad Allah nel Giorno del Giudizio essendo grato dei Suoi doni, dei Suoi favori, grato di quello che mi ha dato e di quello che mi ha tolto, dicendoGli:

“O Allah, mi Hai concesso una lingua che Ti Ha glorificato, un cuore che Ti Ha ringraziato, un corpo che ha sopportato il Tuo destino. Ecco a Te, la mia modesta opera che ho potuto fare solamente con i Tuoi doni e con la Tua Forza. Infine, voglio essere perfetto per meritare la Tua soddisfazione”.

 

Sì, vorrei che il mio fosse uno sforzo che meriti il compiacimento di Allah.

Credo che il traguardo non sia così lontano. Vi aspetterò tutti quanti, voi che mi seguirete, alla vetta del monte del successo!


 

[1] il grande filosofo arabo e il fondatore della sociologia

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