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L'incontro con il prof. Amr Khaled nel programma "Il Cairo Oggi", per esporre i risultati del convegno di Copenhagen.
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Le vignette satiriche pubblicate nel quotidiano Danese Jyllands-Posten hanno suscitato una grande rabbia ed indignazione nel mondo Arabo e Musulmano che considera l’accaduto come un gravissimo oltraggio alla persona del Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui). La rabbia dei musulmani si è manifestata, maggiormente, tramite iniziative artistiche, manifestazioni di massa e attraverso una campagna di condanna nei mass-media e nella stampa.  Nonostante le scuse dei danesi al popolo musulmano, molti Ulema[1] hanno mantenuto il loro atteggiamento che condanna l’accaduto. Per creare un campo d’intesa fra gli occidentali ed i musulmani invece di allargare il divario fra loro, il divulgatore Amr Khaled si è recato in Danimarca e vi ha organizzato un convegno intitolato: "Questo è il nostro Profeta". L’idea stessa del convegno ha creato una polemica fra i musulmani. Da una parte, alcuni Ulema e divulgatori hanno rifiutato l’iniziativa tramite la quale una persona sola cioè Amr Khaled  si permette di parlare a nome di tutti i mussulmani come si sono opposti ad un suo possibile richiamo di porre fine al boicottaggio dei prodotti danesi. Dall’altra, i suoi ammiratori, che sono migliaia e migliaia, l’hanno sostenuto mostrando il loro apprezzamento dell’iniziativa e affermando la correttezza della sua decisione. È indiscutibile la grande influenza che Amr Khaled esercita su una fascia grandissima dei musulmani soprattutto i giovani in tutto il mondo arabo, ma è anche inevitabile la polemica che nasce di seguito alle sue prese di posizione, decisioni o discorsi. È giusto pertanto dargli il diritto di rispondere alle critiche ricevute recentemente.

 

[Dopo i saluti, il presentatore inizia l’intervista chiedendo ad Amr Khaled:] 

“Come mai è andato in Danimarca?”

“Ci sono andato per raggiungere tre obiettivi. Prima di tutto, sono convinto dell’esistenza di tre scomparti. La prima contiene i musulmani, la seconda i nemici dell'Islam come quelli che hanno ideato le vignette satiriche e quelli che agiscono contro di noi in altri modi e finalmente la terza casella che è grandissima e che include i non musulmani neutri che sono numerosissimi e che superano di molto i nostri nemici. Personalmente, ho vissuto in Occidente, come ci ha vissuto anche lei perciò sappiamo che quel che è stato fatto dai nemici dell’islam fa parte del loro tentativo di attirare ed integrare i neutri che rappresentano la maggioranza in Europa nella scomparto dell’inimicizia. Questo è un loro obiettivo principale perché sono coscienti che da soli non riusciranno mai a disfarsi dei musulmani. I nemici dell'Islam non risparmiano nessun sforzo per convincere gli imparziali a schierarsi contro di noi. È da ricordare che i paesi Scandinavi sono tra i paesi più pacifici nei confronti dei musulmani, e la loro storia lo testimonia. Basta pensare a come hanno simpatizzato con la questione palestinese.

 

Convinto della complementarietà dei ruoli, ho pensato che il nostro primo ruolo di protesta andrebbe affiancato da un secondo che non porta all’annullamento del primo e neanche del boicottaggio. Il suo scopo principale invece è di mantenere i neutri dentro il loro scompartimento. In che modo? Presentandogli la vera immagine dei musulmani e del loro Profeta. Questo era il mio primo scopo. Il secondo invece è la Daa’wa[2]. Riaffermo che la Daa’wa è di due tipi: il primo si rivolge ai musulmani stessi e durante gli ultimi venti anni, i responsabili di quest’attività hanno impiegato sforzi colossali per portarla avanti. Il secondo tipo mira i non-musulmani ed è questa l’essenza del detto del profeta: “ Per Dio, se Allah dà la retta guida anche ad un solo uomo per mezzo tuo, ciò sarà meglio per te di tutti i beni della terra”. La domanda adesso è: quanti sforzi si impiegano oggigiorno per fare questo tipo di Daa’wa? La risposta purtroppo è: nessuno malgrado le tante raccomandazioni. Devo aggiungere però che i neutri non ci avrebbero ascoltato lo stesso per il mancato interesse nell’argomento. Adesso e all’improvviso abbiamo avuto un’opportunità eccezionale. Gli imparziali, incuriositi, porgono l’orecchio per capire il motivo di tanta rabbia da parte dei musulmani. Qualcuno, però, si è mosso per spiegargli debitamente il motivo della reazione dei musulmani? No. Essi perciò ricevono l’informazione soltanto da canali danesi che divulgano immagini di quei pochi che incendiano le ambasciate o che danno fuoco alle bandiere come se questo fosse l’unico segno di protesta di tutti i musulmani. Purtroppo nessuno ha preso l’impegno di esporre il motivo della nostra indignazione nei confronti della Danimarca. Nessuno ha corretto l’immagine sbagliata trasmessa dalle vignette presentando la straordinaria personalità del nostro Profeta e dimostrando la sua magnanimità.  Nessuno ha pensato di aprire un dialogo con i neutri finché sono disposti e preparati ad ascoltarci, sapendo che questa disposizione durerà solo finché ci sono delle proteste. Passata la crisi, considereranno l’argomento concluso e non daranno più ascolto a nessuno.

Questo e quanto è stato detto prima rappresenta il motivo e l’obiettivo del mio viaggio in Danimarca.     

 

- "Devo capire dal suo discorso che non ci sono né musulmani né divulgatori in Danimarca?!"

-"No, io non ho detto questo; difatti, in Danimarca, 200000 dei cinque milioni che conta la popolazione danese sono musulmani.”

