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Episodio 3
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Un Invito alla coesistenza

 

 

Episodio 3

 

 

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso; pace e benedizioni sul Profeta Muhammad.

 

 

Benvenuti a “Un invito alla coesistenza”; abbiamo già spiegato cosa significa “coesistenza”. E’ un termine che deriva dalle parole “esistere insieme” e ci spiega appunto come possiamo convivere, capirci a vicenda, agire l’uno assieme all’altro. Come mai abbiamo voluto fare questo programma proprio adesso? Perchè la situazione nella quale ci troviamo è diventata ormai difficile da sostenere, e c’è bisogno di una voce che richiami la gente al dialogo. Non bisogna vergognarsi del fatto che abbiamo opinioni diverse, anzi, questa è una legge della natura, ma anche se abbiamo modi di pensare differenti, dobbiamo continuare a parlarci, rispettarci e ad accettare gli altri.  Il nostro motto, che sarà parte di tutto il programma, è il seguente versetto del Corano, nel quale Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come: “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme .In verità Allah è sapiente, ben informato” (TSC[1]- Sura XLIX, versetto 13).

 

L’armonia è una legge dell’Islam ed ogni giudizio che appartiene alla giurisprudenza islamica  punta a propagare armonia, tra la gente in generale, e tra i mussulmani in particolare. Allah, gloria a Lui l’ Altissimo, creò la terra affinché noi la sviluppassimo attraverso lo scambio reciproco di interessi, pensieri, commercio ed economia.

Siamo diversi, ma possiamo coesistere.

 

Continueremo a parlare dei quattro Imam, Abu-Hanifa, Malik Ibn-Anas, Ash-Shafi'y e Ahmad Ibn-Hanbal, ai quali va riconosciuto il  merito per essere stati i primi a formulare le regole del fiqh ( la giurisprudenza islamica). La giurisprudenza Islamica, è una delle più importanti materie scientifiche nell’Islam, perchè tenta di trovare soluzioni ai problemi nella vita delle persone alla luce del Corano e della Sunna[2] del Profeta (pace e benedizioni su di lui).

 

La mia intenzione, durante questi episodi, è di far realizzare il versetto nel quale Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come: “In verità i credenti sono fratelli: ristabilite la concordia tra i vostri fratelli e temete Allah. Forse vi sarà usata misericordia” (TSC- Sura XLIX, versetto 10). Il mio obiettivo è di avvicinarci l’uno all’altro,  Allah ne è Testimone. Non possiamo conoscerci se non coesistiamo; solo allora potremo parlare di rinnovamento, e potremo capire come comportarci con gli altri paesi e le altre razze durante questo processo. Il primo passo è: come possiamo vivere e coesistere insieme?

 

Oggi cominceremo a parlare del primo Imam, Abu Hanifa, un esempio efficace di coesistenza. Il vero nome dell’imam Abu Hanifa è An-Nu’man bin Thabit Al-Muzarban, era un  persiano. Abu Hanifa nacque nell’anno 80 dopo l’hijra[3], e proveniva da una zona tra l’Afganistan e l’Iran; quindi i suoi nonni non erano Arabi, ma si erano convertiti all’Islam. Morì nell’anno 150 dopo l’hijra. Visse per settant’anni e fondò la prima scuola di giurisprudenza Islamica. Alcuni studiosi infatti dicono che bisognerebbe pregare per Abu Hanifa durante le preghiere  perchè è grazie a lui che il fiqh ebbe inizio. Oggigiorno i musulmani sono in discordia, eppure sia l’ Islam che i musulmani dell’ epoca accettarono Abu Hanifa, nonostante non fosse Arabo.

 

Ibn Abi Laila, uno studioso, un giorno era  seduto con il governatore del Kufa, un arabo di nome Isa Bin Hisham, che parteggiava molto per gli arabi. Quando un giorno il governatore gli chiese chi fossero i migliori studiosi di  giurisprudenza Islamica, Ibn Abi Laila enumerò molti grandi nomi. Quando Ibn Hisham scoprì che gli scolari di Al-Madina, di Makkah, dello Yemen, di Yamamah, del Levante, della penisola Araba e di Basra non erano Arabi, la sua faccia divenne rossa dall’ira. Nel momento in cui chiese chi era lo studioso del Kufa, Ibn Abu Laila stava per dire Hammad, che era l’insegnante di Abu Hanifa (anch’ esso non arabo) però disse Ibrahim Al-Nakhiyy (che invece era arabo); Ibn Hisham ne fu sollevato, quindi disse ‘Allahu Akbar!’ (Allah è Grande).