- "E se le dico che i danesi sono stati informati dettagliatamente del motivo della rabbia dei musulmani e che questo è stato fatto da scolari e Ulema in Danimarca, come  lo sceicco Abdel-Wahed, Ahmad Abu Laban e Akkari che anche loro hanno contestato la tua iniziativa."

"Rispondo che non è vero perché tutti i divulgatori musulmani che vivono in Occidente o vi si recano, dialogano solo con le comunità dei musulmani residenti in tali paesi. Questo si applica a tutti incluso il sottoscritto all’eccezione di uno o due come il prof. Tareq Ramadan. Questa è la prima volta che ci viene data un’occasione di dialogare con i non musulmani e con tutto il mio rispetto che devo alle persone che hai appena elencato, dico che essi non hanno parlato con il popolo. Loro hanno indirizzato i governi per trasmettere la loro indignazione. La mia iniziativa popolare invece mi ha consentito di parlare a 80,000 persone ossia un quinto della popolazione danese e di fargli conoscere chi è veramente il nostro Profeta (pace e benedizione su di lui). Ricordo che ho iniziato il mio discorso d’apertura del convegno confermando quanto avevo detto nella conferenza stampa del Cairo, vale a dire che il boicottaggio andrà avanti fino a  quando riceviamo scuse ufficiali e sincere.  

 

Ricapitolo quindi in ordine i motivi e gli obiettivi del mio viaggio in Danimarca. Il primo scopo era di prevenire il passaggio dei non musulmani neutri allo scompartimento dei nemici. Secondo, per sfruttare questa occasione irrepetibile nella Daa’wa. Terzo ed ultimo per sapere la posizione del popolo danese riguarda all’accaduto se è di consenso o di rifiuto specialmente che il governo danese non ha presentato scuse. A questo si aggiunge la mia convinzione del ruolo del dialogo che è stato negletto a favore della protesta e del boicottaggio per risolvere il problema. A mio avviso, giungeremo ad una soluzione solo se abbiniamo i due metodi. Difatti, senza il boicottaggio non ci sarebbe stato luogo per il dialogo e il dialogo da sua parte non annulla né sostituisce il boicottaggio.   

- "Ecco, questi erano i motivi della visita di Amr Khaled alla Danimarca. Tanti, però si chiedono perché Amr Khaled non ha mai accennato alla questione delle vignette durante il suo incontro quotidiano con i telespettatori, lo scorso Ramadan nel programma "Sulle orme dell'Amato". Ci voleva tutto questo tempo per reagire all’offesa?

- “Neanche questo è giusto. È vero che durante il Ramadan ho presentato il programma "Sulle Orme dell'Amato” ma ti chiedo se Amr Khaled è stato l'unico a non accorgersi di questo argomento sin dalla sua apparizione oppure tutta la Ummah[3] musulmana? Difatti, la Ummah ha cominciato ha parlare dell'argomento quando è diventato notizia di prima pagina, e quindi abbiamo tutti iniziato a trattarlo allo stesso tempo. La mia risposta, dunque è che l'argomento non era discusso e ti dico pure che durante il Ramadan, il mio pensiero e sforzo erano dedicati proprio al programma sul profeta (pace e benedizione su lui) e sull’esposizione della sua personalità meravigliosa.  Mi ricordo che quando qualcuno mi aveva accennato l’argomento, di aver detto che il programma è una risposta a proposito giacché presenta l’immagine vera del profeta aggiungendo che ci sarebbe stata anche una replica degli episodi addirittura con la traduzione, ed era questa la mia mossa allora. Quindi come fa a dire che Amr Khaled non ha mosso un dito?  In quel periodo nessuno era informato di quello che stava veramente succedendo in Danimarca”.

 

- "Allora questi sono i motivi per i quali ha deciso di recarsi in Danimarca? Dopo cos'è successo?"

- " Prima di tutto, l’espressione “ha deciso” è sbagliata, perché non sono stato io a prendere la decisione bisogna dire piuttosto che un gruppo di istituzioni e di Ulema ha deciso di fare l’iniziativa. Ricordo che la decisione non era unanime per l’esistenza di due punti di vista. Il primo, che rispetto tanto ed apprezzo, è tenuto per esempio dal prof. Yusuf Al-Qaradawi, l’illustre scolaro dell'Islam dal quale ho imparato tantissime cose e per il quale nutro un grande affetto e stima. Il secondo invece è ad esempio del prof. Ali Juma'a, il Mufti dell'Egitto, del prof. Said Ramadan Al-Buti, autore di uno dei più famosi libri sulla vita del Profeta (pace e benedizione su di lui), del Mufti della Siria e di altre istituzioni di Iftaa’[4]. L’esistenza di due opinioni diverse non è un problema. Persino nel "fiqh[5]", per esempio quello della preghiera o dell'abluzione, ci sono a volte diverse opinioni sullo stesso argomento e questo è un aspetto stupendo dell’islam: accogliere ed accettare i diversi punti di vista.  Quanto detto, vale anche per le questioni giornaliere della Ummah. Dunque poiché il dialogo non annulla il boicottaggio e visto che i distinti Ulema e le istituzioni che abbiamo consultato hanno apprezzato l’iniziativa e ci hanno incoraggiato, abbiamo deciso di cogliere l’occasione e andare in Danimarca (non da solo!) per far conoscere il nostro Profeta a milioni di persone. Inoltre solo a guardare la storia della Ummah, si nota che ha sempre realizzato successo qual volta è entrata in terre diverse grazie alla ricchezza e alla diversità delle idee. Infatti, penso che i compagni di Muhammad (pace e benedizione su di lui) non sarebbero riusciti a unire le varie popolazioni dalla Siria, l'Iraq, la Giordania e all'Azerbaijan ecc. malgrado la diversità dei loro dialetti, culture e religioni, se non fosse stato per la loro disponibilità a scambiare idee e ad accogliere le diverse opinioni. Perché imporre adesso alla Ummah una sola  opinione  e privarla da ciò che l’ha arricchita per 1400 anni?"

 

-" Sono d'accordo con te e questo punto va rispettato. Il prof. Abd Al-Mone'em Said, scrittore che non ha a che fare con questioni religiose, ha scritto un articolo dove ha spiegato che non bisogna dilungarsi su questioni superficiali come chi rappresenta un divulgatore o l’altro perché il loro obiettivo è comune ed è diffondere il messaggio di Allah. Detto questo, vorrei riprendere la questione del prof. Yusuf Al-Qaradawi perché su internet, in particolar modo, si è parlato molto della divergenza dei vostri pareri. È stato riferito fra l’altro che Khaled ha dichiarato che il prof. Al-Qaradawi appartiene alla “vecchia scuola, mentre lui invece appartiene alla “nuova scuola” e che le due rappresentano due tendenze diverse del pensiero. È vero che ha rilasciato queste dichiarazioni?"

 

"Innanzi tutto, io non ho rilasciato dichiarazioni. Ciò che ho detto io fa parte di un programma sul canale Iqraa in cui ho spiegato che ci sono due scuole, entrambe stimate e rispettate, legate da un affetto e rispetto reciproci. La prima affronta le aggressioni, mentre la seconda s’interessa di più alla costruzione del futuro e ambedue vanno rispettate perché la Ummah non può fare a meno di nessuna delle due. "

- " Torno di nuovo sull’espressione “vecchia scuola” e chiedo se l’ha veramente adoperata  come è stato pubblicato su internet."

 

- "E io le assicuro di non avere mai adoperato tale espressione perché la mia educazione me lo impedisce, nonostante sia stato convinto della mia opinione che si è consolidata dopo la mia visita alla Danimarca.  Sento che Allah ci ha guidato alla decisione giusta, ma non è l’unica ad esserlo. Affermo che il prof. Al-Qaradawi è uno studioso eminente e io gli bacerei la fronte e le mani perché personalmente ho imparato tantissimo dai suoi libri e in particolare come dialogare con l’altro"

 

- Ascoltiamo un intervento durante il convegno in Danimarca sul prof. Al-Qaradawi poi riprendiamo l’intervista:

 

“Sono della televisione danese e rivolgo la mia domanda al professor Amr Khaled e a tutti gli altri. Il prof. Al-Qaradawi, una delle personalità di spicco nel mondo musulmano, ha criticato la vostra visita in Danimarca considerandola un aiuto ai vostri nemici. Signor Khaled, si è sentito offeso per questa dichiarazione?”

 

“Innanzi tutto, mi sorprende la trasformazione che fate subire al problema che da un oltraggio al quinto della popolazione mondiale nella persona del suo Profeta si passa a parlare di una questione secondaria che riguarda la diversità di due opinioni espresse nel mondo arabo. Questa metamorfosi è inaccettabile ed illogica perciò ci rifiutiamo di soffermarci sul punto a scapito di quello originale che ha causato una ferita profonda nei cuori dei mussulmani in tutto il mondo. Secondo, voi credete nella libertà d’espressione allora perché vi stupite della presenza di chi ci crede anche nel mondo musulmano? Nel mondo Arabo c'è effettivamente una discussione disciplinata fra i musulmani e ciascuno e libero di esprimere il suo punto di vista. Ora vi chiedo io questo: oggi siamo qui per aprire un dialogo fra i musulmani e gli occidentali, ma quando mai gli occidentali si decideranno a dialogare fra loro? Quando discuteranno dei loro problemi con i musulmani per mettere fine al torto che questi ultimi subiscono in Iraq e in Palestina? Mi chiedete perché ci sono delle voci contrarie alla mia visita in Danimarca e io vi chiedo invece che fine hanno fatto le voci che si oppongono all’ingiustizia praticata nel mondo arabo? Nel mondo Arabo c’è in corso un dibattito sull’approccio da adoperare con l’occidente come vi è un dibattito musulmano/occidentale, eppure quello occidentale/occidentale sull’ingiustizia esercitata nel mondo arabo non esiste?     

 

 - “È un quesito molto importante proposto al posto giusto nel momento giusto”.

 

- “È vero che ci sono due punti di vista ma rifiuto categoricamente che presentino  la questione del nostro maestro il prof. Alqaradawi come problema centrale oscurando quello vero. Questo l'ho detto apertamente all'occidente. Ho detto anche: “voi vi vantate della libertà d’espressione e la difendete con forza, eppure vi arrabbiate per l’esistenza di due punti di vista nel mondo Arabo. Voi difendete la libertà d’espressione tuttavia adottate solo il punto di vista che acconsente all’ingiustizia sul mondo arabo.  Noi vi chiediamo di dare voce all’altro punto di vista che si oppone a quanto succede in Iraq e in Palestina”. Questo è ciò che ho detto in Danimarca ed è diverso da quanto è stato riferito in Egitto, perciò questa è una risposta a quelli che sostengono che la mia visita è stata un affare. Gli chiedo di ascoltare bene ciò che è stato detto prima di pronunciarsi”.