 

I non-arabi eccellevano nelle scienze; gli arabi erano occupati con battaglie e conquiste, perciò non avevano il tempo per dedicarsi alle studio. I non arabi volevano far parte della nuova nazione islamica perciò si concentrarono molto nello studio. Da quel momento in poi, avvenne un bilanciamento fra i due gruppi. Gli arabi accreditarono gli studiosi non arabi, e si ottenne come risultato una comunità ben integrata.

 

Oggigiorno, i componenti di una comunità, accettano facilmente l’ inserimento di nuovi membri? Quando gli arabi diedero la possibilità ai non arabi di approfondire i loro studi, eccelsero; effettivamente preservarono molti argomenti nobili dell’ Islam.

 

Un uomo come Abu Hanifa, per esempio, era accettato nella comunità nonostante fosse persiano. Col passare del tempo, fu conosciuto addirittura come “il più grande Imam” o “l’Imam degli Imam”.

 

Abu Hanifa crebbe nel Kufa, il centro del regno Islamico ai tempi di Ali ibn Abu Taleb. Una grande moschea fu costruita in quella zona; essa poteva accogliere 40.000 persone, e proprio questa moschea sarebbe stata il punto di  partenza di Abu Hanifa.

 

Suo padre era un mercante di tessuti. A soli diciasette anni, il giovane Abu Hanifa decise di far diventare il negozio di suo padre il più grande esistente in Iraq. Cercò quindi l’uomo più bravo nell insegnare scienze commerciali,  dato che lui affrontava ogni questione nella vita tramite le scienze. A proposito, tre tra i quattro Imam furono spronati dalle loro madri a studiare scienze; questo accadeva  80 anni dopo l’ hijra. Stranamente oggigiorno poca gente adopera  le scienze nella negoziazione. Eppure Abu Hanifa voleva uno specialista che gli insegnasse l’essenza del commercio. In questo periodo, non aveva in mente lo studio, ma semplicemente voleva avere successo nella vita.

 

Disse perciò al padre di modernizzare il suo negozio e in poco tempo divenne uno dei più grandi nel Kufa. Il ragazzo eccelleva in ogni cosa che faceva. Il padre lo lasciò fare, e in poco tempo divennero ricchi, guadagnando un reddito annuale di 200,000 dinar. Abu Hanifa tratteneva appena 4,000 dinar per se stesso e per la sua famiglia, e dava il resto in carità.

Oggigiorno, quando un figlio entra in affari con il padre, si creano numerosi problemi. Il padre vuole mettere in pratica il suo metodo, e il figlio vuole innovare.

 

Un giorno, Abu Hanifa passò accanto ad un uomo di nome Ash-Shabiyy, uno dei più grandi e più conosciuti studiosi Islamici. Ash-Shabiyy chiese ad Abu Hanifa chi lo istruiva, ed egli rispose che studiava commercio. Ma Ash-Shabiyy intendeva chiedergli chi tra gli studiosi  lo educava. Ash-Shabiyy trovò Abu Hanifa un ragazzo attento, attivo, intelligente  e con una spinta che non potevano essere soddisfatti solo dal commercio, quindi gli consigliò di studiare scienze. 

 

Oggigiorno risentiamo del fatto che non si riescono ad individuare i talenti. I talenti nascono, muoiono e vengono seppelliti senza essere scoperti da nessuno. Con un solo sguardo, Ash-Shabiyy capì che il commercio non era l’unico campo nel quale Abu Hanifa avrebbe avuto successo. Se avesse appreso le scienze religiose, sarebbe divenuto unico. Le parole di Ash-Shabiyy furono lo sprone che permisero l’emergere del grande Imam, il fondatore della prima e più famosa scuola di giurisprudenza islamica fino ad oggi. Quella di Abu Hanifa, è la più diffusa scuola di giurisprudenza nel mondo Islamico, in paricolare nei paesi non-arabi.  

 

Abu-Hanifa cominciò chiedendo quali fossero le scienze religiose disponibili per lo studio, e gli fu detto: “il Corano, gli Ahadeeth3, la linguistica, la poesia e la giurisprudenza”. Quelle erano le dottrine fruibili a quel tempo. Chiese poi ad Ash-Sha’biyy chi fosse il migliore studioso nel campo, ed egli gli rispose: Hammad Ibn-Abu-Sulaiman.

 

Il giovane Imam, dopo questo incontro, cominciò la sua ricerca sulla conoscenza, e accompagnò Hammad per 18 anni. Dopo solo 3 anni, Hammad sentì che Abu-Hanifa stava migliorando, e lo lasciò sedere accanto a lui nel suo circolo.