 

- "Mi permetta di leggere un passo dall'articolo del dott. Abd-Almunem Said vista la sua importanza: “In verità la divergenza nelle due opinioni ha svelato un nostro problema interno quanto quello originale delle vignette. Quello che mi preme qui è di discutere quanto è emerso magari ci insegna una lezione. Difatti, il prof. Alqaradawi ha posto una domanda molto interessante, quando ha chiesto in rappresentanza di chi agisce Amr Khaled, precisando che Khaled non parla né a nome degli Ulema né a nome dei musulmani. A questo punto è venuto fuori il famoso problema della “rappresentanza”. Difatti, ogni qualvolta un arabo o un musulmano si reca in occidente, o in qualsiasi altro paese non musulmano ed esprime il suo punto di vista in una conferenza o convegno per esempio, o cerca di spiegare o discutere un argomento, un'idea o una nostra posizione o comportamento, egli viene subito attaccato e chiesto chi l’ha incaricato di farlo. Per avere l’incarico ufficiale, tuttavia ci vogliono delle elezioni popolari o un atto di fedeltà da parte di tutti i musulmani dall'Indonesia al Marocco!” Detto questo però aggiungo che lei ha sempre affermato che un uomo può valere una nazione. Non le è capitato di ripensare alla sua decisione dopo le dichiarazioni esplicite del prof. Al-Qaradawi, che ha il suo peso nel mondo musulmano? Non ha pensato di chiedergli qual è la cosa più giusta da fare? Non ha riflettuto a lungo sulla sua decisione, giacché si contrapponeva all’avviso di una referenza (anche se non ufficiale) come Al-Qaradawi.

 

"Ribadisco che la nozione del rispetto non si contrappone alla diversità dei pareri, inoltre io non faccio parte dell’Unione degli Ulema Musulmani che il prof. Al-Qaradawi rappresenta. È ovvio che il parere del prof. Al-Qaradawi mi ha indotto a riflettere molto, perciò la mia decisione di partire non è stata frettolosa. Per di più, l’ho presa dopo aver consultato un rappresentante degli Ulema musulmani, il prof. Ali Joma'a e un rappresentate degli scienziati del pensiero, il prof. Butros Ghali. Il loro parere mi ha aiutato parecchio. Prima mi sono rivolto al prof. Butros Ghali, che ho incontrato in Francia, per chiedergli come si può risolvere la crisi attuale e qual è il suo parere sul ruolo del dialogo in questa circostanza, vista la sua vasta esperienza come segretario generale delle Nazioni Unite, cui ruolo consisteva proprio nella risoluzione dei  conflitti. Da parte sua, il prof. Ghali ha mandato una lettera ai giovani danesi che spiega l’importanza del dialogo nella risoluzione del conflitto. Di seguito a questo, mi sono consultato con il prof. Ali Jomaa’. Io rispetto molto il parere del prof. Al-Qaradawi e c’ho riflettuto tanto, ma è anche diritto di ciascuno avere un'opinione propria che condivide con altre persone. Non dimentichiamoci però, e questo è importante, che il punto di divergenza fra la mia opinione e quella del prof. Alqaradawi non riguarda il dialogo di per sé perché lui non è contrario al dialogo, ma riguarda il momento scelto per effettuarlo. Personalmente, ritengo che il momento era giusto e che se avessimo aspettato, avremmo perso la grande opportunità di parlare ai danesi mentre sono pronti ad ascoltarci. Per dirvi, persino i tassisti danesi ascoltavano l’intervento tradotto del dott. Ali Al-Jeffry  che ha presentato la personalità del Profeta (pace e benedizione su di lui). I giovani musulmani che ci hanno accompagnato l’hanno testimoniato di persona. Tutto sommato, ci vuole una complementarietà nelle opinioni”.

 

"Sarebbe stato giusto prima della sua partenza per la Danimarca contattare la comunità musulmana ivi residente e coordinare con loro. Questo però non è successo, di conseguenza la detta comunità ha boicottato il convegno. Hanno avuto ragione o no?"

 

" Mi sono astenuto dal parlare di questo argomento per il rispetto profondo che ho per la comunità e per i suoi simboli. Aggiungo solo che diventa difficile coordinare, quando prima ti chiama una persona e dopo mezz’ora una seconda poi una terza ecc. sapendo che ognuna rappresenta una tendenza diversa. Io rispetto tutte quelle persone però non posso schierarmi con una corrente contro l’altra perché noi divulgatori apparteniamo a tutta l’Ummah inoltre qualsiasi schieramento da parte mia avrebbe allargato lo scisma fra loro. Pertanto, ho giudicato meglio non coinvolgerli. Per di più, io non sono andato in Danimarca per fare da portavoce alla comunità musulmana presso il governo danese e neanche per firmare con lui accordi che la riguardano. Ci sono andato per dialogare e non per negoziare. Il mio obiettivo era di far conoscere l’islam ai danesi. Alla fine dico, anche se non avessi per niente cercato di coordinare con loro, fra me e la comunità musulmana non esiste nessun conflitto.

 

- " Francamente loro sono arrabbiati con lei perché il fatto di non aver  coordinato niente con loro prima della visita li ha messi a disagio con il governo danese che minaccia di render loro la vita difficile dopo tutto ciò che è accaduto ultimamente"

 

" Questa premessa è sbagliata. Prima di me, altri divulgatori, come Hamza Yusuf, sono andati in Danimarca senza avvisare né coordinare con nessuno eppure nessuno della comunità si è arrabbiato con loro. Ripeto, io non sono andato in Danimarca per negoziare, ma per dialogare, per far conoscere ai danesi chi è veramente il nostro profeta e sapere se, come popolo, acconsentono a ciò che è accaduto.  Inoltre chi ha detto che non ho voluto coordinare con la comunità musulmana sbaglia, piuttosto bisogna dire che non ho saputo farlo con la presenza di un ventaglio di voci e di pareri. Cooperare con una parte invece di un’altra avrebbe denotato uno schieramento da parte mia e questo non lo accetto perché io parlo con tutta la Ummah senza distinzione. Ci sono, tuttavia, persone di quella comunità che hanno apprezzato il mio atteggiamento. Rilevo prima di concludere questo argomento il ruolo dei media soprattutto quelli danesi nel suscitare ed accentuare questo problema. Difatti,  nel loro tentativo di destare clamore, hanno pubblicato delle dichiarazioni false riferite a me. Per esempio hanno scritto che ho detto che l’obiettivo della mia visita era di impedire agli estremisti delle due parti di fomentare la discordia, benché abbia precisato chiaramente che con “estremisti” intendo gli ideatori delle vignette ed i responsabili degli attentati del 7 luglio e degli incendi alle ambasciate. Alcuni quotidiani che cercano di peggiorare il conflitto, hanno pubblicato che Amr Khaled intende con estremisti la comunità musulmana in Danimarca. Questo non è vero per niente, anzi tutte le volte che ho pronunciato la parola “estremisti” ho specificato, a costo d’essere ripetitivo, chi intendevo con essa. Alla comunità musulmana danese cito le parole di Allah l'Altissimo che si possono tradurre come: "O credenti, se un malvagio vi reca una notizia, verificatela, affinché  non portiate, per disinformazione, pregiudizio a qualcuno e abbiate poi a pentirvi di quel che avrete fatto" ( TSC- Sura XLIX, versetto 6). Purtroppo i musulmani della Danimarca non hanno verificato niente e la  stampa danese ha colto l'occasione per farne un dramma.

 

Tutto sommato, ci è stato un tentativo di coordinazione con la comunità ma è fallito”.

- "Ahmad Abu Laban, uno dei simboli della comunità musulmana e divulgatore famoso in Danimarca, accusato di aver suscitato tutti i problemi in corso, ha dichiarato (prima del convegno) di temere che la visita di Khaled, e di quelli che l’hanno preceduto, diventasse una propaganda gratuita per la Danimarca tenendo in considerazione il programma ben studiato che il ministero degli affari esteri danese avrebbe preparato per la delegazione musulmana. 

 

"Con dovuto rispetto allo sceicco Ahmad Abu Laban, non bisogna mai rilasciare dichiarazioni prima di accertarsi della validità di quel che viene detto o scritto, perché  le sue parole sono molto gravi. Per quanto riguarda la nostra coordinazione con le due parti danesi che ci hanno invitate, specifico che la prima è l'associazione dei giovani danesi, ed è un'associazione civile non governativa composta di 800,000 giovani danesi e la seconda, sempre non governativa, è l'Istituto Danese per il Dialogo Internazionale che include i simboli del pensiero danesi. Vista la loro natura, una ha rivolto l’invito ai giovani e l’altra ai divulgatori e quindi non abbiamo avuto niente a che fare con il governo danese anche se questo non esclude che abbiano concordato qualcosa con il loro governo. Questo non ci riguarda però. Noi siamo andati in Danimarca con un’iniziativa popolare e per incontrare organizzazioni popolari e questa è stata la mia prima dichiarazione durante il convegno. Per quanto riguardo “il fare propaganda gratuita per la Danimarca”, lei ha sentito tutto ciò che abbiamo detto nel convegno. Difatti, abbiamo espresso la nostra condanna per le ingiustizie che succedono in Iraq e in Palestina. Le prime parole del prof. Tareq Suwaidan sono state “Voi danesi avete offeso i nostri ambasciatori e questo è inammissibile”. Passando all’argomento del boicottaggio, ho confermato quanto avevo detto in Egitto, in altre parole che il boicottaggio andrà avanti finché la parte danese non avrà presentato delle soluzioni concrete e positive alla crisi. Non è giusto a questo punto continuare a dubitare delle nostre intenzioni. Allora dico: che fine hanno fatto gli insegnamenti di “Sulle Orme dell’Amato”? Non avevamo detto che bisogna distinguere il vero dal falso in quello che ci viene riferito? E su questa base che quando uno dei giornalisti ha tentato di ingigantire la questione del prof. Yusuf Al-Qaradawi, gli ho detto di non offuscare il vero problema (delle vignette) e di smettere di seminare zizzania. Quanto precede non esclude che nel popolo danese ci siano tanti punti positivi e tante qualità. Dicendo questo mi attengo alle parole dell'Altissimo che possono essere tradotte come: " O voi che credete, siate testimoni sinceri davanti ad Allah secondo giustizia. Non vi spinga all'iniquità l'odio per un certo popolo. Siate equi: l'equità è consona alla devozione. Temete Allah. Allah è ben informato su quello che fate." (TSC - Sura V, versetto 8). Il popolo danese è buono dentro, ci ha ascoltato senza pregiudizi e non è mai stato né diventerà un nemico per noi."

 

"Professor Amr Khaled, le devo dire che nel mondo arabo, tanti sono convinti che ci sia stata una cospirazione. Difatti, il prof. Ahmad Akkari, portavoce ufficiale degli Aimma[6] in Danimarca, ha dichiarato su Aljazeera.net che il convegno rappresenta una vera manna per il governo danese perché, soffocando la questione delle vignette, esso risparmia  al governo di ammettere la sua colpa e di porgere le scuse”. 

 