 

Oggigiorno, sentiamo di professori che di fronte ad uno studente eccezionale, o lo vessano o lo espellono. Hammad invece permetteva agli altri di riuscire, ecco perchè Abu-Hanifa gli rimase per sempre grato. 

 

La coesistenza era talmente evidente in quella società che non ci furono problemi di fronte al successo di un giovane di origine persiana, ed era altresì palese in quella comunità di studiosi, che accettarono ed accolsero benevolmente un commerciante, e in Hammad, che permise ad un giovane ricco di divenire il suo studente e successivamente il suo collega.  

  

Abu Hanifa richiese anche gli insegnamenti di Ja’far As-Sadiq, il fondatore della giurisprudenza degli Shiiti.  Egli studiò la loro giurisprudenza nonostante lui si diversificasse da essa in vari aspetti. Questo fu un grande esempio di coesistenza da parte sua. Indipendentemente dal fatto di essere d’accordo o meno con un concetto, un individuo o un’ idea, si deve accettare e rispettare la sua esistenza. Quella era una Comunità sana, che rinforzava la coesistenza tra i suoi individui, dove vi era un Imam (studioso islamico) che aiutava i suoi studenti ad eccellere, e poi rispettava ognuno di essi come fosse un suo pari. Tali atteggiamenti producono una comunità matura, tollerante, e prospera. 

  

Intendiamo dire che la coesistenza è evidente in ogni istante della nostra vita quotidiana. Devi coesistere con te stesso, con la tua famiglia, con i tuoi superiori e con la tua società.   

  

Nella società odierna, molti di noi stanno addirittura spingendosi indietro l'un l'altro. Manca la coesistenza persino dentro casa. I tribunali sono pieni di processi. Pensa a questo versetto, in cui Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come “... e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda.” (TSC Sura XLIX,versetto 13).

  

Successivamente, Hammad fu informato che aveva avuto un’eredità da un parente del Basra, e doveva andare lui stesso a ritirarla. Hammad, che doveva perciò lasciare il circolo per circa due mesi, chiese ad Abu-Hanifa di sostituirlo durante la sua assenza.  

  

Avete mai sentito di un gruppo di ricercatori che ha avuto successo insieme, ed è rimasto in seguito unito? L'occidente ha maggiori esiti positivi perché lavora in un sistema istituzionale unito.   

  

Abu-Hanifa sostituì il suo maestro per due mesi. Durante questo periodo, fronteggiò a delle domande che non erano mai state poste prima. Quando Hammad ritornò, Abu-Hanifa gliele presentò. Erano  sessantain tutto; su quaranta  di esse Abu-Hanifa si trovò in accordo con Hammad e sulle altre venti discordò. Ma il primo comprese più tardi che aveva torto su queste venti.   

  

Abbiamo un problema grave nei nostri paesi, cioè che alle nostre compagnie, fabbriche, università e gruppi di ricerca, manca lo spirito del lavoro di squadra.  Manca anche la coesistenza tra i professori e gli studenti.

   

Abu-Hanifa, in più di un’occasione, fu in disaccordo  con Hammad. Però chiedeva ad Allah perdono per Hammad nelle sue preghiere quanto lo chiedeva per i suoi genitori. Chiedeva ad Allah il perdono per tutti coloro che gli avevano insegnato un qualcosa e per tutti coloro ai quali lui aveva insegnato. La gente gli chiese la ragione di ciò, e lui rispose: “Per aiutarli a rimanere sulla retta via, e per continuare ad essere ricompensato per le loro opere”.

  

Ci sono padri che si chiedono come possono frenare i loro figli. I figli si chiedono come comportarsi con i loro padri. Le donne si chiedono come possono vivere in armonia con i loro mariti, etc... Abu-Hanifa aveva quaranta anni quando fondò la sua grande scuola. Fu il primo a rigettare l'idea della giurisprudenza individuale. Cominciò con un gruppo di quaranta  studenti. Il gruppo conteneva tutte le specialità: commercio, lingua, Ahadeeth, Corano, interpretazione e poesia. Questo gruppo avrebbe riunito e indirizzato i bisogni ed i problemi della società attraverso la ricerca  delle soluzioni nel Corano e nella Sunna. Se nulla fosse stato trovato, avrebbero pensato insieme a raggiungere una soluzione. Infatti, centinaia o a volte migliaia di persone frequentavano queste riunioni. Ma i quaranta esperti sedevano nelle prime file.