"Innanzi tutto dico: Allah mi basta Egli è il Migliore dei Protettori; secondo, e Dio mi è testimone, il mio unico scopo dalla visita è stato di far conoscere il Profeta di Allah (pace e benedizione su di lui) ai danesi, come l’ho fatto conoscere ai musulmani durante il mese di Ramadan dalla Medina, e sento che Allah mi ha guidato a farlo. Per quanto riguarda quello che ha appena detto, cioè che la nostra visita è stata la manna per il governo danese, le ripeto che non nessuno ha dichiarato la cessazione del  boicottaggio dei prodotti danesi, anzi personalmente ho confermato che sarà portato avanti. Vi comunico inoltre che in Bahrain si terrà un convegno dell'Organizzazione della Difesa del Profeta con una vasta partecipazione degli studiosi e degli Ulema musulmani e in testa a loro il prof. Yusuf Alqaradawi e Salman Aluuda. Durante una conferenza stampa, preparatoria per il convegno, hanno già spiegato, come riferito il 12.3.2006 sul sito islamonline, le richieste che saranno proposte. Chiedono delle scuse sapienzali dal governo danese non verbali o scritte, cioè vogliono che il governo si impegni a presentare la vera immagine del Profeta e dell'Islam al popolo danese. Loro non  chiedono alla gente di avere fede in ciò che crediamo ma vogliono che sia diffusa la vera immagine dell’islam. Vorrebbero sfruttare la circostanza e l’unione della Ummah in questo momento per correggere l’immagine sbagliata dell’islam e dei musulmani. Essi afferamano anche che non vi è nessuna opposizione fra il convegno di Copenhagen e quello del Bahrain e chiamano il viaggio di Khaled in Danimarca un’esplorazione ed indagine.  Questo è ciò che ho letto sulla conferenza preparatoria per il convegno degli Ulema musulmani. Quindi, dico no alla distorsione dei fatti e al tentativo di seminare discordia tra i simboli degli Ulema e Habib Ali, prof. Tareq Suwaidan, prof. Ali Joma'a e Amr Khaled. Difatti, non vi è opposizione fra i nostri pareri e ciò che ho letto va di pari passo con quello che abbiamo chiesto e compiuto durante il nostro convegno. Prima della nostra partenza abbiamo preparato 25 giovani, ragazzi e ragazze musulmani che al nostro arrivo in Danimarca sono stati accolti dall'Organizzazione dei Giovani Danesi mentre l'Organizzazione del Dialogo Internazionale ha accolto i divulgatori.”

 

"Giunti in Danimarca, avete trovato dei sostenitori di A.Khaled o degli oppositori? Come era la situazione sul terreno”

 

"Prima di tutto, al mio arrivo, sono stato accolto calorosamente da un numero di persone della comunità araba in Danimarca, e ho fatto due conferenze sull'importanza dell'unità tra di noi; 1500 persone sono state presenti nella prima e 300 nella seconda. Le conferenze sono state coordinate con la comunità musulmana in preparazione per il convegno. Il nostro obiettivo in Danimarca  è stato di avere contatto con il più gran numero possibile di persone per fargli sapere chi è veramente il nostro profeta. Il Consiglio dei giovani danesi che conta 25 giovani che rappresentano altri 800000 appartenenti alle diverse associazioni e università danesi ci ha dato questa possibilità. Per tale motivo abbiamo selezionato 25 giovani musulmani per aprire un dialogo con loro. Abbiamo esatto che ci sia una trasmissione diretta nelle università e su internet per far arrivare a tutti quanto si stava svolgendo fra i giovani musulmani ed i loro coetanei danesi. Durante il primo giorno si sono discussi tre argomenti principali. Per primo, i nostri giovani hanno fatto una presentazione sul profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui).  Tengo a sottolineare a questo proposito che questi giovani  non hanno partecipato da divulgatori o mufti, essi sono andati per discutere e presentare l’immagine dell’uomo profeta perché la mentalità danese capisce meglio questo tipo di discorso. Il ruolo dei giovani, fra cui  Moez Masoud, era di portare alla luce il lato umano del profeta e non di invitare i danesi ad abbracciare l’islam.  Devo dire che i nostri giovani sono stati bravissimi e che hanno fatto un lavoro magnifico. Il secondo argomento riguardava  invece la libertà di espressione e il rispetto delle fedi e in questa sede sono intervenuti i giovani ragazze e ragazzi specializzati in scienze politiche e giurisprudenza che hanno seguito un tirocineo durante il quale sono stati preparati per saper rispondere, controbattere o convincere sempre con le prove.

 

"Mi chiedo come un giovane di soli 25 anni può svolgere questo compito difficile. Come può per esempio spiegare il matrimonio del profeta Muhammad con la signora  Aisha quando lei aveva solo 9 anni ecc.?"

 

" Ribadisco che il loro ruolo era preciso e che non li abbiamo mandati in veste di divulgatori per rispondere a domande complicate che suscitano polemiche. Questo compito, ma non solo, spettava ai divulgatori professionisti che ci hanno accompagnato e per i quali avevamo organizzato un altro programma. I 25 giovani che abbiamo selezionato sono capaci di assumere questa responsabilità e il martedì prossimo, andrà in onda sul canale Iqra un incontro con loro. Inoltre, fino a quando continueremo a sottovalutare i nostri giovani e a considerarli ragazzini spericolati? Sappiamo benissimo che nel mondo Arabo i giovani costituiscono il 60% della popolazione, come possiamo allora continuare a sottovalutare il 60% delle nostre energie? Osserviamo il comportamento del nostro profeta (pace e benedizione su di lui) con i giovani. Egli designò, per esempio, Osama Ibn Zaid come comandante dell’esercito benché aveva solo 16 anni. Questo fu possibile grazie ai metodi educativi che inculcavano nei giovani sin dall’infanzia il senso di responsabilità e la confidenza in loro stessi. Diciamo, allora che ciò che abbiamo fatto con questi giovani è un tentativo ad imitare il profeta. Spetta adesso ai divulgatori di produrre dei giovani responsabili,  confidenti nelle proprie capacità e in grado di compiere cose importanti.   Prima di definirli ragazzini, bisogna vedere ciò che hanno compiuto in Danimarca ed i risultati dei loro sforzi, poi giudicarli.

 

Quindi i nostri lavori hanno iniziato con il dialogo fra i giovani seguito dal dibattito fra i divulgatori ed i vari pensatori nella presenza di 65 canali televisivi europei che sono venuti per sapere chi è il Profeta (pace e benedizione su di lui). Durante il  dibattito, in cui erano presenti 3000 persone, di cui 1500 arabi e il 1500 danesi, eravamo seduti io, Ali Al-Jeffry e il prof. Tareq Suwaidan  e due del partito di destra, (dai punti di vista molto rigidi e conservatori) sulla stessa tribuna e devo dire che l’incontro si è svolto in un clima molto tranquillo e pieno di rispetto. Fatto questo, hanno seguito circa 100 interviste delle agenzie di stampa con i divulgatori e con i giovani. Abbiamo testimoniato, noi partecipanti, l’interesse di tutta la Danimarca in quanto abbiamo fatto: i tassisti che seguivano per radio le conferenze, le diffusione nell’apertura del telegiornale di ciò che ho raccontato ad una giornalista sul nostro profeta (pace e benedizione su di lui). Per quanto riguarda la stampa, il giornale Politiken per esempio, uno dei quotidiani più importanti, il 12/3/2006  ha scritto: “Abbiamo rispettato i musulmani, abbiamo imparato: il significato del perdono, della convivenza pacifica, che i giovani sono la speranza, il rispetto reciproco, la diversità umana; e poi abbiamo imparato che Muhammad era un uomo straordinario; il governo deve agire, la soluzione sta nel dialogo”. Il dottor Tareq Suwaidan ha fatto un discorso di 20 minuti ininterrotte su quello che ha imparato dal Profeta e dall'Islam e questo discorso è stato pubblicato nei giornali e trasmesso in diversi canali televisivi. Cosa si può chiedere di più? C'è stata una grande presenza dei media, 800000 giovani sono intervenuti e hanno anche espresso la loro stima per i nostri giovani. Al momento della nostra partenza i ragazzi danesi in lacrime ci hanno detto che la loro idea sull’islam è cambiata totalmente con il convegno e che adesso nutrono per i musulmani un gran rispetto. Una signorina si è persino scusata con noi per queste vignette."

 

- "Lo sceicco Raed Heliha, presidente del comitato Europeo per la difesa del Profeta (pace e benedizione su di lui) ha detto in una dichiarazione scritta che il convegno "Questo è il nostro Profeta" ideato da Amr Khaled per ridurre la crisi causata dalle vignette, è fallito. Ha continuato dicendo che questo fallimento era previsto e che  loro avevano avvisato Amr Khaled, Habib Al-Jeffry e Tareq Suwaidan di questo esito ma nessuno ha preso l’avviso in considerazione. Heliha identifica il fallimento con l’assenza di qualsiasi rappresentanza ufficiale danese incluso lo sponsor cioè il MAE danese, aggiungendo che questa assenza ha dato un aspetto culturale popolare al convegno. Inoltre, sostiene Heliha, non ci è stato nessun commento positivo da parte del governo sul convegno che assomigliava ad una seduta chiusa. Pure il motto del convegno “Questo è il nostro profeta” è stato trattato in 15 minuti e il resto del tempo è stato dedicato ai dibattiti fra i giovani musulmani e danesi e altri personaggi danesi non ufficiali. Heliha sostiene che il convegno è stato una trappola per Amr Khaled e per gli altri divulgatori i quali discorsi non erano conformi uno con l’altro. Mentre il prof. Suwaidan ha chiesto delle scuse esplicite e sincere da parte della Danimarca, Amr Khaled, sempre secondo Heliha, ha tenuto al suo stile sentimentale per attirare l’altro il che non è adatto con gli occidentali che indirizzano i cervelli e non i cuori. Heliha ha terminato dicendo che il governo danese ha compiuto un successo politico con la visita a scopo di dialogo di Amr Khaled."

 

- "Mi consenta solo di fare un piccolo commento: se il governo avesse partecipato, la sua partecipazione sarebbe stata interpretata male, e adesso che è stata assente, dicono che il convegno è fallito!”."

 

"Cos'è stato il risultato di questo convegno? Da giornalista, ritengo che dedicare lo spazio di una pagina intera su un dei più famosi quotidiani danesi come il Politiken, per pubblicare la foto di Amr Khaled  in formato grande  e per spiegare chi era Muhammad (pace e benedizione su di lui) dico che sia già un risultato molto importante. Accenno qui che prima del convegno ho chiesto al giornalista del Jyllands-Posten che ha ideato le vignette cosa sapeva su Muhammad. Egli mi ha risposto che l’unica cosa che sapeva di lui è che era nato 1400 anni fa. Dopo tutto ciò che è stato detto e pubblicato, penso proprio che la sua conoscenza del profeta si sia arricchita  Allora, quali sono i risultati?"

 

"Il più importante risultato è stato quello di aver fatto conoscere il nostro Profeta a tantissime persone e di essere riusciti a preservare la neutralità della maggioranza degli imparziali. Per esempio, Cristina, la rappresentante dei giovani volontari danesi, ha chiesto come poteva andare in Palestina per lavorare come volontariato ed aiutare i Palestinesi. Tanti altri giovani hanno espresso la loro voglia di partecipare in iniziative del genere. Il presidente dell'Unione Studentesca Danese ha detto: “Non giudicateci per un errore commesso da una minoranza perché e non è la nostra colpa. Io rappresento 800000 giovani danesi e chiedo scusa a nome loro per il torto che avete subito”. (Ricordo che i lavori del convegno, saranno trasmessi sul canale Iqraa.) Le assicuro che abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo in Danimarca. Non sono andato a negoziare con il governo danese, e questo non fa parte delle mie competenze. Inoltre, durante il nostro soggiorno in Danimarca, il governo era in Austria per discutere con i ministri degli Affari Esteri Europei come risolvere la crisi. Con loro era presente anche il dott. Abdullah Gul, ministro degli Esteri Turco, che ha parlato a nome dell’Organizzazione del Convegno Musulmano degli sforzi diplomatici da fornire per arrivare ad una soluzione alla crisi. Quindi Amr Khaled in Danimarca ha parlato con la gente e il ministro Abdullah Gul in Austria con i rappresentanti ufficiali, e così i ruoli si sono completati"

 