  

Abu-Hanifa presentava il problema, e poi  iniziava la discussione. Insieme analizzavano il problema, proponevano soluzioni e cercavano la causa di esso.  Un membro era designato a tener conto dei minuti della sessione. Questo è un metodo scientifico che coinvolge l’analisi del problema, le deposizioni, e poi le soluzioni. Ciò poteva durare per un giorno, due giorni o anche una settimana. I membri del gruppo partecipavano alzando le mani ed esprimendo opinioni. Eventualmente, alla luce dell'opinione collettiva,raggiungevano una decisione finale a proposito del problema in questione. E se mai la decisione fosse stata diversa dall'opinione di Abu-Hanifa? Questo non rappresentava un problema, perché la decisione era frutto delle opinioni congiunte dei membri del gruppo. 

  

Un ruolo molto importante fu adottato da un uomo chiamato Abu-Yusuf, uno degli studenti più distinti di Abu-Hanifa. Egli occupava la posizione di giudice capo nello stato islamico, durante il regno dei quattro Califfi. Durante il periodo con Abu-Hanifa, scriveva la decisione finale, o Fatwa  (opinione legale trasmessa dai sapienti islamici), e le ragioni esistenti dietro tale decisione. Questo gruppo lavorò per trent’anni, a partire da quando Abu-Hanifa aveva quarant’anni, e continuò fino a che non giunse ai settanta. La scuola di Abu-Hanifa colmò la lacuna esistente tra vita e religione.

 

Abu-Hanifa offrì la prima borsa di studio ad Abu-Yusuf. Sebbene fosse uno studente povero, Abu-Hanifa pensava che fosse molto promettente. Ma un giorno Abu-Yusuf decise di fondare un suo circolo personale, e allora Abu-Hanifa, per dargli una lezione sull’importanza dello spirito di squadra, chiese ad uno dei suoi corsisti di andare al circolo di Abu-Yusuf e presentargli questa domanda: “Un uomo andò da un sarto (Abu-Yusuf era originalmente un sarto), e gli chiese di accorciare un indumento per un dirham. Il giorno seguente il lavoro non era stato fatto. Il terzo giorno il sarto negò di avere preso l'indumento. Il giorno dopo ancora, passando dal sarto, l’uomo trovò il suo indumento, accorciato e messo in vendita. Il sarto, sentendosi imbarazzato, glielo restituì”.  

  

La domanda per Abu-Yusuf era: “Il sarto merita di essere pagato? “Se avesse risposto “sì” oppure “no” l’uomo gli avrebbe detto in entrambi i casi: “Stai sbagliando”. Abu-Yusuf chiese quindi al gruppo presente nel suo circolo di aspettare, mentre andava a quello di Abu-Hanifa. 

  

Abu-Hanifa andò da lui, e lo incontrò da solo , quindi gli disse: “Forse sei qui per la questione del sarto?”. Abu-Yusuf confermò. Allora lui disse: “Se il sarto accorciò l'indumento prima di avere intenzione di tenerlo, merita di essere pagato, ma se lo accorciò dopo aver deciso di tenerlo, non la merita” Abu-Hanifa lo guardò e gli disse: “Chi pensa di poter riuscire da solo senza il lavoro di gruppo deve compatire se stesso. Ho fede in te Abu-Yusuf, e se ci lasci, perderai e perderemo”. Abu-Yusuf rimase poi con Abu-Hanifa fino alla sua morte, e divenne in seguito il giudice capo dell’intero  stato islamico. 

  

Vi suggerisco di pensare a questo esempio, alla sua logica, saggezza, e tolleranza.  Date una buona occhiata alla nostra storia islamica.  L'occidente dice che siamo terroristi, e che i nostri metodi di ragionamento ristagnano perché coloro che fondarono la nostra giurisprudenza erano stagnanti.  

  

Allora, possiamo cominciare a pensare come vivere in armonia l’uno con l'altro per l’Islam e per questa nazione? Allah l’Altissimo dice quel che può essere tradotto come “Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah...”  (TSC Sura III,versetto 103).    

  

Infine, che  la Pace di Allah sia su tutti voi.

 

[1]  TSC= traduzione del significato del Corano. Questa è la traduzione del significato concordato fino adesso del versetto indicato nella Sura. La lettura della traduzione del significato del Corano, con qualsiasi lingua, non può sostituire mai la sua lettura in lingua araba; poiché questa è la lingua in cui è stato rivelato”

[2] La Tradizione del Profeta, pace e benedizioni su di lui, che si estrapola dai suoi detti e fatti .

[3] L’emigrazione del Profeta (pace e benedizioni su di lui)  da Mecca a Medina, avvenuta nel 622 d.C.

3 Detti del Profeta pace e benedizioni su di lui

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