  • Nel corso dell’intervista sono giunte tante telefonate, la prima era del famoso attore egiziano Adel Emam che ha chiesto al professor Amr Khaled se l'uso della parola “predicare” ai danesi è giusto e se si può affermare che tutti i danesi hanno visto Amr Khaled. Tramite la seconda, ha voluto di sapere  se non sarebbe stato meglio discutere con il prof. Al-Qaradawi le sue obbiezioni all'iniziativa di Amr Khaled prima di recarsi in Danimarca, dato che il prof. Al-Qaradawi è una personalità di grande rilievo e presidente dell'Unione Islamica Internazionale. Con l’ultima domanda ha chiesto chi era questo popolo che ha incaricato Amr Khaled di parlare a nome suo visto che egli parla di iniziativa popolare. Dopo aver ringraziato l’attore Adel Emam per il suo intervento. Il prof. Amr Khaled gli ha affermato che è d'accordo con lui che in tre giorni non si può fare tanto, però ha aggiunto che si possono considerare un passo nuovo. Detto ciò, ha spiegato che lo scopo della visita alla Danimarca era solamente per incontrarsi, conoscersi e spiegare chi è il Profeta dell’islam, non per predicare l'islam e convertire i danesi. L’obiettivo del convegno, per lui, era di chiedere all'Europa di rispettare i musulmani e perciò egli pensa che il sopraccitato passo dal Politiken dimostri che sta diventando già una realtà. Amr Khaled non si è scordato di confermare che ciò che è stato compiuto rappresenta un punto di partenza e non d’arrivo e che ha aperto la porta del dialogo tra i musulmani e l'Occidente. Per quanto riguarda la questione del prof. Al-Qaradawi, Amr Khaled ha risposto assicurandolo che bacerà la fronte e le mani del professore in segno del suo amore e rispetto per lui, ma che la presenza di vari punti di vista è una ricchezza per la  Ummah. Egli ha rilevato che il prof. Al-Qaradawi è presidente dell'Unione degli Ulema Musulmani (che è diverso da ciò che ha sostenuto Adel Emam) che opera a fianco di altre unioni, aggiungendo che si è consultato con i responsabili di queste ultime e che hanno approvato il suo passo e perciò il suo non è un andare contro una decisione unanime. Infine, per quanto riguarda l'iniziativa 'popolare' il prof. Amr Khaled ha detto che oggigiorno purtroppo non c'è un rappresentante singolare per i mussulmani, fatto spiacevole ma reale; però ci sono delle iniziative, e “iniziativa” denota l’idea di iniziare un qualcosa di nuovo con la responsabilità ed i rischi che si possono incorrere.  
  • La seconda telefonata era di un signore di nome Muhammad che dopo aver espresso il suo consenso con quanto detto dal prof. Amr Khaled sull’importanza della diversità dei pareri, ha sostenuto che sia necessario per le iniziative che riguardano la Ummah la coordinazione e la mossa in gruppo criticando in tal modo l’iniziativa di Khaled qualificata di prematura in base anche al momento scelto per svolgerla.
  • La terza telefonata era di Reem, una partecipante nel dialogo con i giovani danesi. La ragazza ha raccontato che all'inizio, l’immagine del musulmano dalla maggior parte dei giovani danesi prendeva la forma di stereotipi, in particolar modo quello del terrorista e del violento. Dopo il dibattito che ha chiarito i motivi della rabbia suscitata nei musulmani dalle vignette e che ha spiegato il valore del profeta e della fede per i musulmani, la loro idea sull’islam e sui musulmani è cambiata totalmente portando all’instaurazione di un buon rapporto tra i giovani delle due parti.
  • La quarta telefonata era da parte di una signora che ha elogiato la garbatezza del prof. Amr Khaled ed il suo rispetto per i diversi punti di vista. La signora ha confermato che la divulgazione è una presentazione delle idee all’altro tramite il dialogo e che spetta a lui solo chiedere o cercare maggiori informazioni se decide di convertirsi.

 

Riassumendo i risultati della visita, il prof. Amr Khaled  dice:    

 

Il dialogo di per sé e la presentazione del profeta e dell’islam sono risultati positivi, ma non solo perché i nostri giovani hanno accordato progetti concreti con l’altra parte:

 

 

- Il coinvolgimento dei media per far conoscere l'Islam.

- L’organizzazione di un tour con un “pullman culturale” che gira la Danimarca per presentare la cultura Islamica ai danesi.

- Lo scambio di visite tra i giovani studenti o laureati per favorire la conoscenza della cultura e della civiltà dell’altro (il primo convegno si terrà negli Emirati Arabi Uniti e vi parteciperanno 30 giovani danesi invitati dall'associazione Taba).

- L’organizzazione di un festival culturale 3 volte l'anno a Copenaghen e in Medio Oriente per diffondere più informazioni sull'islam.  

- La creazione di un centro culturale islamico a Copenaghen, e il miglioramento dei servizi dei centri culturali danesi in Medio Oriente.

- La cooperazione in varie iniziative utili per le due parti del tipo la lotta contro la droga e la creazione delle piccole imprese.

 

 

“Infine vi affermo che abbiamo impegnato il massimo dei nostri sforzi per trasmettere la vera immagine del profeta (pace e benedizione su lui) e dei musulmani e per mantenere la gente imparziale tali. Questo però è un punto di partenza o non d’arrivo. Ripeto anche che non abbiamo annullato il boicottaggio. A tutti quelli che ci hanno, invece, criticato in modo ingiusto, dico: che Allah vi ricompensi con il bene e che Ci perdoni tutti. Ringrazio i responsabili del programma per l’invito”.

 

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[1] I dotti musulmani di "scienze religiose"

[2] La divulgazione della parola di Allah.

[3] Nazione musulmana

[4] Istituzioni incaricate di emettere giudizi in materia o diritto religioso.

[5] Giurisprudenza islamica.  

[6] Plurale di Imam.

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